Spettacoli

MUSICA

Gibson, le mitiche chitarre di Presley, Marley e Santana a rischio bancarotta

L'azienda con sede a Nashville che ha fatto suonare B.B. King, Lennon, Jimmy Page, Hendrix, Clapton, Dylan, è in crisi: la società impegnata in una nuova strategia per ridurre i debiti in cui rischia di affogare

3 minuti di lettura
Nel 2014 Gibson festeggiava i centoventi anni di attività rendendo omaggio alla sua storia e ai suoi "illustri protagonisti", ma soprattutto "con gli occhi ben puntati verso il futuro". Quattro anni dopo il futuro potrebbe essere già finito. La storica azienda statunitense produttrice di chitarre (e banjo, violini e altri strumenti acustici) sarebbe infatti una nave abbandonata tra i flutti, con un unico destino: il fondo. Al di là delle metafore, il problema concreto per Gibson sono i debiti e le obbligazioni da saldare entro luglio, per evitare la bancarotta. Dall'analisi della situazione finanziaria che ha fatto il Nashville Post, il quotidiano della città che dalla fine degli anni Settanta ospita gli stabilimenti di produzione delle chitarre, emerge "un quadro economico tutt'altro che normale".

Gibson, la storica casa di chitarre rischia la bancarotta


Nonostante, infatti, i guadagni annuali per oltre un miliardo di dollari, Gibson deve fronteggiare "la maturazione di obbligazioni per oltre 375milioni di dollari. In più, prestiti con istituti di credito per 145 milioni di dollari arriveranno a scadenza se le obbligazioni, emesse nel 2013, non verranno rifinanziate entro il prossimo 23 luglio" si legge nell'articolo. Il direttore finanziario, Bill Lawrence, ha scelto di lasciare l'incarico dopo nemmeno un anno di lavoro e tutto questo fa pensare all'autore dell'analisi sul Nashville Post (e forse non solo a lui) che "Gibson sta finendo il suo tempo". Sembra incredibile, ma l'azienda che ha fatto suonare B.B. King, Elvis Presley, John Lennon, Jimmy Page, Jimi Hendrix, Eric Clapton, Bob Marley, Bob Dylan, Slash, Santana (a nominarli tutti verrebbe fuori una lista lunghissima) e che ha creato lo strumento diventato sinonimo stesso di chitarra elettrica, la Les Paul, potrebbe chiudere.


"Stiamo monetizzando gli assett che non hanno raggiunto risultati soddisfacenti", ha detto Henry Juszkiewicz, amministratore delegato di Gibson. "Con questa operazione riusciremo a ridurre il debito e generare fondi da assegnare a quei segmenti di business che invece funzionano". Secondo lui, l'azienda si riprenderà e continuerà a crescere. Il calo delle vendite delle chitarre è comunque un dato di fatto: negli ultimi dieci anni, negli Stati Uniti, si è passati da un milione e mezzo ad appena un milione di chitarre vendute all'anno.

Orville Gibson nasce in un paesino dello Stato di New York, da papà inglese, immigrato negli Usa, e mamma americana. Il motivo per cui si trasferisce in Michigan è sconosciuto, ma probabilmente per i suoi problemi di salute cerca una cura nelle terapie di uno dei più famosi medici dell'epoca, il dottor John Harvey Kellogg (inventore della ricetta dei corn flakes) che a Battle Creek aveva uno dei suoi centri dove praticava l'idroterapia. A Kalamazoo comunque Gibson inizia a lavorare in un negozio di scarpe e poi come cameriere, ma il suo passatempo è lavorare il legno per ricavarne mandolini. Questa attività lo assorbirà completamente, al punto che Gibson decide di allestire un'unica stanza (era tutto quello che aveva) a laboratorio e negozio. È il 1894, nessuno gli ha insegnato niente, Gibson non lavora secondo una tecnica acquisita, ma la sua manualità è un dono e solo grazie a quello avvia la produzione di una serie di chitarre acustiche e mandolini.

Molti fanno partire la storia della Gibson dal 1902 perché è in quest'anno che Orville fonda la "Gibson Mandolin-Guitar Manufacturing Company", insieme con altri cinque investitori. Orville muore nel 1918 a 62 anni non senza, però, aver coltivato una schiera di fedeli e abili impiegati. Tra questi, sicuramente, il musicista e ingegnere del suono Lloyd Loar, il creatore nel 1922 della L-5, considerata il primo esempio di chitarra acustica "moderna". Negli anni Trenta l'azienda introduce la sua prima chitarra elettrica. La leggendaria Es-150 arriva nel 1936, il grande musicista jazz Charlie Christian la fa sua ed è uno scambio alla pari: Gibson dà a lui il suo strumento, il musicista dà a Gibson il suo nome. Da quel momento, infatti, il modello porterà il nome non ufficiale di "Charlie Christian". Ancora oggi molti jazzisti riconoscono quella chitarra come la migliore mai prodotta. Ma il miracolo musicale doveva ancora compiersi.

A fine anni Quaranta Gibson ingaggia Lester William Polfuss, musicista, innovatore delle tecniche di registrazione, sperimentatore di strumenti musicali. Per l'azienda, Les Paul, questo lo pseudonimo di Lester, realizza la prima solid body. È lui il padrino della chitarra elettrica che poi sarà utilizzata negli album di Sex Pistols, Guns N' Roses, Led Zeppelin, Who. Lui che era un musicista jazz e che al rock si avvicinò solo superati i novant'anni. Ma il rapporto tra Les Paul e la Gibson non nasce sulle migliori premesse. "The Log" è il nome del prototipo che l'artista presenta ai colleghi: un pezzo di legno con dei pick up arrangiati collegati a una radio. Era qualcosa di talmente rudimentale per gli artigiani liutai della Gibson che il progetto viene messo da parte. Fino al 1950 quando Leo Fender presenta la sua Broadcaster. A quel punto per la Gibson diventa importante avere la sua versione di una solid body, da contrapporre a quella dei concorrenti californiani. In quel momento torna utile il progetto di Les Paul: la Gold Top diventerà un simbolo di casa Gibson.

Les Paul con Paul McCartney 

Quattro erano i modelli in cui la chitarra veniva prodotta, Junior, Special, Standard, Custom. Tantissime le mani illustri tra le quali quei prodotti di ingegneria acustica sono passati. Jimmy Page, ad esempio, era intimo amico di Les Paul. I contrasti di luce e ombra nei suoni dei Led Zeppelin erano perlopiù frutto della combinazione di riff pesanti e lick leggeri che venivano fuori dalla Les Paul di Page. La leggenda vuole invece che la Special che Bob Marley ha suonato per tutta la sua carriera sia sepolta con lui. Tutt'altro che leggenda è, invece, la Les Paul che Pete Townshend, chitarrista degli Who, ha distrutto sul palco nel 1976, durante il concerto della band alla Boston Garden Arena. Proprio nel 2016 il musicista aveva fatto squadra con la Gibson per realizzare un'edizione limitata di 150 pezzi di quella chitarra che aveva distrutto quarant'anni prima. La Gold Top che Townshend ha utilizzato per tutti gli anni Settanta è stata riprodotta con le stesse tecniche dell'epoca e nella parte posteriore, un adesivo con la scritta "rompere qui" indicava il punto esatto in cui la chitarra aveva incassato il colpo.