Patti Smith, sacerdotessa del rock
Patti non rischierà. Non annulla i concerti, li fa seduta su una sedia a rotelle. Si affida a una riabilitazione lenta, piccoli passi. Il furore punk iniziato due anni prima con la pubblicazione di Horses - e con quel verso che racchiude tutta una poetica: "Gesù è morto per i peccati di qualcuno, non per i miei" - è cancellato. Sospeso. E nel buio e nel silenzio della sua nuova condizione, Patti Smith ricomincia a studiare. La Bibbia, il Nuovo Testamento, Pasolini e il Vangelo Secondo Matteo. In mezzo le massicce dosi di Percodan per calmare i dolori. Ritrova il suo Rimbaud, il modello, la strada artistica da seguire. E alla fine della propria stagione all'inferno, Patti Smith torna con una manciata di versi in uno studio di registrazione. Easter - Pasqua, la Resurrezione - esce nei negozi più di un anno dopo l'incidente di Tampa, il 3 marzo 1978. Quaranta anni fa. Preceduto, il giorno prima, da un singolo che da quel momento in poi sarà una delle pietre di paragone di tutta la sua carriera: Because the Night.
Patti Smith e i 40 anni di 'Because the Night', la canzone diventata icona
'Because the Night' fu registrata da Bruce Springsteen durante le sessioni di 'Darkness on the Edge of Town', del 1978, ma non diventò mai una 'sua' canzone. Mentre la suonava, il gruppo di Patti Smith stava lavorando all'album 'Easter' nello studio di fianco: Springsteen, che non riuscì a inserire il brano nel suo disco, gliela regalò. 40 anni dopo - il pezzo uscì come primo singolo sotto il nome di Patti Smith Group il 2 marzo 1978 con il testo rivisitato in chiave 'femminile' - è diventato l'inno di tutti gli amanti e uno dei più grandi successi della cantante
Una canzone che entra in Easter quasi di sfuggita, alla fine delle registrazioni. E ci entra, paradosso, quasi per un mero calcolo commerciale. Perché la casa discografica non si accontenta di puri e semplice capolavori, vuole di più. Meglio. Vuole la solita cosa: un singolo, un 45 giri, una canzone 'radiofonica'. Non si accontenta della liberazione fatta canzone di Rock'n'Roll Nigger, della trance sciamanica di Ghost Dance, del cut up in pieno stile Burroughs di Space Monkey o di quella Till Victory in cui Patti Smith trasfigurava in versi tutto il suo tragitto degli ultimi mesi, utilizzando in modo laico e oltraggioso le categorie teologiche della Caduta, della traversata nel deserto e, appunto, della Resurrezione del ritorno alla musica. Niente di tutto questo, la casa discografica voleva un singolo. E lo ebbe.
Tutto merito di Jimmy Iovine, il produttore di Easter, che nello stesso periodo seguiva con attenzione quello che 40 anni fa non era non ancora un monumento ma una promessa della canzone americana: Bruce Springsteen. Il futuro Boss aveva dato a Iovine una cassetta con lo scheletro di una canzone. Springsteen sussurrava la melodia, non aveva ancora il testo. Tranne quello all'inizio del ritornello: "Because the night belongs to lover". Iovine intuisce subito il potenziale della canzone. Prende il nastro e lo consegna a Patti. Che quasi rifiuta di ascoltarla. Non vuole che altri mettano le mani nella sua musica, che altri scelgano al posto suo cosa mettere su un suo disco. Il rifiuto e netto, la porta è chiusa. Ma sarà una notte a farle cambiare idea.
Una notte in cui desiderio e sofferenza si uniscono. Una notte in cui la solita telefonata da Detroit non arriva mai. Una notte in cui il suo amore segreto, Fred Smith, il chitarrista degli MC5, non chiama ancora. In questa lontananza che si fa abissale Patti riprende la cassetta con la musica di Springsteen. Ne ascolta la dinamica: l'inizio elegiaco, poi la strofa marziale e solenne, il ritornello che si abbandona all'energia del rock. Segue la melodia accennata dal Boss, ne lascia intatta la frase del ritornello. Dopo poche ore la canzone è compiuta: "Prendimi adesso, qui come sono. Tirami a te, cerca di capire. Il desiderio è fame, è il fuoco che respiro. L'amore è un banchetto al quale ci sfamiamo".
E come in tutto ciò che entra nel regno della Poesia, quelle parole nate da un desiderio privatissimo e individuale, perdono subito ogni contesto, si trasformano in veicolo per dare nome, voce e ritmo a esperienze diffuse, comuni, generali. "L'amore è uno squillo, il telefono. L'amore è un angelo mascherato da lussuria". Patti Smith canta la città squarciata dal sacro, il tessuto urbano che diventa il palcoscenico di un gioco tra angeli e demoni. E dalla propria notte di solitudine getta un ponte verso la Notte come momento in cui, per un momento, tutto si compie, in cui per un attimo le trame del quotidiano sono lontane, in cui il buon senso e il politicamente corretto lasciano il posto al tentativo di liberarsi da vincoli, consuetudini e da tutti quegli schemi che mediano e interpretano. In Because the Night Patti Smith celebra la Liberazione attraverso il Desiderio, canta il Corpo come veicolo per disinnescare ogni forma di routine e - quindi - di controllo sociale. "Perché la notte appartiene agli amanti, perché la notte appartiene al desiderio. Perché la notte appartiene agli amanti. Perché la notte appartiene a noi".
"Solo una merda commerciale". Questo il cinico giudizio a caldo di Patti Smith in quei mesi del 1978 in cui il successo di Because the Night sembrava inarrestabile. Un tentativo di allontanare da sé i demoni del Mercato, di vincere la lotta con quell'industria discografica che le avrebbe richiesto di sfornare uno dopo l'altro pezzi sulla stessa falsariga. Di allontanare da sé anche solo l'ipotesi di trasformarsi in una figurina usa e getta a uso e consumo del pubblico e dei discografici. Pericolo che non si è mai concretizzato. Patti Smith resta ancora uno dei più fecondi trait d'union tra il Rock e la Poesia. E Because the Night resta il suo dono a chi scopre nel desiderio dell'altro l'inesauribile e tormentato motore dei giorni. E delle notti.