Patty Pravo, la ragazza beat della musica italiana
Patty Pravo, all'anagrafe Nicoletta Strambelli, a 70 anni - che compie il 9 aprile - è ancora la ragazza del Piper, unica, eccentrica, volitiva e provocatoria. Adolescente nei "favolosi" anni Sessanta, ancora ragazzina lascia la sua Venezia e fugge prima a Londra poi a Roma dove debutta nel celebre locale romano con i suoi capelli biondo platino e stivaloni di vernice nera, cantando Ragazzo triste. Il Piper è solo il trampolino di lancio di una carriera costellata di successi: La bambola, Pazza idea e Pensiero stupendo. In oltre 50 anni ha venduto 110 milioni di dischi, ha vissuto in tutto il mondo, cantato in otto lingue, partecipato a nove festival di Sanremo, conquistato premi e riconoscimenti, sbancato in Cina, amato molti uomini, sposandone cinque. A 70 è un mito vivente, ma di se stessa continua a dire: "Sono la persona più normale che conosco"
Le fu perfino suggerito un nome, Pravo, tanto per non essere banalmente Bravo, e per evocare in assonanza i ribelli olandesi dell'epoca, chiamati Provos. In fin dei conti la radice è quella, provo, provocazione, e lei sebbene all'inizio fosse effettivamente manovrata, in parte decisa da altri, era già lei: quel nome, Patty Pravo, se l'è stampato addosso, pronta a dare battaglia, pronta a non far decidere a nessun altro, realmente, quello che doveva essere. Anche il titolo "ragazza beat", per quanto grazioso, moderno, era riduttivo.
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La piccola grande rivoluzione che Patty Pravo portò nel mondo della canzone consisteva in uno slittamento totale. Era semplicemente una donna che cantando rimaneva donna per intero, con la sua testa, col suo corpo, con la sua personalità, con la sua voglia di libertà. Nella voce c'era tutto questo, c'era eros ed eleganza, autonomia e bellezza. Semplice ma fondamentale, e questa crescita riuscì a scandirla con una serie di successi imperdibili: Se perdo te, Ragazzo triste, Il paradiso (firmata Mogol-Battisti). Qui è là, Tripoli 69 (scritta da un ancora sconosciuto Paolo Conte).
Patty Pravo, la cover di se stessa e le cover di una vita
Torna a Sanremo, e festeggia mezzo secolo di carriera. Nicoletta Strambelli da Venezia ovvero Patty Pravo arrivò al successo che era ancora minorenne, 1966, Ragazzo triste. Ora, a 68 anni, è pronta per il nono festival con Cieli immensi, "ma vado per divertirmi - dice - spero di non vincere. Che noia tutte le cerimonie, quel trofeo pesante...". Nella serata delle cover canterà una sua canzone (è la prima volta che accade all'Ariston), "Tutt’al più", del 1970, "mi piace molto fin da allora ma adesso è un’altra canzone, grazie al rapper Fred De Palma, che ha fatto qualcosa di sconvolgente. Sentirete che roba". Nell'attesa, una rassegna di copertine, alcune più conosciute altre meno note, delle canzoni che hanno reso grande Patty Pravo.
A quel tempo Patty imparò a decidere, a scegliere, voleva cantare Leo Ferré, Jacques Brel e Vinicius De Moraes, e ci riuscì, gettando scompiglio nel suo entourage, nei discografici che avrebbero continuato quel gioco di hit all'infinito. Per riuscirci cambiò casa discografica e da allora non ha mai smesso di farlo. Così come non ha mai smesso di cambiare, pur rimanendo infallibilmente se stessa, attratta di tanto in tanto da avventure spericolate e apparentemente insensate, che l'hanno portata verso rotte oblique, trasversali, e anche in qualche caso a scomparire dall'orizzonte del successo.
Successe tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta: buio, assenza, dimenticanze, stranezze, servizi fotografici osé, un periodo oscuro da cui emerse ricomparendo, algida e astratta, bellissima, vestiva da Versace, scendendo dalla scala allestita sul palco di Sanremo del 1984 cantanto Per una bambola. A proposito di bambole. Quella volta, come tante altre volte era stata stanata da quelle canzoni di successo che sono andate a cercarla per attrazione magnetica, ed è così che sono venute fuori Pazza idea, Pensiero stupendo, E dimmi che non vuoi morire, spesso perché artisti di valore scrivevano pensando proprio a lei, alla sua voce profonda e calda, alla sublime ambiguità del timbro, alla forza imperiosa della personalità.
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In fin dei conti pensando a lei per quello che è, ovvero soprattutto e definitivamente un'icona pop. E a un'icona pop non è giusto ricordare quanti anni compie. Né tantomeno che, se proprio dovessimo attaccarci alle convenzioni, questo presunto compleanno cadrebbe proprio il nove aprile. Sciocchezze, bugie. Le divine non compiono gli anni, sono fuori dal tempo.