Lo Stato Sociale e la vita dopo Sanremo: "Restiamo cinque teste diverse, la nostra musica è mescolanza"
Ernesto Assante, ERNESTO ASSANTEIl secondo posto al Festival con 'Una vita in vacanza', un nuovo pubblico, un lungo tour estivo. Ma la band non ha paura del cambiamento. "Restiamo noi stessi, aperti a tutte le forme espressive". E il 25 maggio esce una nuova versione di 'Facile', uno degli inediti di 'Primati'
Un anno fa le cose per Lo Stato Sociale erano diverse. Si, certo, erano già una band di successo, avevano già in parte abbandonato lo status di “indie band” e conquistato un pubblico decisamente più ampio. Ma adesso, dopo Sanremo, le cose sono cambiate e la band bolognese sta affrontando un passaggio necessario dall’“alternativa” anche se di massa, a una popolarità di tipo nuovo. Intanto si godono il successo e si preparano all’estate con un nuovo singolo: il 25 maggio uscirà una nuova versione di Facile. Era uno degli inediti di Primati, in duetto con Luca Carboni, mentre la nuova versione vedrà la sola band. E poi arriveranno i concerti: 8 giugno al Carroponte di Sesto San Giovanni, 4 luglio allo Sherwood Festival di Padova, 11 luglio al Flowers Festival di Collegno, 13 luglio a Rock in Roma, il 14 luglio a Molfetta.
“Si, la popolarità è cresciuta, è vero, ma non è una c…
“Si, la popolarità è cresciuta, è vero, ma non è una c…
Un anno fa le cose per Lo Stato Sociale erano diverse. Si, certo, erano già una band di successo, avevano già in parte abbandonato lo status di “indie band” e conquistato un pubblico decisamente più ampio. Ma adesso, dopo Sanremo, le cose sono cambiate e la band bolognese sta affrontando un passaggio necessario dall’“alternativa” anche se di massa, a una popolarità di tipo nuovo. Intanto si godono il successo e si preparano all’estate con un nuovo singolo: il 25 maggio uscirà una nuova versione di Facile. Era uno degli inediti di Primati, in duetto con Luca Carboni, mentre la nuova versione vedrà la sola band. E poi arriveranno i concerti: 8 giugno al Carroponte di Sesto San Giovanni, 4 luglio allo Sherwood Festival di Padova, 11 luglio al Flowers Festival di Collegno, 13 luglio a Rock in Roma, il 14 luglio a Molfetta.
“Si, la popolarità è cresciuta, è vero, ma non è una cosa così drastica”, minimizza Alberto Cazzola, uno dei cinque componenti del collettivo bolognese, “le cose un po’ sono cambiate, ovviamente c’è stata una accelerazione, ma in realtà era già in atto e quindi ci eravamo già allenati ad affrontarla. Certo, lo scarto con Una vita in vacanza è forte, e la notorietà è diventata molto più grande. Ma non ha causato un cambiamento radicale in noi. Continuiamo a essere noi stessi, siamo sempre aperti a molte cose, a molte forme espressive. E che sia così lo dimostra anche la presenza di Lodo al Primo Maggio, ma anche il romanzo che abbiamo scritto e gli altri che scriveremo. Insomma continueremo a dedicarci a tante cose che ci possono appassionare, non ci fermeremo di fronte a niente finché non ci verrà la nausea”.
Ma avere un pubblico così grande e indistinto cambierà il vostro modo di scrivere canzoni?
“Non saprei dirlo con certezza. Noi continuiamo a lavorare come abbiamo sempre fatto, in modo collettivo e cercando di scrivere canzoni che piacciono prima di tutto a noi. Certo, una volta che hai quel tipo di pubblico magari ti poni il problema, ma non è che smetti di scrivere quello che scrivevi prima. Sostanzialmente continuiamo a scrivere di tutto e all’interno, quando e se serve, scegliamo cose più adatte per un grande pubblico, senza smettere di portare avanti anche altri discorsi”.
Lo Stato Sociale è dichiaratamente al di fuori dei generi musicali, fate canzone, pop, dance, elettronica… È stata una scelta fatta a tavolino?
“No, siamo semplicemente così, cinque teste diverse. E ognuno di noi ha dei momenti di vita diversi che mette in musica a suo modo. Non essendo dei veri e propri cantautori, o interpreti, ma un po’ tutte queste cose qua, oltre a essere un collettivo, la mescolanza di generi e stili è la base. Ci influenziamo a vicenda e siamo curiosi, non ci siamo mai chiusi in una cosa ma guardati attorno. soprattutto sulle tematiche delle nostre canzoni: ci trovi il sociale, la politica l’amore e lo sberleffo, la satira, perché siamo fatti di tutte queste cose”.
Non poter essere etichettati all’inizio è stato un vantaggio o uno svantaggio?
“Bella domanda, non saprei rispondere esattamente. È stata una scelta naturale sulla quale abbiamo insistito perché ci rappresentava bene. E perché dietro c’è un pensiero: quello di rappresentare la complessità. È più stimolante, è più interessante avere livelli diversi di lettura, sia per una canzone che per uno spettacolo o un libro. Sul lungo periodo ha pagato e ha avuto i suoi effetti positivi, all’inizio molti non capivano, forse anche perché noi non avevamo affinato i mezzi per farci capire bene e tendevamo a diventare un magma di difficile lettura. Siamo cresciuti noi e un po’ hanno anche imparato a conoscerci. Credo che il pubblico abbia capito che Una vita in vacanza ha diversi livelli di lettura, ha diverse profondità. Ma non rappresenta tutto quello che noi siamo, sarà interessante affrontare questa nuova fase”.
Siete anche stati fortunati, c’è un pubblico, che prima non c'era, interessato alla nuova musica italiana.
“Si abbiamo avuto fortuna, ce n’è sempre bisogno, ma abbiamo anche avuto tenacia. Quando abbiamo iniziato ad avere i primi successi non c’era questo tipo di scena e l’attenzione era tutta verso la musica italiana mainstream, il nostro pubblico era quello dei club più piccoli o dei centri sociali. Adesso il pubblico è interessato a questa cosa qui ma credo che un po’ sia anche merito nostro. Siamo contenti che questa cosa si allarghi, c’è il rischio che si svaluti un po’ ma è un rischio che vale la pena correre”.E adesso?
“Adesso abbiamo un'estate con tante date di tour davanti, suonare dal vivo è la cosa che ci piace di più. Poi stiamo lavorando su un libro nuovo, una sceneggiatura per un fumetto a novembre e abbiamo tante altre idee in cantiere. Siamo un collettivo attivo, che scrive tutti i giorni, lavora tutti i giorni su progetti vari. Alcuni vedranno la luce e altri no”.
“Si, la popolarità è cresciuta, è vero, ma non è una cosa così drastica”, minimizza Alberto Cazzola, uno dei cinque componenti del collettivo bolognese, “le cose un po’ sono cambiate, ovviamente c’è stata una accelerazione, ma in realtà era già in atto e quindi ci eravamo già allenati ad affrontarla. Certo, lo scarto con Una vita in vacanza è forte, e la notorietà è diventata molto più grande. Ma non ha causato un cambiamento radicale in noi. Continuiamo a essere noi stessi, siamo sempre aperti a molte cose, a molte forme espressive. E che sia così lo dimostra anche la presenza di Lodo al Primo Maggio, ma anche il romanzo che abbiamo scritto e gli altri che scriveremo. Insomma continueremo a dedicarci a tante cose che ci possono appassionare, non ci fermeremo di fronte a niente finché non ci verrà la nausea”.
Ma avere un pubblico così grande e indistinto cambierà il vostro modo di scrivere canzoni?
“Non saprei dirlo con certezza. Noi continuiamo a lavorare come abbiamo sempre fatto, in modo collettivo e cercando di scrivere canzoni che piacciono prima di tutto a noi. Certo, una volta che hai quel tipo di pubblico magari ti poni il problema, ma non è che smetti di scrivere quello che scrivevi prima. Sostanzialmente continuiamo a scrivere di tutto e all’interno, quando e se serve, scegliamo cose più adatte per un grande pubblico, senza smettere di portare avanti anche altri discorsi”.
Lo Stato Sociale è dichiaratamente al di fuori dei generi musicali, fate canzone, pop, dance, elettronica… È stata una scelta fatta a tavolino?
“No, siamo semplicemente così, cinque teste diverse. E ognuno di noi ha dei momenti di vita diversi che mette in musica a suo modo. Non essendo dei veri e propri cantautori, o interpreti, ma un po’ tutte queste cose qua, oltre a essere un collettivo, la mescolanza di generi e stili è la base. Ci influenziamo a vicenda e siamo curiosi, non ci siamo mai chiusi in una cosa ma guardati attorno. soprattutto sulle tematiche delle nostre canzoni: ci trovi il sociale, la politica l’amore e lo sberleffo, la satira, perché siamo fatti di tutte queste cose”.
Non poter essere etichettati all’inizio è stato un vantaggio o uno svantaggio?
“Bella domanda, non saprei rispondere esattamente. È stata una scelta naturale sulla quale abbiamo insistito perché ci rappresentava bene. E perché dietro c’è un pensiero: quello di rappresentare la complessità. È più stimolante, è più interessante avere livelli diversi di lettura, sia per una canzone che per uno spettacolo o un libro. Sul lungo periodo ha pagato e ha avuto i suoi effetti positivi, all’inizio molti non capivano, forse anche perché noi non avevamo affinato i mezzi per farci capire bene e tendevamo a diventare un magma di difficile lettura. Siamo cresciuti noi e un po’ hanno anche imparato a conoscerci. Credo che il pubblico abbia capito che Una vita in vacanza ha diversi livelli di lettura, ha diverse profondità. Ma non rappresenta tutto quello che noi siamo, sarà interessante affrontare questa nuova fase”.
Siete anche stati fortunati, c’è un pubblico, che prima non c'era, interessato alla nuova musica italiana.
“Si abbiamo avuto fortuna, ce n’è sempre bisogno, ma abbiamo anche avuto tenacia. Quando abbiamo iniziato ad avere i primi successi non c’era questo tipo di scena e l’attenzione era tutta verso la musica italiana mainstream, il nostro pubblico era quello dei club più piccoli o dei centri sociali. Adesso il pubblico è interessato a questa cosa qui ma credo che un po’ sia anche merito nostro. Siamo contenti che questa cosa si allarghi, c’è il rischio che si svaluti un po’ ma è un rischio che vale la pena correre”.E adesso?
“Adesso abbiamo un'estate con tante date di tour davanti, suonare dal vivo è la cosa che ci piace di più. Poi stiamo lavorando su un libro nuovo, una sceneggiatura per un fumetto a novembre e abbiamo tante altre idee in cantiere. Siamo un collettivo attivo, che scrive tutti i giorni, lavora tutti i giorni su progetti vari. Alcuni vedranno la luce e altri no”.