Boomdabash e 'Barracuda': "Divertirsi sì ma l'anima è combattente"
Ernesto Assante
Uscito ieri il nuovo progetto discografico della band salentina anticipato dal singolo 'Non ti dico No' con Loredana Bertè. Nel videoclip del brano, diretto da Cosimo Alemà, protagoniste sono delle ragazze che in una serata spensierata vivono il loro amore in accordo con i diritti sostenuti da anni dal movimento LGBT
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Pugliesi, appassionati, divertentissimi, impegnati, caldi e comunicativi, i Boomdabash sono una delle più belle realtà di quello che un tempo avremmo definito "reggae italiano". Ma la definizione, ormai, sta stretta alla band, che propone, invece, la propria versione della "popular music", mescolando linguaggi diversi, ritmi diversi, culture diverse. Barracuda, il loro ultimo album, è senza dubbio il punto più alto del loro volo, iniziato nel Salento una quindicina di anni fa, e arriva a tre anni di distanza dal precedente Radio Revolution, già segnato da una notevole crescita e da un grande successo.
Qui, oggi, i Boomdabash si prendono la responsabilità di una sfida più grande, quella di essere italiani e internazionali al tempo stesso, impegnati e divertenti, colti e popolari, mettendo insieme le loro radici giamaicane e salentine con la musica di oggi, senza timore e con grande intensità. Un lavoro che è costato alla band una grande fatica: "Sì, su questo album abbiamo lavorato di più, sofferto, sudato. Ma crediamo che sia davvero l’album della nostra maturità definitiva".
Che è arrivata naturalmente o è frutto di un cambiamento della band?
"Non lavoriamo mai in direzione del successo, non studiamo strategie di mercato: ci siamo seduti gli uni di fronte agli altri e abbiamo fatto il disco che volevamo fare, senza scelte forzate, sbagliate, ci siamo sentiti molto liberi, soprattutto nel collaborare ancora di più con altri artisti. E credo che questa voglia di fare, senza troppe pretese, si percepisca già dai primi ascolti. Siamo contenti, l’album sta andando alla grande, sicuramente i primi feedback sono positivi".
Questi sono i Boomdabash che volevate essere fin dall’inizio?
"Sì, certamente, perché oltre a quelli che sono stati episodi più frivoli, quella che risalta è la nostra anima combattente. Siamo maturati, ma non è cambiato il nostro spirito e il nostro approccio alla musica. Certo, siamo giovani, con tanta voglia di divertirci, ma il messaggio, l’impegno sociale, l’attenzione per tematiche importanti, sono fondamentali per noi. Ogni musicista, indipendentemente dal genere musicale, dovrebbe usare la musica anche come strumento per fare controinformazione, denuncia, e migliorare dove possibile la vita delle persone. È una responsabilità che sentiamo molto anche perché abbiamo un pubblico molto giovane, al quale ci piace parlare chiaro. E questo filo conduttore che ha legato la nostra storia e il nostro stile si nota anche in Barracuda".
Allora, arrivati a questo punto, come definireste i Boomdabash?
"Ci definiamo come delle persone, una band, un collettivo, che è riuscito ad arrivare a un obbiettivo importante con questo disco. Ma per noi rappresenta anche un punto di partenza per crescere ancora. Barracuda è una tacca, ma abbiamo alzato lo standard, raggiungendo un grandissimo risultato per noi che per anni siamo stati davvero indipendenti. Da qui si riparte con un nuovo percorso, che sarà sicuramente più duro, ma non abbiamo timore, amiamo la musica e speriamo nel futuro. L'anno prossimo, se tutto va bene, abbiamo progetti in grande. Nessuna certezza per ora, ma abbiamo delle grandi idee per continuare sulla stessa linea. Per adesso ci concentriamo sui concerti, abbiamo il tour tutta l’estate, in autunno un mini tour europeo, c’è tante carne al fuoco…".