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Megadeth, 35 anni in tour fedeli al metal, a Roma c'è il muro di suono di Mustaine & Co.

La band, storica formazione del thrash metal nata a Los Angeles nel 1983, ha suonato all’Ippodromo delle Capannelle nell'ambito di Rock in Roma. Un'ora e quaranta minuti di rituale, senza effetti speciali né nostalgia: solo potenti vibrazioni che parlano alla comunità riunita sotto al palco
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È ancora un continente separato. Una repubblica indipendente che ostenta con fierezza autonomia e autosufficienza. Un 'genere' che nella scarsità di riferimenti categoriali della musica contemporanea resta ancora facilmente identificabile, fedele a se stesso, lontano da tendenze e mode volatili. Perché dici metal e sai già di cosa si sta parlando. E per il terzo concerto dell’edizione del decennale, il Rock in Roma ha chiamato sul palco dell’Ippodromo delle Capannelle una delle band che nella storia del metal rappresenta ormai un canone: i Megadeth guidati da Dave Mustaine, in tour mondiale per i 35 anni di carriera.
 
Un’ora e quaranta per proporre, di questa carriera, una sintesi in 18 canzoni. Con la maggioranza della scaletta affidata ovviamente ai quattro dischi usciti tra il 1986 e il 1992: Peace Sells, So Far, So Good…So What, Rust in Peace e Countdown to Extintion. Canzoni prese da quel lustro in cui il thrash m…
È ancora un continente separato. Una repubblica indipendente che ostenta con fierezza autonomia e autosufficienza. Un 'genere' che nella scarsità di riferimenti categoriali della musica contemporanea resta ancora facilmente identificabile, fedele a se stesso, lontano da tendenze e mode volatili. Perché dici metal e sai già di cosa si sta parlando. E per il terzo concerto dell’edizione del decennale, il Rock in Roma ha chiamato sul palco dell’Ippodromo delle Capannelle una delle band che nella storia del metal rappresenta ormai un canone: i Megadeth guidati da Dave Mustaine, in tour mondiale per i 35 anni di carriera.
 
Un’ora e quaranta per proporre, di questa carriera, una sintesi in 18 canzoni. Con la maggioranza della scaletta affidata ovviamente ai quattro dischi usciti tra il 1986 e il 1992: Peace Sells, So Far, So Good…So What, Rust in Peace e Countdown to Extintion. Canzoni prese da quel lustro in cui il thrash metal uscì dalle proprie riserve per diffondersi come fenomeno globale: un’armata di 'street fighter' armati di chitarre distorte e propensione al caos lanciata sul globo per colpire il suono plasticoso e insulso che in quegli anni contagiava anche il rock. Un’armata condotta – oltre che dai Megadeth – da Metallica, Slayer, Anthrax, Sepultura.

 
Retromania? Nostalgia? Alienazione? Stanca celebrazione di un passato lontano? Non per chi è accorso a Capannelle nonostante la pioggia e il clima autunnale. Perché ciò che fa di un concerto-metal un concerto-metal è la ritualità: la necessità dell’incontro tra musicisti e pubblico quasi per ricaricarsi a vicenda, per ritrovare insieme quell’energia dispersa nella routine quotidiana. Non c’è spettacolo, non ci sono maxischermi, nessun fuoco d’artificio scenografico. Solo una comunità che per due ore si ritrova nello stesso luogo: dai 18 ai 60 anni, tutti in attesa degli stessi riff, delle stesse canzoni, dei momenti in cui lanciarsi in un pogo liberatorio. Se poi piove, è meglio, ci si diverte di più.

 
E Mustaine e soci non deludono. Aprono con Hangar 18, da quella distopia in musica rappresentata da Rust in Peace, l’album del 1990 che rappresenta la loro vetta stilistica. Poi Wake Up Dead e In My Darkest Hour, la canzone che Mustaine dedicò a Cliff Burton, bassista dei Metallica morto in un incidente stradale nel 1986. E in tanti tra il pubblico ricordano la recente scomparsa del batterista dei Pantera, Vinnie Paul. La prima parte si chiude con A tout le monde, una delle ballate più celebri del metal tout court.
 
Sweating Bullets, Tornado of Souls, Symphony of Destruction e Mechanixfanno il loro dovere, con il pubblico che si unisce in coro alla voce di Dave Mustaine e con Vic Rattlehead – la mascotte del gruppo – che si unisce ai musicisti sul palco. Quindi, il finale: prima Peace Sells e poi Holy Wars…The Punishment Due, la canzone che dal 1990 ad oggi è l’immancabile punto focale di ogni concerto dei Megadeth: una veloce, complessa e cupa canzone antimilitarista scritta da Mustaine per criticare ogni tipo di conflitto scatenato in nome della religione. Nessuna nostalgia: parole e note che parlano anche al nostro presente.