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Rkomi: "Non amo le definizioni, ma sono più rapper che trapper"

Mirko Martorana presenta 'Ossigeno', un libro che va definito un progetto artistico dato che contiene anche un cd con 6 nuove canzoni, pronte a finire nella scaletta delle prossime date del tour

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Una biografia sentimentale e musicale, non un libro di memorie. Anche perché a 24 anni è ancora un po' presto. Ma di esperienza musicale e umana Mirko Martorana, in arte Rkomi ne ha accumulata quanto basta per scrivere Ossigeno, un libro che va definito un progetto artistico dato che contiene anche un cd con 6 nuove canzoni, pronte a finire nella scaletta delle prossime date del tour (tra cui l’11 a Rimini, il 14 Milano, 30 a Rapallo, il primo settembre a Treviso).


Riflessioni sul come e il perché si compone, sulla nascita di un brano, un ritmo, un flow, tra parole e immagini: "È una raccolta di pensieri e fotografie ma non è un romanzo o una biografia vera e propria, è tante cose e sono curioso di vedere come lo prenderà il pubblico. È un ponte tra il primo disco, Io in terra (subito disco d'oro, ndr), e quello a cui sto lavorando e uscirà l'anno prossimo. Ho sperimentato, sto sperimentando ancora e mi rendo conto di quanto questi esperimenti mi rappresentino". Il discorso vale non solo per le parole, ma anche per le musiche: le sei canzoni (Vuoi una mano, Solletico, Per un pugno di emozioni, Sao Paulo, Acqua calda e limone e Ossigeno) hanno suono incalzante e melodie orecchiabili, che passano dal rap all’elettronica passando ovviamente per la trap, "anche se non mi piace essere definito rapper o trapper. Sono più il primo che il secondo, di sicuro, ma ancor più di sicuro sono un musicista che segue l’istinto e l’emozione. Essere artista vuol dire essere in continuo aggiornamento su se stessi, sulla musica e su quello che sta succedendo, musicalmente e umanamente. Per ora non ho parlato di politica, non ne sento il bisogno, ma magari arriverà un momento in cui farò un disco tutto sul mio modo di vederla".

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Per ora, anche nel libro e nel cd Ossigeno, preferisce parlare d’altro, ad esempio dell’amicizia, nel senso di condivisione e comunione, e tra i suoi amici anche colleghi affermati come Ghali, Izi e Tedua, cresciuti nello stesso quartiere di Milano, Molise-Calvairate. "Io ho odiato la mia città fino ai 17 anni, non ho odiato il mio quartiere ma ho messo in dubbio la mia provenienza, finché mi sono svegliato e ho capito che il problema ero io. Ho capito così tante cose, che ho iniziato ad amare tutto quello che non avevo amato, ora sto recuperando. Il mio quartiere ha pesato e peserà tantissimo, e mi sveglierà nei momenti più bui".