Bello e dannato, poco disposto a vivere entro i limiti e le consuetudini, Michael Philip Jagger ha costruito il suo mito mattone dopo mattone, canzone dopo canzone, concerto dopo concerto, in maniera instancabile e costante, passando tra eccessi e gioie, dolori e follie, diventando enormemente ricco e guadagnandosi addirittura la qualifica di "Sir". Non lo aveva previsto, quando ragazzino sognava l'America e il blues, o quando alla stazione di Dartford, al binario 2 per l'esattezza, incontrò Keith Richards e decisero di metter su una band, ma la fama, il successo, la vita da rockstar, le ha cercate e se l'è guadagnate.
Mick Jagger, tributo alla leggenda del rock - Il fotoracconto
Musica, eccessi e scandali. In tanti anni di successo Mick Jagger, nato il 26 luglio1943, non ha mai smesso di far parlare di sé. Dagli scoppiettanti esordi insieme all'amico di una vita, Keith Richards, all'arresto per possesso di sostanze stupefacenti, fino ai suoi tanti amori e ai matrimoni con Bianca Pérez-Mora Macias e Jarry Hall. Tra gli alti e i (pochi) bassi di una vita da protagonista assoluto del rock internazionale. Nelle foto che seguono, ripercorriamo alcune tappe fondamentali della sua carriera, augurando al baronetto Michael Phillip "Mick" Jagger tanti altri anni di hit e successi
Se le guadagna ancora, a ben vedere, quando potrebbe essere in pensione, vivere la vita del nonno e stare beato, mentre invece gira ancora il mondo cantando con i Rolling Stones e invece del nonno, anzi bisnonno per essere esatti, è diventato solo due anni fa ancora una volta padre, per l'ottava volta. Il Times negli anni Sessanta si chiedeva "Fareste uscire vostra figlia con un Rolling Stone?", per sottolineare come Jagger e i suoi compari fossero "pericolosi" o quanto meno non dessero il buon esempio a una generazione intera. Invece, se ci è consentito dirlo, Jagger il suo buon esempio l'ha dato, celebrando la vita, l'energia, il sesso e il divertimento, più e meglio di molti altri artisti e colleghi.
Londra celebra i 50 anni dei Rolling Stones con la mostra "Exhibitionism"
Innanzitutto un dato anagrafico: quei 4 in foto fanno 286 anni e una vita artistica che ha superato il mezzo secolo. Una serata di gala per celebrare i Rolling Stones e per inaugurare la più grande mostra dedicata alla band britannica. Nel cuore di Londra, alla Saatchi Gallery di Chelsea, apre al pubblico Exhibitionism, due piani che riattraversano i 54 anni della storia del gruppo che ha rivoluzionato il rock'n'roll. La mostra ripercorre fedelmente tutte le fasi della band: dalla riproduzione dell'appartamento 'disgustoso e puzzolente' di 102 Edith Grove condiviso da Jagger, Richard e Jones nel 1962, ai vestiti e le chitarre utilizzati per gli spettacoli in giro per il mondo, fino alle realizzazioni nate dalla collaborazione con artisti del calibro di Ossie Clark, Martin Scorsese e Andy Warhol. L'esibizione, che consente ai visitatori di immergersi in una simulazione virtuale direttamente sul palco e dietro le quinte con gli Stones, resterà aperta fino al 4 settembre. "Abbiamo pensato a questa cosa per molto tempo - ha dichiarato Mick Jagger - volevamo fosse perfetta e fruibile dal maggior numero possibile di persone".
Non c'è dubbio che di periodi bui ne abbia passati anche lui e che i momenti "bassi" della sua carriera avrebbero potuto spingerlo a smettere di fare la rockstar, soprattutto negli anni Ottanta quando gli Stones toccarono veramente il fondo, o con l'esordio sfortunatissimo della sua carriera solista, carriera che non è mai davvero decollata. Ma lui ha resistito, e ha continuato a giocare il ruolo della "rockstar più famosa del mondo", anzi trasformandosi per un periodo addirittura in una icona dei media, più adatta ai giornali di gossip che non alla storia del rock.
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Non c'è dubbio che anche in gioventù gran parte del suo mito sia stato costruito su avvenimenti extramusicali, dall'amore con Marianne Faithfull alla prigione per droga, ma il bello è che con l'avvento della terza età e degli anni Duemila, Sir Mick abbia virato nuovamente verso il rock, il blues e la band, piuttosto che verso il jet-set, i Caraibi, o l'alta società. Jagger, in tarda età, è tornato a essere quello che tutti noi vogliamo che sia, ovvero l'interprete perfetto di quella piccola enciclopedia alternativa sul sesso, la religione, la politica, la vita, che gli Stones hanno scritto attraverso le sue parole nella loro stagione migliore. Ci piace che lo sia anche perché dall'alto dei suoi settantacinque anni Jagger è diventato addirittura "autorevole" quando parla di queste cose, conosce la materia, l'ha frequentata, non ne parla per sentito dire o per poetica creatività.
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Insomma, magari è vero che oggi Mick Jagger un po' di soddisfazione l'ha trovata, ma è altrettanto vero che quando lo sentiamo cantare, quando lo vediamo sul palco con il suo "gemello" Keith Richards, è impossibile non pensare che se siamo qui, se siamo così, se anche noi siamo invecchiati ma non siamo vecchi, lo dobbiamo anche a lui e a quella formula dell'eterna giovinezza che ha scoperto più di cinquanta anni fa con i Rolling Stones e che continua a condividere con noi.
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