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Michael Jackson, una mostra a Londra celebra l'icona e musa della pop art

Alla National Portrait Gallery fino a ottobre 'On the wall': 48 opere ispirate alla star, da Warhol a Lachapelle. E il 'Ritratto equestre di Re Filippo II'' commissionato a Kehinde Wiley, completato dopo la morte del musicista

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Il 29 agosto avrebbe compiuto sessant'anni. Per augurargli buon compleanno, la National Portrait Gallery di Londra gli ha regalato quattordici delle sue stanze nelle quali ha allestito Michael Jackson: On the wall. L'esposizione il cui titolo è un gioco di parole con Off the wall, quinto album del re del pop scomparso il 25 giugno 2009, raccoglie l'opera di quarantotto artisti contemporanei, ognuno dei quali ha dato, negli anni, la sua versione di Michael Jackson. Se non c'è dubbio sul fatto che il suo talento abbia influenzato la musica arrivata dopo di lui, la mostra ci racconta anche quanto il personaggio Michael Jackson sia stato fonte d'ispirazione per artisti come Andy Warhol, Keith Haring (gli unici due dei quarantotto in mostra già scomparsi), David Lachapelle o Kehinde Wiley. Proprio suo, pittore famoso per inserire volti di afroamericani in quadri rinascimentali e di autori occidentali, è l'ultimo ritratto commissionato da Michael Jackson, dipinto svelato per la prima volta al pubblico inglese alla National Portrait Gallery, nella mostra che andrà avanti fino al 21 ottobre.

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C'è chi si è concentrato sui suoi occhi, chi sulle sue giacche, chi ha fermato l'immagine nel momento preciso di uno dei passi di danza di cui Michael è stato inventore, chi lo ha paragonato a un eroe, chi a un re, chi a Charles Baudelaire. "La sua importanza nel mondo della musica, dei video musicali, la danza, le coreografie e la moda è riconosciuta da tutti, ma la sua influenza sull'arte contemporanea è una storia inedita" si legge nella presentazione della mostra. Entrando alla National Portrait non si troveranno oggetti, cimeli appartenuti alla star, ma l'aspetto migliore dell'allestimento sta forse proprio nel trovare l'artista nelle forme e nei luoghi che non ti aspetti. Nessun riferimento al colore della sua pelle, al rapporto con suo padre (Joe Jackson morto lo scorso 28 giugno), ai suoi presunti figli, alle accuse di molestia sessuale sui minori. Michael Jackson: On the wall è il racconto delle capacità di un uomo di ispirare una molteplicità di artisti diversi per età, punti di vista e origine.

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Dal 1982, quando Andy Warhol per la prima volta ha adattato il volto di Michael alla sua pop art, ritraendolo su uno sfondo giallo, con capelli corti e riccioli neri che gli cadono sulla fronte e con una giacca rossa della quale si vede poco più del colletto, il cantante è diventato uno dei soggetti più riprodotti dagli artisti contemporanei. Questa mostra ha raccolto i lavori che fanno parte oggi di collezioni pubbliche e private insieme a opere specificamente realizzate per l'occasione.
Ritratto equestre di Re Filippo II (Michael Jackson) è, appunto, l'ultimo quadro che Michael Jackson ha commissionato e che Kehinde Wiley ha completato nel 2010, dopo la morte del musicista. È la sua reinterpretazione di Filippo II a cavallo di Rubens, con molti più fiori, l'angelo che si trasforma in due putti e il cavallo che diventa bianco con una criniera molto più fluente. Come il re di Spagna, però, anche Michael Jackson ha uno sguardo decisamente fiero. Wiley nel prendere musicisti neri (a dire la verità, anche l'ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è diventato protagonista di uno dei suoi quadri) e trasporli nelle opere degli antichi maestri, tenta naturalmente di destrutturare un sistema in cui a dominare sono sempre uomini ricchi e bianchi. "Michael aveva conosciuto Kehinde Wiley durante uno shooting al museo di Brooklyn", ha spiegato il curatore della mostra di Londra, Nicholas Cullinan. "Kehinde mi ha raccontato che, quando ha iniziato a lavorare sul quadro, Michael non faceva che fare domande e sottolineare la differenza tra le pennellate del giovane Rubens e quelle del suo periodo maturo. I suoi rifermenti erano colti e raffinati".
La copertina del catalogo della mostra 'Michael Jackson: On the wall' allestita alla National Portrait Gallery di Londra 

"Quando Michael è morto, ho pianto come se avessi perso qualcuno della mia famiglia", a pronunciare queste parole, il giorno dell'inaugurazione della mostra, è stata l'artista statunitense Lorraine O'Grady. "Ho capito - ha aggiunto - che l'unica persona alla quale potevo paragonarlo era Baudelaire", sessualità ambigua per entrambi, stessa propensione a truccarsi. Sua è quindi la serie di quattro dittici The First and Last of the Modernists (Charles and Michael): quattro coppie di fotografie del poeta francese del diciannovesimo secolo, Charles Baudelaire, e di Michael Jackson, nelle quali i due sembrano assumere pose simili. "Soprattutto entrambi avevano un'idea simile del ruolo dell'artista", continua O'Grady. "Se Baudelaire ha provato a spiegare il mondo alle persone intorno a lui, Michael aveva una visione ancora più grande: sentiva di avere la possibilità di unire il mondo intero con la sua musica".

Una delle installazioni più significative e evocative della mostra è però quella in cui Michael Jackson non compare affatto. Si chiama Which Mike do you want to be like...? ed è stata realizzata nel 2001 dall'artista e performer afroamericano David Hammons. Si tratta di tre aste con microfono sproporzionatamente alte semplicemente messe una affianco all'altra. Il riferimento è alla Santa Trinità del mondo dell'entertainment degli Stati Uniti neri, nel ventesimo secolo, così come ne aveva parlato il rapper Notorious B.I.G.: "Io emergo proprio come Mike, tutti: Tyson, Jordan, Jackson". A distanza di oltre vent'anni, è il rapper Drake a confermare quelle parole, scegliendo Michael Jackson come artista con cui collaborare per il suo ultimo album Scorpion, album dell'anno, disco di platino in un solo giorno e record assoluto di streaming. Drake ha ottenuto i diritti perché un inedito di Michael facesse parte del suo brano Don't matter to me e, in generale, non perde occasione per raccontare quanto il re del pop sia stato fondamentale nel suo rapporto con la musica.