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Marco Sissa, da Rovazzi a Benji & Fede, l'uomo delle hit: "Io, bimbo con le melodie in testa"

Bresciano, 33 anni, è l'autore di alcuni tra i più importanti successi nazionali e internazionali. 'Andiamo a comandare'? Sua, come anche brani di Roshelle e Aloe Blacc: "Si materializza tutto nella mia testa: a 'visione' terminata, vado in studio e la canzone è pronta"
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È produttore, autore, un polistrumentista completamente autodidatta ma ormai conosciutissimo in mezzo mondo. Viene da Brescia e ha 33 anni, l’età dei fenomeni di questi tempi. Sissa (al secolo Marco Sissa) è uno dei rabdomanti della canzone d’oggi. Uno che ha le antenne giuste per captare l’alfa e l’omega di un tormentone estivo che si rispetti. Con il fiuto per quelle melodie che s’appiccicano al cuore e alle pelle abbronzata. Senza di lui, non sarebbero nate hit come Andiamo a comandare di Fabio Rovazzi e i longseller radiofonici di icone per teenager come Benji & Fede. C’è sempre il suo talento versatile dietro il successo di idoli nascenti quali Il Pagante (che su YouTube fa sfracelli), Roshelle e Chiara Grispo. La sua griffe anche nel nuovo Rovazzi, Faccio quello che voglio.


Sissa è il classico demiurgo del backstage. Il factotum che compone, suona qua e là, produce e canta pure se neces…
È produttore, autore, un polistrumentista completamente autodidatta ma ormai conosciutissimo in mezzo mondo. Viene da Brescia e ha 33 anni, l’età dei fenomeni di questi tempi. Sissa (al secolo Marco Sissa) è uno dei rabdomanti della canzone d’oggi. Uno che ha le antenne giuste per captare l’alfa e l’omega di un tormentone estivo che si rispetti. Con il fiuto per quelle melodie che s’appiccicano al cuore e alle pelle abbronzata. Senza di lui, non sarebbero nate hit come Andiamo a comandare di Fabio Rovazzi e i longseller radiofonici di icone per teenager come Benji & Fede. C’è sempre il suo talento versatile dietro il successo di idoli nascenti quali Il Pagante (che su YouTube fa sfracelli), Roshelle e Chiara Grispo. La sua griffe anche nel nuovo Rovazzi, Faccio quello che voglio.


Sissa è il classico demiurgo del backstage. Il factotum che compone, suona qua e là, produce e canta pure se necessario. La sua avventura artistica ha avuto avvio con la dance nel 2011 (Melodica Records) ed è proseguita con le produzioni di Merk & Kremont, Marnik e col lavoro a stretto gomito col produttore inglese Andrew Bullimore, tra i più quotati del pianeta ("in questo momento stanno lavorando a nostri brani artisti del calibro di Hardwell, Axwell & Ingrosso, Aloe Blacc, Don Diablo. Ad Andrew lo rivedrò a settembre in una lunga sessione di scrittura a Londra, e a ottobre a Los Angeles"). Non finisce qui: ultimamente è diventato heads of music - responsabile musicale - per la società Webstars Channel, e ha firmato e cantato We Are the Mars, sigla della nuova serie tv globale di Disney Channel Penny on M.A.R.S.. E sta concludendo la colonna sonora di un film "di cui sentiremo parlare ad ottobre", spiega. Tra i suoi exploit ricordiamo Burn del predetto Marnik, che ha da poco festeggiato i dieci milioni di ascolti su Spotify e se si aggiungono Andiamo a comandare, Tutto per una ragione, Bomber e DAM de Il Pagante, What u Do to Me di Roshelle… be’, allora il pallottoliere va in tilt, con più di cento milioni di stream sulle piattaforme e dodici dischi di platino. Nel futuro, è solo questione di tempo, un disco d’alta classifica tutto suo.


"La migliore definizione per quello che faccio? Va bene musicista, grazie. Però, oggi come oggi, per arrivare a un brano finito, sono indispensabili un musicista che sappia comporre buona musica, un autore che sappia scriverci 'sopra' una bella canzone, un produttore visionario che trovi il vestito più adatto per ogni occasione". Felicemente dietro le quinte, per il momento. Storia di un hitmaker annunciato. "C’è chi mi dipinge così, ma lascio che siano gli altri a usare appellativi luccicanti. Io penso solo a tirare fuori la migliore musica possibile. Le cose più incredibili ti accadono nei momenti più inaspettati". Ma esiste un ricettario alla base di un tormentone contemporaneo? "Il successo è randomico. Poi sì, certo, un brano deve avere le carte in regola per essere competitivo. Nel mio specifico punto un sacco sulla melodia del canto, che deve risultare di qualità e piacevole all’ascolto. Quello che però fa la differenza, a mio avviso, è il panorama d’insieme di tutti gli elementi coinvolti nella canzone. È fondamentale, inoltre, saper veicolare bene l’immagine della musica che si ha in testa, come mi è successo con Tutto per una ragione di Benji e Fede. E ci vuole un po’ di fortuna, chiaro".


Esattamente due estati fa il boom di Andiamo a comandare, il disco dell’estate di un altro self-made-musician, un altro millenial dall’ingegno plastico, Fabio Rovazzi. "La genesi è bella e semplice. Fabio propose uno 'scambio merce': un videoclip girato a costo zero per i miei amici e colleghi Merk & Kremont in cambio di una base per un brano che aveva in mente di realizzare (lui, in primis, è un videomaker). Mi misi, ci mettemmo subito al lavoro. In particolare mi occupai della composizione melodica". La stessa formula magica replicata con Benji & Fede. "L’innesco per Tutto per una ragione, il loro più grande successo, è scaturito (come accade sempre per i miei brani) da una visione musicale, dall’immaginare un brano che possa aderire sin dall’inizio, in maniera quasi sartoriale, all’artista a cui vorremmo farlo interpretare. Siamo entrati in studio (con me c’erano sempre Merk & Kremont) e ci siam detti: pensiamo a una canzone di successo per Benji & Fede, proviamo a visualizzarli mentre la cantano, a preascoltarla nella nostra fantasia… Facciamoci 'dettare' come sarà. Nulla di mistico o stregonesco: ma dieci minuti più tardi, nella mia testa, risuonava la topline del brano. Tempo altri dieci minuti e l’abbiamo registrata su un giro melodico che ci piaceva. E il beat era pronto".


Potenza degli autodidatti. "Da bambino la melodia era già nella mia testa. Il pianoforte è stato il primo medium per tradurla. Siamo cresciuti insieme. Poi ho imparato a suonare la chitarra, il basso, la batteria, il violino". Oggi Marco Sissa lavora in tutto il mondo. "Mi sto spendendo tanto all’estero, soprattutto come compositore: ho avuto la fortuna di firmare nel Regno Unito con un importante management, che mi ha permesso di diventare in poco tempo un 'topliner' richiestissimo sulla scena pop dance internazionale di livello. Per me, e per l’Italia che rappresento, una sfida storica". Meglio fuori o in madrepatria? "Mi trovo decisamente meglio a lavorare in Inghilterra o in America perché il rispetto e la competenza artistica, nonché la cultura del prodotto che vado ricercando, sono di gran lunga più soddisfacenti. Ma non ne faccio una colpa al nostro Paese: è semplicemente una questione culturale. Siamo ancora un po’ indietro al fronte anglosassone, sia come linguaggio che come scrittura. Ci difendiamo invece bene sul suono: merito di produttori emergenti o già emersi, come nel caso dei miei amici Merk & Kremont e di Marnik, SDJM, Sunstars, Delayers. Quando il piano culturale sarà allineato, e il gap colmato, diventeremo competitivi a tutto raggio". La gavetta dance è stata importante. "Le melodie delle mie canzoni discendono da quegli ascolti, da un imprimatur progressive house". Il suo sogno? Lavorare con i Coldplay "per la loro magia e con Calvin Harris perché rappresenta il non plus ultra della libera visione dance". Ognuno ha i produttori del cuore che si merita: "I miei sono il duo dei 'Martin', ossia George Martin per il lavoro sui Beatles e il contemporaneo Max Martin, al mixer di Britney Spears, Backstreet Boys, Bon Jovi, Celine Dion, Katy Perry".


Il suo studio discografico è fisso e mobile nella sua testa. "È qui che si materializza e snoda il processo creativo, che vedo e ascolto i dettagli che mi serviranno per ottenere il brano finito. Registro e provo 'inside my head' tutte le possibili combinazioni tra gli strumenti, le voci e il mix. A visione terminata, la canzone è pronta: non mi resta che correre in studio, a tradurre con strumenti veri quello che avevo già sentito nella mia testa".