"Happy", il tormentone di "Cattivissimo me 2"
A fare infuriare Williams è stata l'idea, decisamente inopportuna, di suonare la sua Happy al comizio al quale Trump è intervenuto, poche ore dopo che un uomo armato aveva ucciso undici persone in una sinagoga di Pittsburgh. "Nel giorno dell'omicidio di massa di 11 esseri umani per mano di uno squilibrato nazionalista, ha fatto partire la canzone Happy davanti a una folla nell'ambito di un appuntamento politico in Indiana", ha scritto King nella lettera. "Ma non c'era nulla di felice nella tragedia inflitta al nostro Paese sabato e non è stato concesso alcun permesso per l'uso di questa canzone con questo scopo". King afferma che l'utilizzo di Happy senza consenso costituisce una violazione del copyright. "Pharrell non ha concesso, e continuerà a non farlo, il permesso di eseguire pubblicamente o diffondere la sua musica", ha aggiunto.
Oscar: Pharrell fa ballare Meryl Streep e le altre star
Non è la prima volta che il presidente ha problemi con i musicisti: già i Rolling Stones, Adele, Steven Tyler, Neil Young, Michael Stipe, il fratello di Prince e altri gli hanno intimato di smettere di usare i loro brani a scopo elettorale. Andando indietro nel tempo, c'è chi ricorda lo stop imposto da Bruce Springsteen all'allora presidente Usa Ronald Reagan, che usò la sua Born in the Usa per la campagna elettorale a metà degli anni 80.
Usa, da Pavarotti ai Rolling Stones: gli artisti che hanno detto "no" a Trump
La famiglia di Luciano Pavarotti ha formalmente invitato Donald Trump a non usare per la sua campagna elettorale i brani del cantante defunto. Lo ha fatto attraverso una lettera firmata dalle figlie Lorenza, Cristina e Giuliana e da Nicoletta Mantovani Pavarotti, nella quale ricordano "che i valori di fratellanza e solidarietà che Luciano Pavarotti ha espresso nel corso della sua carriera artistica sono incompatibili con la visione del mondo proposta dal candidato Donald Trump". Non è la prima volta che il magnate americano, candidato repubblicano alle elezioni di questo autunno, riceve una simile diffida da parte di un artista di fama internazionale. Prima della famiglia Pavarotti erano stati i Queen, i Rolling Stones e perfino Adele a vietare a Trump di usare la propria musica durante la campagna elettorale