Jeff Goldblum e la sua jazz band: "La musica è pura gioia"
Ernesto Assante
L'attore debutta come pianista con un suo album, registrato dal vivo con la Mildred Snitzer Orchestra. Un repertorio di classici tra Charles Mingus, Nina Simone e Herbie Hancock, e tanto altro swing
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Jeff Goldblum ama la musica. La ama al punto che, mentre parla al telefono, suona il suo pianoforte, accenna delle canzoni. Sì, perché a 66 anni, dopo una splendida carriera come attore (Il grande freddo, Silverado, La mosca, la saga Jurassic Park, Independence Day, Grand Budapest Hotel, I guardiani della galassia, tanto per citare alcuni dei suoi film), esordisce nel mondo della musica con un suo album, registrato dal vivo con la sua orchestra, la Mildred Snitzer Orchestra, nei leggendari studi della Capitol a Los Angeles. È un album meravigliosamente elegante e curiosamente "privato", suonato come se fossimo tutti stati invitati nel suo salotto, dove ha deciso di suonare un po' di musica per gli amici.
Jeff Goldblum, il suo primo disco con la Mildred Snitzer Orchestra
Con un repertorio di classici che conta, tra gli altri Nostalgia in Times Square di Charles Mingus, My baby just cares for me di Nina Simone e Cantaloupe Island di Herbie Hancock, con tanto altro swing e tanta altra qualità. "Ho sempre amato la musica", ci dice, "ma l'idea del disco è nata per caso: ero ospite in televisione del Graham Norton Show e assieme a me c'era anche Gregory Porter. Mi hanno chiesto se mi sarebbe piaciuto suonare qualcosa con lui e, ovviamente, ho detto di si. Abbiamo fatto Mona Lisa di Nat King Cole. C'era con lui un discografico della Decca che ha detto, 'beh, potrebbe essere una buona idea fare un album con Jeff'. E così è stato".
Un'esordio discografico che avviene oggi, ma lei è da sempre stato coinvolto nella musica.
"Ho studiato pianoforte da piccolo, musica classica ovviamente. Ma ero uno studente indisciplinato. Il mio insegnante allora mi diede Alley Cat di Bent Fabric e le cose cambiarono, iniziai ad appassionarmi a quegli accordi, muovevano qualcosa dentro di me. Quindi ho iniziato a suonare quando ero molto giovane, nella mia città, Pittsburgh e negli anni ho continuato a fare pratica e a fare concerti. Diciamo che è sempre stata una bella attività, ho sempre avuto tanti complimenti ai concerti, ma avere un album, addirittura in vinile, che ricorda quello che faccio con la band è una cosa notevole e inaspettata".
Jeff Goldblum in studio per il suo primo album: "Un'atmosfera da jazz club"
Come ha cominciato a suonare nei club?
"La storia è questa: un giorno mi sono chiuso nel posto più nascosto di casa, dove nessuno avrebbe potuto vedermi o sentirmi. Ho preso le pagine gialle e ho iniziato a telefonare a tutti i club, uno dopo l'altro, dicendo 'so che state cercando un pianista'. La maggior parte semplicemente rispondeva di non avere nemmeno un pianoforte, ma qualcuno disse, 'abbiamo un pianoforte, non lo suona nessuno, proviamo a sentire come sei'. E così ho conquistato un paio di club dai quali tutto è iniziato. Quindi ho messo su la mia band".
La copertina del disco Band che ha un nome singolare. Chi è Mildred Snitzer?
"Una vecchia amica della mia famiglia. Ha vissuto più di cento anni ed era una donna straordinaria. Mi piaceva l'idea di ricordarla e trovavo che come nome di un'orchestra fosse buffo".
La domanda è particolarmente stupida: è meglio recitare o suonare il pianoforte?
"Non c'è un meglio o un peggio, ma posso dire che le due cose stanno bene insieme, danno spazio a due diverse parti di me. Anzi no, sono una cosa sola, perché in entrambe c'è una parte di verità e una parte di finzione".
Ma la musica ha influenzato il suo modo di recitare?
"La musica ha influenzato il mio modo di recitare e la mia vita. Perché per me è pura gioia, non suono per nessun altro motivo che non la musica stessa. E questo ha cambiato anche il mio modo di recitare, non mi sento più giudicato, non sto ad aspettare quale sia la reazione del pubblico o se quello che faccio mi porterà da qualche parte. Faccio tutto per la ricerca della gioia, anche nella mia vita di tutti i giorni".
Qual è il jazz che ama di più?
"Quello dei grandi pianisti. Certamente Thelonious Monk, che ho imparato ad amare quando ero molto giovane e prendevo le mie prime lezioni di piano, mi piace il suo stile sempre sorprendente, e mi piacciono i suoi cappelli. E poi Errol Garner: a casa mia si ascoltava tantissimo e mio padre diceva di fare attenzione a come usava le pause. E ancora Bill Evans. Ma anche Miles Davis, nelle sue infinite incarnazioni".
Lei ha sempre avuto un ottimo rapporto con l'Italia.
"È un Paese che amo moltissimo e non solo per le cose ovvie come il cibo o la bellezza delle città. Sono l'atmosfera, la gente, i colori a rendere il vostro Paese speciale".