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Brian Eno contro l'Eurovision a Tel Aviv: "Sfrutterà il festival per distrarre dal suo comportamento illegale e immorale"

Il musicista si scaglia contro le politiche dello Stato ebraico su tutti i fronti: "Le azioni militari e i bombardamenti contro i palestinesi"

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LONDRA - Sulle pagine del Guardian, Brian Eno si scaglia contro lo svolgimento del festival di Eurovision 2019 a Tel Aviv. Il musicista e produttore inglese, noto attivista per la causa palestinese, spiega in un articolo molto netto le ragioni per cui secondo lui la manifestazione non dovrebbe tenersi in un “Paese come Israele che sfrutterà Eurovision per la sua propaganda politica e distrarre tutti dal suo comportamento illegale e immorale”.
 
Per Eno, da molto tempo critico di Israele, un festival come Eurovision che incarna i valori di tolleranza, uguaglianza e apoliticità, non dovrebbe tenersi in un Paese “che pratica una sorta di apartheid” nei confronti del palestinesi. Il musicista attacca lo Stato ebraico su tutti i fronti: “Le azioni militari e i bombardamenti contro i palestinesi, i loro artisti e i loro luoghi di cultura”, "come il centro Said al-Mishal" e “l’arresto della poetessa Dareen Tatour”, o “i giornalisti israeliani sottoposti a censura militare, come ha scritto Reporter senza Frontiere”. Per questi motivi, “assegnare a Israele l’organizzazione di un evento simile è una decisione assurda”, secondo l’opinione di Eno.
 
La posizione del musicista britannico ha generato polemiche soprattutto sui social network. Tra le varie reazioni, Jonny Gould, celebre giornalista di Sky News e di Bbc Live, ha fatto notare a Eno che “lo scorso anno Israele ha vinto Eurovision 2018” con la canzone Toy di Netta Barzilai, e quindi “tradizionalmente è la nazionale vincitrice della passata edizione ad organizzare quella successiva. Israele sta semplicemente organizzando un festival”, ha ribattuto Gould, “non lo sta sfruttando che propaganda. Propaganda che lei, Brian Eno, sta facendo insieme al Guardian”.