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Subsonica, il megashow conquista la Capitale, e c'è l'omaggio a Franco Battiato

Il tour della band torinese è sbarcato ieri sera, 21 febbraio, al Palalottomatica di Roma. Protagoniste le canzoni del nuovo album, '8', e un ospite speciale: Willie Peyote

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Ci siamo lamentati spesso negli anni passati del “provincialismo” della musica italiana, della sua poca capacità di guardare fuori dai nostri confini culturali, o di avere poca ambizione, di accontentarsi di “quanto basta” per arrivare ai vertici delle nostre classifiche, fare contento il proprio pubblico e nulla più. I Subsonica non sono mai stati così e non lo sono nemmeno oggi. Anzi, a giudicare dal concerto di ieri sera a Roma, la loro ambizione è sempre più grande, la loro è musica in grado di competere ad armi pari con quella delle più celebri e celebrate band internazionali, la loro forza e la loro energia è senza pari. E fanno musica italiana. Un concerto senza buchi e toppe, senza indecisioni e mezze misure, un concerto in cui I Subsonica ribadiscono, chiaramente, che sono loro la miglior band italiana in circolazione, e che al tempo stesso non sono in concorrenza con nessuno.


Sì, fanno partita a se stante i Subsonica, e lo dimostrano in un concerto che chiaramente li colloca in un meraviglioso ambito musicale che non ha nome, dove canzone, tecnologia, dance, elettronica, rap, rock, ma anche poesia, parola, sogni e desideri, si fondono in un insieme assolutamente originale. È la musica dei Subsonica, e basta. È il loro stile, inconfondibile, sempre in evoluzione, sempre attuale, come dimostra una sca letta che ha quasi trenta brani in grado di raccontare una storia completa e esaltante.

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Il bello è, davvero, che si tratta di un concerto che permette al pubblico di divertirsi, di saltare e ballare, ma anche di pensare e di prendere posizione. Sì, prendere posizione, come chiedono quando suonano Up Patriots to Arms di Franco Battiato, o con brani meno “autoevidenti” come Il cielo sopra Torino, Cielo in fiamme, che non parlano direttamente di “politica”, parlano di vita, della nostra vita.

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Suonano alla grande, sono tutti protagonisti, non c’è un leader che guida ma un eccellente “ensemble”, anzi una “band”, compatta e unita, che ha un frontman perfetto nei panni di Samuel ma che al tempo stesso si fa forte di ogni singola personalità del gruppo. Dal vivo il fatto che siano davvero una band si manifesta in maniera evidente, il collettivo fa premio sui singoli, i Subsonica sono qualcosa di più della somma dei singoli componenti, anche quando, come al centro della serata, portano in scena Willie Peyote, che francamente non sembra un “ospite”, ma un elemento di una piccola comunità artistica che sa anche essere aperta. E questo la gente lo avverte, e il pubblico respira, canta, salta, vive in sintonia perfetta con la band.
 
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Un concerto eccellente, insomma, di quelli che quando esci dalla sala pensi che il mondo, in fondo, non è poi così male, che il futuro può ancora riservarci delle sorprese, che la vita vale la pena di essere vissuta. È la forza della musica, la forza dei Subsonica.