Sleaford Mods, rabbia e caos ai tempi della Brexit: "Non avevamo nulla, ci ha salvati la musica"
Ernesto Assante
Jason Williams eAndrew Fearn, il duo che meglio rappresenta la 'working class' britannica oggi, non è ottimista: "Abbiamo fatto una vita di merda e ci siamo meritati quello che abbiamo ora. Il capitalismo? Ci 'mangerà' comunque vivi"
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Il rock è morto, dicono in tanti. Ma provate ad ascoltare un album degli Sleaford Mods e pensateci su. Sì, di rock non c'è nemmeno un'oncia, musicalmente parlando, ma non c'è nulla di altrettanto punk, nichilista e ribelle in circolazione. E di altrettanto entusiasmante, drammaticamente poetico, terribilmente disastrato e sorprendente, elettronico e moderno, rap e politico. Provate ad ascoltare Eaton Alive, il loro nuovo lavoro, e capirete perché questi eroi della nuova musica britannica, perfetti disadattati nel mondo della Brexit, hanno una buona carica eversiva e un notevole successo.
Eaton Alive è uscito da qualche settimana ed è il punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2007 a Nottingham che li ha portati ad essere una delle più brillanti realtà odierne, un miscuglio di punk, elettronica, rap e cronaca, che è esattamente al polo opposto del pop che domina le classifiche britanniche. Irriducibilmente contrario ad ogni forma di compromesso, Jason Williams, che con Andrew Fearn ha dato vita al duo, è la voce più potente della working class britannica, con tutta la rabbia, la confusione, l'insoddisfazione che questo comporta. "Cosa ci ha spinto verso la musica? La disperazione pura e semplice, non avevamo nulla, denaro, prospettive, niente. Non riuscivamo a uscire da una situazione terribile e quello che facevamo era lo specchio della nostra insoddisfazione. La nostra musica era fatta dei suoni della società che andava in pezzi, perché noi vivevamo alla coda di tutto, pessimi lavori, pessime paghe, ultimi e basta".
Nessuna speranza neanche adesso?
"Non credo che abbiamo speranza. Il mondo forse girerà ancora, in fin dei conti la razza umana è stata sul pianeta per molto tempo, ma il mondo è molto più antico, come organismo vitale siamo nella nostra infanzia sulla terra. Le cose cambieranno? Non ne sono certo, il capitalismo non cadrà presto, siamo tutti dei tossicodipendenti, io sono un consumatore tossicodipendente, tutti i miei amici lo sono, ci vorrà molto tempo perché le cose cambino davvero".
Di certo non fate più parte degli 'ultimi'...
"È vero, all'inizio avevo anche un certo senso di colpa, ma ora no, ho fatto una vita di merda per molto tempo, credo di essermi meritato quello che ho ottenuto".
Il titolo dell'album è un bel gioco di parole tra Eton, il college, e eaten, 'mangiato'...
"Si, Eton è un college nel sud dell'Inghilterra che ha cresciuto diverse generazioni di politici di destra, che hanno contribuito a formare la miseria odierna. Il titolo è un modo di ricordare per quale motivo avremo la Brexit, usando un gioco di parole. Saremo 'mangiati vivi', da un college costosissimo frequentato da gente ricca che della vita vera non ha nemmeno la più pallida idea, saremo mangiati vivi da chi fa le regole e domina la cultura. Non sono un complottista, ma non mi piace far finta che tutto va bene, e so che il capitalismo lavora dietro le tue spalle e non ti fa capire che tu sei l'ingrediente principale di una torta di merda che ti viene servita ogni giorno".
È un album in cui c'è una maggiore attenzione alla forma canzone.
"È vero, è un disco che ha una sua venatura di soul, abbiamo fatto due o tre pezzi proprio in questo senso. Abbiamo ascoltato molto Alexander O'Neal, Luther Vandross, Chaka Khan, con le influenze soul stiamo sperimentando da un po', dai tempi di English Tapas, l'ep che abbiamo pubblicato lo scorso anno. Ci piace l'idea di mixare atmosfere diverse, lo spirito r'n'b degli anni ottanta suonato da una punk band che usa strumenti digitali".
Quale credete sia il motivo principale del vostro successo?
"Certamente il fatto che non siamo nel mainstream e anche che i nostri primi lavori erano un grido aggressivo e potente. Abbiamo avuto successo in barba a quelli che governano radio, giornali e televisioni. Internet ha causato uno slittamento culturale nel mondo dei media e noi abbiamo colpito l'attenzione di quelli che non volevano più annoiarsi".