Con il Coro Papageno la musica unisce e trasporta oltre le sbarre
di ANNA BANDETTINI
La prima formazione corale in Italia di detenuti, maschi e femmine della Casa Circondariale Rocco d'Amato di Bologna domani si esibisce con il celebre jazzista Uri Caine
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È una commozione difficile da spiegare, racconta il Maestro Michele Napolitano, che da molti anni li segue, insegna loro la musica e li dirige. "Posso solo dire che nei due concerti della stagione che abbiamo fatto, uno interno al carcere per i detenuti e uno aperto al pubblico sempre in carcere, dove la gente entra pagando, su alcuni brani i coristi si tenevano abbracciati, emozionati, come uniti da un sentimento che finalmente era vivo e vero". L'esperienza, così toccante, è quella del Coro Papageno, un nome mozartiano per la prima formazione corale in Italia di detenuti, maschi e femmine (e anche questa è una originalità perché in genere fanno attività separati) della Casa Circondariale Rocco d'Amato di Bologna, uniti in un coro polifonico, sotto l'egida dell'Associazione Mozart 14, ma nato nel 2011 sotto la stella di Claudio Abbado, perché il celebre direttore era convinto che la musica fosse un efficace strumento di riscatto sociale.
Oggi è la figlia Alessandra a portare avanti quel suo progetto e il Coro Papageno, via via cresciuto artisticamente, è diventato un ensemble applaudito e ora aggiunge al suo carnet di successi, un altro appuntamento importante e curioso: domani alle 17, sempre diretto da Michele Napolitano, si esibirà per la prima volta a Bologna, la città che lo ha visto nascere, fuori dal carcere, al Teatro Auditorium Manzoni (ore 17) e per di più insieme al trio di Uri Caine, uno dei grandi del jazz americano contemporaneo, oltre che un artista sensibile ai diritti civili. Il concerto si intitola Change!, come un brano di Uri Caine, scritto proprio per celebrare Octavious Catto, attivista dei diritti civili e fautore dell'integrazione della popolazione nera nell’America post guerra civile. "La musica è sempre politica, e deve affrontare i problemi che ci attendono in quest’epoca", dice Uri Caine.
"Un pezzo molto bello e molto complesso - spiega Napolitano - impossibile eseguirlo per il coro: ci sarebbe voluto un lungo tempo di preparazione. Così sarà Uri Caine in trio con Clarence Penn e Mark Helias a presentarlo. Noi del Coro Papageno faremo meglio le cose su cui abbiamo lavorato tutto l'anno, il nostro repertorio consueto. Faremo, perciò, un viaggio in varie culture di tutto il mondo, dall'est Europa all'Africa e al mondo arabo. Sarà un viaggio che unirà varie componenti culturali del coro stesso e vari brani del nostro repertorio a cappella, per poi intrecciarci al ritmo di Uri Caine, e del Quartetto Mirus che ci accompagnerà". Già apprezzato nel concerto in Senato in occasione dell'anno Europeo della musica 2016, in Vaticano per il Giubileo dei Carcerati sempre nel 2016 e nello show tv di Mika Stasera a casa di Mika, il Coro Papageno è la prova del potere della musica nel cancellare barriere e pregiudizi e nell'insegnare l’ascolto reciproco, la collaborazione e la condivisione, utile per cantare bene ma anche per vivere insieme, per il rispetto degli altri, per costrire legami e relazioni fra le persone, "favorendo l'integrazione e la convivenza civile", sottolinea Napolitano.
"La cosa bella è che alcuni dei detenuti cantano per la prima volta nella loro vita, ma è la forza del gruppo che ti fa crescere musicalmente e non solo -continua- Io li guido, ma non conosco il loro passato; è meglio, mi facilita in un rapporto puro non contaminato da giudizi pregiudizi magari naturali. E questo mi permette di costruire relazioni forti. Noi stiamo molto assieme. Facciamo prove quotidiane, separatamente, con i maschi prima e poi con le femmine. Collaborano con noi Stefania Martin, il pianista Claudio Napolitano e una volta al mese un gruppo di volontari che cantano nei cori in città, per guidare la sezione dei bassi, dei tenori... E mi sembra un fatto bello e interessante che delle persone si prendono cura dei detenuti. Io consiglierei a tutti di cantare in coro. E’ ormai anche scientificamente dimostrato il benessere che dà mettere in relazione la propria voce con quella di altri, è un benessere psicofisico. E poi porta lontano perché fa emozionare ci mette in contatto col nostro interno ma anche ci abitua ad ascoltare gli altri. Cantando insieme, le persone entrano in relazione e costruiscono nuovi legami”.