Paolo Belli versione 3.0: "Quella volta che dissi no a Ballando con le Stelle..."
di LUIGI PANELLA
Paolo Belli con Milly Carlucci (foto Rai)
Il cantante celebra con un album (anticipato dal singolo ‘Sei il mio giorno di sole’) 30 anni di carriera: "Ma quel punto è importante, 30 mi faceva sentire vecchio". E sul 14esimo anno allo show: "Dissi no, ma Milly Carlucci mi disse che erano solo 4 puntate. Siamo arrivati a 151..."
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“E pensare che quando mi chiamarono a ‘Ballando con le Stelle’ dissi di no. Poi Milly Carlucci, con la sua grazia, mi convinse. 'Dai – disse – sono solo 4 puntate'. Ne abbiamo fatte 151...”. Paolo Belli, nonostante siano passati 14 anni, parlando di quell’episodio trasmette il senso dello scampato pericolo. “Avrei fatto una sciocchezza immensa. E’ un programma che non smette di piacere perché c’è tutto. Ballo, canto, intrattenimento, lo possiamo definire il varietà dei varietà”.
Lo show del sabato sera si è concluso, ma guai a pronunciare la parola riposo, anzi. ‘Sei il mio giorno di sole’ è il suo singolo appena uscito: “E’ una solare e calda dichiarazione d’amore”, spiega. Un brano nato per pochi intimi: “Con la Big Band abbiamo la fortuna di lavorare tutto l'anno, il che non è poco visto che 30 famiglie dipendono da questo. In questo essere sempre in giro, tra un concerto e l’altro ho composto questa canzone. Una cosa solo per noi fino a quando l’ha ascoltata il discografico. Ha intuito che poteva essere una canzone per l'estate, o come si dice adesso, un tormentone, ed eccoci qua...”
Un singolo che anticipa 3.0, un album che celebra trenta anni di carriera. “Ma non va sottovalutata l'importanza di quel punto. L'ho deciso guardandomi allo specchio e vedendo qualche ruga di troppo. Insomma, quel 30 appesantiva troppo…”. Rughe che ‘allena’ con la passione per il ciclismo: “Mi sono appena fatto tre ore di bici. L'abbiamo nel Dna, mio fratello sta preparandosi per fare la Parigi-Brest. A proposito, visto Carapaz che Giro? Un campione, anche se forse Vincenzo (Nibali ndr) lo ha un po' sottovalutato”.
Dallo sport una lezione insomma, mai dare niente per scontato: “Guardate Lasse Matberg. Nelle prime 13 edizioni di Ballando avevo sempre capito chi potesse vincere già dalla prima settimana. Stavolta no. Non avevo previsto le possibilità di un gigante con un fisico alla Klitschko (statuario pugile, ex campione del mondo dei pesi massimi, ndr) che si muove con l’eleganza di Roberto Bolle. Sorprendente”. La vittoria di Lasse potrebbe far passare il messaggio che con il lavoro i risultati arrivano sempre. “Va be, il talento è necessario averlo, ma non basta. Il segreto è lavorare 'preoccupati' del pubblico. Penso sempre che chi viene a vederci entra ad una festa. Deve divertirsi, sentirsi partecipe della nostra gioia. Del resto la nostra filosofia è quella delle grandi band degli anni 50 e 60, Fred Buscaglione, Renato Carosone, riprese poi in tempi più recenti da Renzo Arbore”.
Una tipologia di spettacolo che fa di Belli una figura antitetica al cantante intellettuale. Ciò nonostante è corretto definirlo come artista di impegnata leggerezza: “Il mio professore al conservatorio diceva sempre che la musica è il gioco più serio che ci sia. Quindi non bisogna mai adagiarsi. Io ad esempio continuo sempre a studiare”. Un fiume in piena senza confini, nel vero senso del termine: “Dopo Telethon e Ballando volevamo fare una tour in Italia, ma poi sono arrivate richieste dal Canada e dal Sud America. E allora faccio mia una frase di John Belushi: 'Siamo in missione per conto di Dio...'”