Peppino di Capri negli anni Novanta con Raffaella Carrà
Peppino di Capri, 80 anni e non sentirli: auguri all'artista che ha fatto ballare l'Italia
Il compleanno di uno degli artisti più amati di sempre che ha reso "cool" la canzone napoletana. Grazie a lui la scoperta del twist, le sue canzoni sono degli evergreen, alcuni titoli veri e propri tormentoni
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Ci sono i ragazzi rock, come Mick Jagger, che hanno dato alla loro vita la stessa impronta della musica che hanno portato in giro per il mondo, e ci sono i ragazzi twist che quando li senti cantare pensi a quel dondolìo allegro, nient'affatto aggressivo, che sa di divertimento e spensieratezza. Noi il ragazzo twist ce l'abbiamo ed è l'emblema del genere, compie ottant'anni ma l'anagrafe, in questo caso, è un dettaglio. Quelli così non invecchiano e, anzi, per molte generazioni sono l'emblema di gioventù e anni felici. Tanti auguri a Peppino di Capri, amatissimo in Italia e nel mondo, testi che sono entrati nel lessico comune perché ci puoi scommettere che, se qualcuno pronuncia la parola "champagne", c'è qualcun altro che subito aggiunge "per brindare a un incontro". Ottant'anni (domani il 27 luglio) e sessanta di carriera celebrati un anno fa al San Carlo di Napoli, non tutte gioie perché al destino frega poco che tu sia twist o rock, e a Peppino è mancata la moglie amatissima poco tempo fa, Giuliana, malata da tempo. Per questo, dicono, non festeggerà il compleanno ma l'affetto dei fan, quello no, non lo puoi fermare.
Post Festival, "Champagne": Peppino di Capri fa innamorare
Peppino di Capri è il simbolo dell'Italia che si voleva divertire, l'Italia che aspettava il Boom e poi lo viveva fino in fondo ascoltando le sue canzoni e partecipando alla sua rivoluzione, dolce e rock'n'roll, che sapeva un po' di America e un po' di luna caprese, un po' di modernità e un po' di tradizione, un po' di mozzarella e un po' di Costa Azzurra, un po' di sandali di cuoio lavorati a mano e un po' di giacche di lamé, quelle che indossava quando suonava nei night club con gli occhialoni spessi, tanto glam come si direbbe oggi, già un po' beat, di sicuro avanti come pochi tant'è che fu ammesso alla corte dei Beatles, sul palco (con i New Dada, Le Ombre, Fausto Leali e Guidone) prima di loro nella celebre tournée italiana del 1965.
Post Festival, Peppino Di Capri: "Quando cantai prima dei Beatles"
Un'arte, la sua che ha attraversato e continua ad attraversare stili e generazioni, un timbro inconfondibile, la voce così nasale, la melodia e il coraggio di shakerare nuove musiche e canzone napoletana, mai tanto cool come nelle sue canzoni. Vulgata vuole che già a quattro anni si esibisse per i militari americani di stanza a Capri, bimbo prodigio, prima di fare gavetta nei night club dell'isola quand'era ancora il paradiso che tutti i turisti del mondo sognavano di visitare e non il teatro di maratone giapponesi mordi-e-fuggi, scendi dall'aliscafo gira in tondo e riparti, com'è oggi. Il segreto è nella parola Malatia, il titolo del primo grande successo che lo catapulta nell'olimpo delle star insieme ai Rockers, la sua band. Da quel momento è un rosario di evergreen che hanno fatto ballare - e innamorare - pure i faraglioni, Don't play that song, Voce 'e notte, Luna caprese, Nun è peccato, St. Tropez twist, Nessuno al mondo, Let's twist again, quest'ultimo il suo disco più venduto.
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Il passaggio dagli anni Sessanta ai più complessi Settanta lo lascia indenne, con Me chiamme ammore vince l'ultimo Festival di Napoli nel 1970, partecipa a ben quindici Festival di Sanremo, roba da record, ne vince due, quello del '73 con Un grande amore e niente più e quello del '76 con Non lo faccio più. Un canzoniere praticamente sterminato che è anche un viaggio nella storia e nel costume degli italiani e pure nella sua privata, di storia, basta pensare a Roberta, la canzone dedicata all'allora moglie Roberta Stoppa, un tormentone sempre vivo che ai suoi concerti il pubblico canta a squarciagola, quel pubblico che lo ama e che lo segue, trasversale, giovane e meno giovane, un ideale passaggio di consegne fra chi ha vissuto l'epoca d'oro del nostro paese e chi ha imparato a conoscerla dai vinili di mamma e papà.