Spettacoli

la kermesse

Premio De André, vincono le giovani donne

Lamine (foto di Danilo D'Auria) 
Lamine conquista la giuria guidata da Dori Ghezzi, Alice Clarini la più votata online dai lettori di Repubblica. La targa Faber a Niccolò Fabi che ricorda la poesia del cantautore e critica il cast di Sanremo: "Mi sembra semplicemente quello che è, un programma con una regia televisiva"
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Lamine, nome d'arte di Viviana Strambelli, vince il premio De André edizione numero 18 con il suo rock d'autore che mette insieme diversi ingredienti in un originale cocktail di grinta, eleganza e suggestione. Come nel brano Non è tardi, che ha convinto la giuria guidata da Dori Ghezzi, compagna del padre della canzone d'autore scomparso 21 anni fa. Ma in un certo senso più vivo di prima nell'immaginario collettivo che ormai ha consacrato come classici i suoi grandi capolavori. Grazie anche a manifestazioni che da vent'anni continuano a divulgare uno specifico modo di intendere la canzone, profondamente legato a un approccio poetico. Con uno sguardo sul dettaglio più che sul totale e un'attenzione all'altro più che alla massa. Un lavoro che vede in campo anche altri contest che mettono in mostra i giovani cantautori, da Musicultura al Premio Bianca D'Aponte.

Niccolò Fabi con Dori Ghezzi (foto di Danilo D'Auria) 

Quasi un network della qualità musicale che vive di ottima salute con numeri sempre crescenti di partecipanti e di pubblico. E non è un caso se più di un artista in gara al De André è già passato da alcuni degli altri concorsi (proprio come la vincitrice Lamine che pochi mesi fa ha conquistato la critica al D'Aponte). Insomma una sorta di syndication alternativa ai talent dove spesso la musica è in secondo piano o addirittura un pretesto per catturare ascolti televisivi in altro modo. Al contrario sul palco del premio De André - che giovedì 16 gennaio era quello dell'Auditorium Parco della Musica a Roma - artigianato è la parola d'ordine, anche a vedere chi tra gli artisti affermati ha conquistato le palme dell'annata. Ovvero Niccolò Fabi - targa Faber - che ha cantato piano e voce Scotta dal recente album Tradizione e tradimento. "Fabrizio aveva un valore simbolico" ha detto l'artista, "perché ha trasformato la canzone da arte povera a qualcosa con un sua precisa identità poetica". Che poi è il senso complessivo del successo di queste manifestazioni. Per poi aggiungere, dietro le quinte, un commento all'imminente festival di Sanremo, dove ha partecipato agli inizi della carriera: "Stiamo parlando di una storia finita 22 anni fa e pacificamente interrotta, perché per fortuna non ho più tentazioni del genere" ha raccontato, criticando poi il cast artistico, quest'anno targato Amadeus: "Mi sembra semplicemente quello che è, un programma con una regia televisiva con tutto ciò che l'essere televisivo comporta".

Tra gli ospiti speciali anche gli Ex Otago (Quelli che cantano Fabrizio): sul palco hanno proposto Amore che vieni amore che vai. I lettori di Repubblica hanno votato online per Alice Clarini, che con Qui non c'è il mare ha esplorato i territori della canzone d'autore con un tocco pop di grande respiro evocativo. Gli altri giovani finalisti si sono alternati a ritmi serrati sul palco a partire dagli Alter ego con Maschere, poi i Capo di Buona Speranza (Questa idea di libertà), Franz con L'America,  Giulia Ventisette (Mio fratello). E ancora: Micaela Tempesta con 060607 (Napoli), Molla (2accordi), Sale con L'innocenza dentro me, Sebastiano Pagliuca (Con le orecchie sotto il mare), Stona con Santa pazienza, Studio Illegale  (Al di qua) e Zuin con Hannah Baker. Tutti con diverse declinazioni della canzone e del rock d'autore, spesso fuori dagli schemi a costo di esagerare piuttosto che rischiare di omologarsi. Arrivati da (quasi) ogni angolo d'Italia a formare un mosaico di nuovi segnali musicali. E punta di un iceberg che all'inizio contava centinaia di candidati, scremati dagli organizzatori di iCompany con la direttrice artistica Luisa Melis e con il sostegno della Siae.