Coronavirus, Luca Barbarossa canta 'Non è inutile': musica e amici per raccogliere fondi
Ernesto Assante
Il cantautore pubblica un brano ispirato a una lettera di Ettore Scola, tutto il ricavato sarà devoluto all'Istituto Spallanzani di Roma e agli operatori in prima linea contro il Covid 19
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Se è vero che tutti noi siamo importanti in questa battaglia contro il coronavirus, anche semplicemente restando a casa, indossando una mascherina, mantenendo la distanza, è vero anche che tutto serve per fare in modo che le cose vadano meglio. Anche una canzone. Anzi, la musica in questo momento incredibile della nostra vita, è diventata anche più importante, non solo colonna sonora di altre attività strumento di condivisione di sentimenti, di emozioni, di amore. Canzoni che, come nel caso del nuovo brano di Luca Barbarossa, intitolato non casualmente Non è inutile, vogliono essere anche uno strumento di aiuto concreto. Non solo per essere idealmente vicini ai medici, agli infermieri e ai ricercatori che lottano in prima linea ma anche per raccogliere fondi necessari alla ricerca. Il nuovo brano di Barbarossa, accompagnato da un video girato in questi giorni di lockdown da amici, artisti, gente comune e per questo importante, sostiene, devolvendo tutto il ricavato, una raccolta fondi per l’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma, da sempre un’eccellenza mondiale nel campo delle malattie infettive, “che ha bisogno del sostegno di tutti noi che beneficiamo delle indiscutibili competenze messe in campo”, sottolinea Barbarossa.
Covid 19, Luca Barbarossa e 'Non è inutile', una canzone per lo Spallanzani
Com’è nata questa canzone?
“Qualche mese fa, leggendo il libro di Paola e Silvia Scola, intitolato Chiamiamo il babbo, dedicato al loro padre Ettore Scola, ho visto che c’era una lettera molto bella che Ettore aveva scritto alla figlia Paola quando lei era un adolescente in crisi. E’ una lettera da grande artista e da tenerissimo padre, e una delle frasi iniziali è proprio “non è inutile”. Ho telefonato subito a Paola e Silvia e ho detto loro che quella lettera mi ispirava grandi cose. E così ho scritto un testo partendo da quella frase e l’ho fatto leggere alle figlie di Ettore, personaggio che amavo molto, che avevo avuto il piacere di intervistare e con il quale avevo trascorso alcune belle serate, diventando 'compagno d’osteria' da Otello alla Concordia, ci ho costruito sopra una canzone, alcuni mesi fa”.
Come mai ha pensato si pubblicarla adesso?
“Ho riascoltato il testo e il momento mi è sembrato giusto, alla luce di tutto quello che sta accadendo. E poi volevo rendermi utile, io il medico o l’infermiere o il ricercatore non lo so fare, cantare musica dai balconi e importante, ma sentivo che avrei potuto fare qualcosa di più. Ho deciso di farla diventare un video dove intervengono tanti amici, alcuni dei quali noti accanto ad altre persone speciali ma comuni, per fare una raccolta fondi, in accordo con la Regione Lazio e l’Istituto Lazzaro Spallanzani, per la riceca sul Covid 19. Lo Spallanzani è un’eccellenza nella ricerca e ha dato una risposta straordinaria in questa crisi. Io vivo davanti allo Spallanzani da quarant’anni, conosco molti dello staff, del personale sanitario, tanti che vivono qui nel mio quartiere, ho toccato con mano la loro competenza. Andiamo incontro a una battaglia lunga e il nostro appoggio credo che il nostro appoggio a chi sta studiando una vita d’uscita che possa essere importante. Così come una piccola emozione spero provocata dal video e della canzone spero rafforzi il senso della comunità che abbiamo sentito molto forte in questi giorni”.
Una canzone, dunque, che “non è inutile”…
“Non noi mai scritto canzoni che avessero un senso solo in un momento o che sia stata funzionale a qualcosa. Ho sempre scritto affinchè le mie canzoni possano essere ascoltabili e ci si possa riconoscere nei versi, in qualsiasi epoca, momento, che lo potesse fare qualunque persona. Anche questa era nata in un altro momento e per altri motivi, pensando all’amore di un padre per la figlia, pensando alla mancanza di uno sguardo come quello di Ettore Scola. Mi fa venire i brividi il fatto che la canzone sia diventata attuale, perché tutti noi abbiamo avuto la percezione di quanti sguardi abbiamo perso, quelli di persone anziane e care, quello del personale del mondo della sanità morti per salvare le nostre vite. Mi colpisce che le parole che ho scritto possano assumere un altro significato, ma è così. Non ho meriti, sono degli altri che hanno dato con i loro gesti e le loro vite, sono loro che hanno dato ancora più valore a quello che avevo scritto”.