Spettacoli

Viola Valentino, oltre 'Comprami', un nuovo disco e un punto fermo: "Canto solo storie vere, non mi faccio sconti"

Nell'oggi dominato dal virus ("questo presente è l'unico che abbiamo, sono credente ma non praticante") torna, con un nuovo disco, l'interprete della hit a lungo contestata. Per raccontare, come ha sempre fatto, una carriera di curiosi incontri. Da Gino Paoli a Riki Maiocchi dei Camaleonti. E di quella volta che Vasco Rossi...

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Quarant'anni fa suscitò l'ira delle femministe cantando 'se non vuoi restare da solo, vieni qui e fatti un regalo. Comprami, io sono in vendita', anzi sussurrandolo con una sensualità tale che a comprarla, anzi a comprare il disco, fu mezzo milione di persone. Ma il paradossale è che Viola Valentino è tutt'altro che la donna oggetto di Comprami, avendo cantato in carriera temi sociali come la violenza sulle donne e l'omofobia. Esemplari nel primo caso I tacchi di Giada, nel secondo Domani è un altro giorno. Canzoni che si ritrovano nel nuovo disco E sarà per sempre, che include anche due cover (Che mi importa del mondo di Rita Pavone e La mia storia tra le dita di Gianluca Grignani) e tre inediti, tra cui spicca Da qui all'eternità, scritto da Cristiano Minellono, proprio l'autore di Comprami.


Insomma, signora Valentino, c'è di che parlare. Cominciando proprio da Minellono, magari.
"Il rapporto con Cristiano non si è mai spezzato in questi anni, anche se è vero che dopo Comprami non aveva più scritto niente per me. Eravamo rimasti amici, ma non c'era più stata l'occasione. Stavolta ha preso spunto proprio dall’età, per parlare d’amore, ma un amore maturo, ragionato e cosciente che però non ha perso l’allegria e la passione che lo faceva volare".

Di tutte le polemiche per Comprami cosa ricorda?
"Che per fortuna durarono poco: col tempo è stata capita nella sua ironia. Ora la sento cantare a gente che va dai 6 ai 60 anni. E non ne posso più: di sentirla, sia chiaro. Di cantarla sono felicissima sempre".

Non le dà fastidio che il grande pubblico la identifichi sempre e solo con questa canzone?
"Certo, visto che credo di aver fatto anche tanto altro, e chi ha voglia e tempo di ascoltare il resto del mio repertorio sa che sono ben diversa: se si bada solo a Comprami potrei essere presa per una che ha cantato l'esatto contrario di ciò che ho fatto nella mia vita. Detto questo, non posso non essere grata a un brano che ha stravenduto e mi ha regalato una popolarità immensa. Il problema, appunto, è essere identificata solo con quello".


Una canzone che, come un noto settimanale, vanta innumerevoli tentativi di imitazione.
"E tutti malriusciti, se posso dirlo. Anzi, a dirla tutta inascoltabili. È come se Yesterday venisse cantata da Nino D'Angelo, lo dico con affetto per Nino e con la consapevolezza che Comprami non è Yesterday, ma è solo una buona canzonetta. Però non è facile da cantare, malgrado le apparenze. Tempo fa mi hanno invitato a Tale e quale Show, dove Matilde Brandi mi imitava. Fisicamente era davvero identica a me, l'esecuzione decisamente no, malgrado le avessi dato alcuni consigli".

Di tutto quel periodo, i primi anni Ottanta, in cui ha avuto altri grandi successi come Sei una bomba, Romantici e Sola cosa ricorda?
"Tutto, e con piacere. Facevo canzoni a cui la gente si affezionava. Sola, per esempio, era nel film Delitto sull'autostrada, con Tomas Milian, della serie del Monnezza, ci ho pure recitato. Non era un gran film ma ebbe un grande successo. Però in generale io preferisco pensare al presente e al futuro, che cullarmi nel passato".

Anche se il presente è quello del virus?
"È l'unico presente che abbiamo. Certo che ho paura, ma affronto i tempi come tutti, ho la fortuna di avere la fede, di potermi aggrappare una preghiera per rasserenarmi. Non a caso tra le canzoni c'è Inno alla vita, con una poesia di Madre Teresa di Calcutta. Sono credente ma non praticante, anche quando le messe si tenevano entravo in chiesa per pregare da sola. Il mio motto è: 'Fai quello che il prete dice e non quello che il prete fa'. Ma avere fede adesso è particolarmente utile, ti dà coraggio".


Ci vuole coraggio anche nel fare un disco adesso: virus a parte, si sa che non vendono più.
"Oh certo. Naturalmente l'uscita dell'album era stata programmata ben prima dell'epidemia. Poi è vero che non vendono ma vengono ascoltati, un riscontro c'è, se sanno parlare alla gente, e sto avendo delle belle risposte: chi ascolta questo disco lo apprezza molto, le canzoni sembrano parlare dell'oggi. Naturalmente il disco è nato per essere portato in concerto. Non so quando potrò farlo, ma io sono sempre pronta: non c'è niente come salire su un palco e dare emozioni, per me. Perdipiù i live sono ormai l'unico mezzo di sostentamento per noi. Infine c'è anche un motivo personale: le canzoni già edite sono tratte da tre dischi che hanno avuto come produttore esecutivo Luigi Matta, una persona fantastica che di lavoro era geometra, ma amava talmente la musica da voler lavorare con me. L'ho voluto omaggiare così. Non sono tanto conosciute ma sono davvero belle".

Ce n'è una che balza agli occhi già dal titolo. Vuole dirlo lei?
"Immagino parli di Stronza. Eh sì, bella canzone, ma di pochissimo successo, boicottata già in partenza dalle radio per via del titolo. Però i miei fan la amano e me la chiedono sempre in concerto. Si immagini la scena: tutto il pubblico che inizia a gridarmi 'stronza! Stronza!'. Uno che passasse di lì per caso penserebbe che mi stanno contestando e invece è l'esatto contrario. È la storia della mia vita sentimentale, non mi faccio sconti. Ma tutte le mie canzoni sono tratte da storie vere".

Anche quelle su omofobia e violenza contro le donne?
"Certo. La Giada che ha subito vessazioni e pestaggi esiste davvero, ovviamente ha un altro nome. Quanto all'omofobia ricordo la scena: ero in provincia di Sondrio anni fa e alla fine di un concerto come sempre ricevetti i fan che volevano raccontarmi le loro mozioni. C'era anche questo ragazzino, sui 14 anni, che mi confessò di essere gay, con tutte le paure del caso, specie in una piccola provincia. Gli diedi qualche consiglio su come superare questo minimo problema, perché per me questo è l'omosessualità: un non problema. Ma qualche mese dopo si impiccò. Una storia terribile, che ho voluto raccontare in Domani è un altro giorno".


Senta, chiudiamo sorridendo con un paio di aneddoti su suoi colleghi celebri. Tipo Vasco Rossi.
"Oh, qui andiamo al 1982, al mio primo Sanremo. Eravamo in gara entrambi, lui salì sul palco e cantò Vado al massimo, alla fine prese il microfono, tanto era tutto in playback, lo mise in tasca e se ne andò. E io mi trovai sul palco senza il microfono. Gli sono molto affezionata, i miei concerti si chiudono sempre con Albachiara".

E Lucio Battisti? Ci racconta di quando lo batté?
"Questa è proprio preistoria, parliamo del 1969. Avevo 14 anni, facevo la modella. Riki Maiocchi dei Camaleonti mi chiese di accompagnarlo a consegnare una audiocassetta e incontrammo per caso Gino Paoli, che fu colpito dal mio look e mi propose di incidere una canzone. Divenne insomma il mio produttore, con una canzone, Dixie, secondo me bruttina forte. E per fare promozione mi ritrovai ospite della tv della Svizzera Italiana, nella trasmissione Hit Parade, condotta da Mascia Cantoni, dove due canzoni si affrontavano e una giuria sceglieva la vincitrice. La mia avversaria era Acqua azzurra acqua chiara cantata da Battisti, ai tempi sconosciuto quanto me. Ebbene, per motivi ancora incomprensibili vinsi io. E questa minima soddisfazione posso dire di averla avuta nella mia carriera. Per fortuna non solo questa".