Stevie Wonder, i 70 anni di Mr. Wonderful, il suono caldo della black music
Ernesto Assante
Stevland Hardaway Morris ha attraversato tutti gli stili della musica afroamericana, dal blues al gospel fino al soul, jazz, rap, spiritual e rhythm’n’blues. Senza dimenticare l'impegno e il pop: che lo ha portato nelle case di tutto il mondo
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Ho avuto il piacere di festeggiare un compleanno di Stevie Wonder con un suo concerto. Era il 13 maggio del 1989, Wonder festeggiava 39 anni con uno spettacolo a Londra, alla Wembley Arena, primo di sette show da 15mila persone l’uno, una serata bellissima, conclusa ovviamente con un corale Happy Birthday, tra lacrime e applausi.
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Oggi Mr. Wonderful ne festeggia settanta, ed è il compleanno di una delle più straordinarie, innovative, geniali, meravigliose personalità dell’intera storia della musica. Settant’anni, la maggior parte dei quali passati a celebrare la grandezza della musica afroamericana, in tutte le sue forme, blues, gospel, soul, jazz, rap, pop, spiritual, rhythm’n’blues, di quel suono nero che passa sotto infinite sigle e stili, ma che ha un’unica grande matrice nella musicalità africana. Anni di successi, spesso grandiosi, altre volte meno spettacolari e brillanti, ma sempre legati alla sua voce, al suo modo semplice e allo stesso tempo complesso di far musica e di parlare al cuore del suo pubblico.
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È sulle scene dal 1961, quando aveva soltanto undici anni ottenne il suo primo contratto discografico per la leggendaria Tamla Motown di Detroit e diventò Little Stevie Wonder, il piccolo 'Stevie Meraviglia', perché era giovanissimo, cieco e incredibilmente bravo, sapeva già suonare molti strumenti e cantava con una voce fuori dall’ordinario.
Nei quarantanove anni seguenti Wonder venderà oltre cento milioni di dischi, in tutti e quattro i continenti, attraversando generi, stili e mode come nessun altro ha saputo fare, vincendo 25 Grammy Awards e un’altra infinità di premi, trai quali anche un Oscar. E il bello è che, al di la di etichette e stili, la musica di Stevie Wonder è un universo a se stante, simile solo a se stessa e in grado di cambiare costantemente, come ha dimostrato in un decennio dopo l’altro, viaggiando senza sosta in un mondo di suoni che sembra non avere confini e limiti, scrivendo canzoni che hanno saputo muoversi con eleganza al di fuori ed al di là dei limiti del tempo, mescolando leggerezza e impegno sociale e politico, lanciando un grandissimo e universale messaggio di amore e di pace che gli ha fatto meritatamente guadagnare la nomina di 'Messaggero di pace' delle Nazioni Unite.
Ci sono ben cinque decenni di musica nera che si incontrano nel suo canzoniere, gli anni Sessanta, con il rythm’n’blues, quando Little Stevie cantava canzoni passate alla storia come Uptight o Signed Sealed Delivererd; ci sono gli anni Settanta, la stagione d'oro della musica di Wonder, la sua era più prolifica e fruttuosa, quella nella quale ha praticamente cercato di definire un vero e proprio linguaggio musicale, capace di fondere le radici del blues e del soul con la comunicazione del pop e del rock, con jazz e il funk, senza cedere a compromessi, proseguendo su di una strada che ha saputo condurlo contemporaneamente negli anni Ottanta verso l’Africa e verso l’Europa, verso il reggae e i ritmi latini, gli anni Novanta con la scoperta del rap e del pop, fino agli anni Duemila e l’incontro con l’elettronica.
Non c’è cantante nero che non debba qualcosa al suo stile, non c’è grande personaggio della musica afroamericana, in particolare Michael Jackson e Prince, che non abbiano imparato a memoria la sua lezione, non c’è grande artista che non abbia voluto collaborare con lui e quelli che ci sono riusciti, da Paul McCartney a Whitney Houston, da Beyoncé a Pharrell Williams, da Ray Charles a George Michael, fino a Frank Sinatra, hanno segnato quel giorno come un giorno da ricordare per sempre.
Le canzoni? Troppo lungo l’elenco per ricordarle tutte, una playlist ideale non potrebbe non contenere le già citate Uptight e Signed, Sealed, Delivered, Master Blaster (Jammin'), Living For The City, You are the sunshine of my life, Superstition, Sir Duke, I just called to say i love you, I Wish, Higher Ground, Don’t you worry ‘bout a thing, ma ne mancherebbero comunque troppe. Perché ognuno di noi ha una canzone di Wonder al quale è legato, una canzone con la quale ricorda un momento particolare della propria vita, perché Stevie e le sue canzoni sono sempre stati con noi e spesso, per fortuna, hanno reso le nostre giornate migliori. Ed è per la grande musica che ci ha regalato che noi oggi, con il cuore, gli auguriamo buon compleanno.