Spettacoli

I Têtes de Bois offrono il loro palco a pedali: "Per concerti e spettacoli, perfetti postcoronavirus"

I Têtes de Bois offrono il loro palco a pedali: "Per concerti e spettacoli, perfetti postcoronavirus"
Un sistema per avere un eco-concerto azionato dall'energia generata dalle pedalate degli spettatori, creato dieci anni fa, può tornare utile nell'estate in cui distanziamento e attenzione all'ambiente sono un obbligo
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Un'idea tuttora unica al mondo, in linea con l'estate degli eventi in socialità alternativa che verrà. Solo che in questo caso ci si sentirebbe molto meno soli. Distanziati sì, ma sinergici. Disuniti, ma indivisibili. Vicini e
irraggiungibili. Sudare tutti insieme, senza scambio di droplet, per un obiettivo comune. Di quelli che nelle fasi zero della nostra esistenza davamo per scontati. Alimentare alla lettera, cineticamente, lo show, e già a norma in chiave anti-covid19. Dieci anni fa i Têtes de Bois, preziosissima band che ha vinto varie targhe Tenco e forgiato tanti cortocircuiti culturali e spazio-temporali, concepirono il Palco a Pedali, un eco-concerto azionato in toto dall'energia generata dalle pedalate degli spettatori. Lo spettacolo ebbe successo e fu replicato in tutt'Italia. Con fuoriprogramma nobili fino a tempi recenti.


Nella primavera del 2019, per l'arrivo di Greta Thunberg a Roma, indovinate cosa ha amplificato la voce della giovanissima paladina della lotta contro il cambiamento climatico? Proprio il palco a pedali, richiesto e messo in moto, con entusiasmo, dallo sforzo collettivo degli attivisti di Fridays for Future. "Il nostro palcoscenico speciale è sempre stato un elemento di rinascita. Adesso lo mettiamo a disposizione di tutti per organizzare appuntamenti estivi in sicurezza" spiega Andrea Satta, voce del sestetto romano che tra due anni festeggerà trent'anni di carriera. Un personaggio sui generis nel panorama
della nostra canzone d'autore: Léo Ferré e gli altri chansonnier francesi nel cuore, tra impegno civile e poesia, non ha mai smesso di lavorare, come pediatra, nella periferia della capitale. In un ambulatorio coloratissimo e felicemente multietnico. Il senso invincibile dello stupore, della solidarietà, della meraviglia. Satta ci racconta in questi termini la genesi del suo palco a pedali: "La bicicletta mi scorre nel sangue. È ecologica, ed è semplicità: un triangolo e due cerchi. Si ripara con niente, non fa rumore, è un gioco da bambini che ti porti dietro per una vita.


Accarezzavo questo sogno: non sprecarla più, e trasformare, in forme inedite, la fatica umana che la muove. E così dissi a un mio amico ingegnere elettrico, Gino Sebastianelli: 'Non possiamo creare un sistema, un po' come fa la dinamo per accendere una lampadina? Se coinvolgessimo parecchie bici insieme, quante ne occorrerebbero per produrre il mio concerto?'. Lui, sulle prime, mi liquidò: 'È impossibile'. Un bel giorno mi richiamò: 'Ci riusciamo'. Il prototipo venne realizzato da un artigiano, e al resto pensò l'allora assessore regionale pugliese alla mobilità (oggi scomparso), Guglielmo Minervini, che sposò e finanziò il progetto. Le dinamo le facemmo arrivare dal Texas: un modello particolare che si trova solo lì. Debuttammo a Bari, e a seguire Roma". Funziona così: "Con 120 biciclette in pedalata continua si può garantire un live intero, alimentando ogni cosa: suono, luci, video. È fantastico: arrivi in piazza con la tua city o mountain bike, la incastri su un cavalletto e inizi a pedalare leggermente. Un'ora sui rulli corrisponde a un tempo equivalente di spettacolo. Una magia".

Perché è tornato più attuale che mai, il palco a pedali? "Rispetto al drive-in, non rimette le macchine al centro del traffico. È green, e nel frattempo fai moto, stai all'aria aperta dopo tanta quarantena. E soprattutto non è un'esperienza frustrante, non avverti una diminuzione di valore, non pensi di essere costretto a fare qualcosa di meno attraente, di limitante, che prima realizzavi molto meglio. Perché stai partecipando, di fatto, a una nuova avventura". A una sorta di creazione alchemico-scientifica di gruppo. Inoltre, è allestito di default contro il coronavirus. "La bicicletta è attualmente il mezzo più sicuro e presenta il vantaggio di muoversi singolarmente, al netto dei problemi del parcheggio o dei flussi separati e del deflusso. Le bici vengono distanziate a tre metri l'una dall'altra, e nell'area dell'evento si entra su prenotazione. Vietato l'accesso al pubblico non pedalante. Si fa sport e si alimenta, in parallelo, l'avvenimento, godendone lo svolgimento per poi andar via senza mettersi a salutare qua e là. Il palco a pedali è una bella possibilità, che noi proponiamo liberamente". Ma è tarato su misura per i concerti? "Non solo: mi vengono in mente, per esempio, le rappresentazioni teatrali, o certe rassegne cinematografiche e di danza contemporanea alla ricerca di soluzioni per ripartire". Durante il lockdown numerosi artisti si sono consacrati allo streaming, alla performance online. Per Andrea Satta, che ci preannuncia l'uscita di un suo disco di inediti in solitaria, tutto questo non potrà però mai avvicinarsi all'incantesimo degli show dal vivo. Che erano e resteranno insostituibili, impossibili da riprodurre in essenza, e in assenza materica. "Come fai a cantare e non guardare negli occhi chi ti sta ascoltando? È inverosimile. Siamo esseri umani, fondati sullo scambio fisico: non possiamo rinunciarci".