Le novità discografiche che meritano attenzione: dai 'maestri' Bob Dylan e Neil Young al ritorno degli Asian Dub Foundation
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Khruangbin - Mordechai
Non è un disco come tutti gli altri. Non è una band come tutte le altre. Sono texani ma vivono un un altro mondo, nel quale la musica è libera da ogni forma di condizionamento e non conosce confini di culture, linguaggi o stili. “Mordechai” è il terzo album, più cantato dei precedenti ma non meno musicale, del tutto fantasioso, creativo, godibile, diverso. Ed è la migliore colonna sonora possibile per la vostra estate, ovunque vogliate o possiate passarla, perché vi porterà altrove, in un mondo elegante e immateriale, cinematografico e inafferrabile. Non c’è nulla di prevedibile e nulla di semplicemente pop, imperdibile. Voto 5
Bob Dylan - Rough and rowdy ways
Alle volte le parole non bastano e non c’è verso di farle arrivare sullo schermo dell’iPad in maniera sensata per raccontare un album come questo. C’è Bob Dylan, c’è la verità, c’è la poesia, c’è la storia, c’è l’arte, c’è il rock’n’roll, c’è il blues, c’è il folk, ci sono canzoni memorabili, tante immagini, tante parole. E non bastano mai, servono sempre, ne servono ancora. Le sue parole e le sue canzoni. Mettiamola così: basterebbero la prima canzone, “I contain moltitudes”, e l’ultima “Murder most foul” a determinarne la grandezza e a giustificarne l’ascolto. Sempre che amiate la musica e amiate l’arte. Voto 5
Neil Young - Homegrown
45 anni ci sono voluti per ascoltare le sette canzoni inedite che assieme alle cinque che già conoscevamo compongono il “disco perduto” di Neil Young. Un’attesa forse troppo lunga, ma alla fine ne è valsa la pena, perché “Homegrown” è un gran bell’album. Oggi si ricompone un mosaico, del quale avevamo visto solo pezzi scomposti, e l’immagine dell’amore spezzato che ne ricaviamo è carica di poesia e di passione. Non è tutto perfetto, ma proprio il sapore dell’incompiutezza rende il “disco” interessante, ogni tanto i colori sono sbiaditi dal tempo, in altri casi brillano come se fossero nuovi, ma alla fine è proprio questo, la clamorosa verità raccontata dalle canzoni, a rendere “Homegrown” molto bello. Voto 5
Asian Dub Foundation - Access Denied
Un disco politico? Il nuovo album, dopo cinque anni di silenzio, degli Asian Dub Foundation, che non potevano più stare in silenzio davanti alla crisi politica inglese, dalla Brexit, alla presidenza Trump, al razzismo, al populismo. E tutto questo è suonato e cantato con la classica e originale miscela della band, fatta di reggae, rap, punk, dub, jungle, rock, elettronica e altro ancora. Non c’è nulla di nuovo in questo album, ma è tutto nel solco della migliore e più intelligente, provocatoria, combattiva produzione degli Asian Dub Foundation.
Voto 3 ½
Once and future band - Deleted scenes
Il nome della band mette insieme, favolisticamente, passato e futuro. Il suono della band fa altrettanto, dando grande, grandissima soddisfazione a chi ama il rock progressivo, nella sua perfetta incarnazione di suono del passato che ha sempre guardato verso il futuro. Quindi roba vecchia e roba nuova, pop progressivo che se fosse stato pubblicato negli anni giusti avrebbe trasformato la band in un gruppo superstar. Invece adesso siamo nel genere per appassionati, ed è un peccato perché “Deleted scenes” è davvero un bell’album. Voto 4