Cinque album per una settimana / 9
Ernesto Assante , di ERNESTO ASSANTELe novità discografiche che meritano attenzione: da Fiona Apple agli Psicologi
Toy - Songs of consumption
Partiamo da una certezza: vi deve piacere il Synth-pop. Se è così apprezzerete enormemente il lavoro fatto dai londinesi Toy nel loro nuovo album, “Songs of consumption”, un’incredibile lavoro minimalista di riscrittura di brani altrui, ridotti all’essenzialità di basso, tastiere, drum machine e voce, con qualche effetto qui e la di chitarra o altro. Amate i Cabaret Voltaire o i Suicide? Siete fanatici degli Human League del primo album? Pensate che il suono dei sintetizzatori sia ancora affascinante, meraviglioso, unico? Bene, allora l’album, con le sue “cover” di brani degli Stooges, di Nico, dei Troggs, ma anche dei più elettronici Soft Cell Pet Shop Boys e persino l’Amanda Lear di “Follow Me” quando era stata sottoposta alla cura Moroder, vi piaceranno da morire. E’ un gran disco per appassionati di un genere che era vivo quaranta anni fa ma che i Toy ren…
Partiamo da una certezza: vi deve piacere il Synth-pop. Se è così apprezzerete enormemente il lavoro fatto dai londinesi Toy nel loro nuovo album, “Songs of consumption”, un’incredibile lavoro minimalista di riscrittura di brani altrui, ridotti all’essenzialità di basso, tastiere, drum machine e voce, con qualche effetto qui e la di chitarra o altro. Amate i Cabaret Voltaire o i Suicide? Siete fanatici degli Human League del primo album? Pensate che il suono dei sintetizzatori sia ancora affascinante, meraviglioso, unico? Bene, allora l’album, con le sue “cover” di brani degli Stooges, di Nico, dei Troggs, ma anche dei più elettronici Soft Cell Pet Shop Boys e persino l’Amanda Lear di “Follow Me” quando era stata sottoposta alla cura Moroder, vi piaceranno da morire. E’ un gran disco per appassionati di un genere che era vivo quaranta anni fa ma che i Toy ren…
Toy - Songs of consumption
Partiamo da una certezza: vi deve piacere il Synth-pop. Se è così apprezzerete enormemente il lavoro fatto dai londinesi Toy nel loro nuovo album, “Songs of consumption”, un’incredibile lavoro minimalista di riscrittura di brani altrui, ridotti all’essenzialità di basso, tastiere, drum machine e voce, con qualche effetto qui e la di chitarra o altro. Amate i Cabaret Voltaire o i Suicide? Siete fanatici degli Human League del primo album? Pensate che il suono dei sintetizzatori sia ancora affascinante, meraviglioso, unico? Bene, allora l’album, con le sue “cover” di brani degli Stooges, di Nico, dei Troggs, ma anche dei più elettronici Soft Cell Pet Shop Boys e persino l’Amanda Lear di “Follow Me” quando era stata sottoposta alla cura Moroder, vi piaceranno da morire. E’ un gran disco per appassionati di un genere che era vivo quaranta anni fa ma che i Toy rendono attualissimo oggi, rileggendo persino Serge Gainsbourg. Geniali e per maniaci del suono elettronico puro.
Voto 4 ½
Psicologi - Millennium Bug
Musica generazionale, nel senso pieno del termine, ovvero questa generazione, gli adolescenti italiani di oggi, nella versione degli Psicologi. “Millennium Bug” è un perfetto esempio di come la musica e la “canzone”, siano uno strumento che si adatta a condizioni, situazioni, emozioni diverse a seconda dei tempi, dei mondi. I due ragazzi, Drast e Lil Kaneki, classe 2001, usano la musica con semplicità e immediatezza, trattano il pop nelle sue declinazioni più diverse, dal pop alla canzone “d’autore” con chitarra acustica, all’hip hop, con estrema libertà per fotografare la loro realtà. E lo fanno bene, con il gusto della libertà, senza tensioni di alcun genere, senza pensare ad altro che ad essere se stessi, pregi e difetti bene in vista. E non sono niente male, pur che abbiate voglia di capire la musica che gira intorno, pur che abbiate orecchie aperte. Nel caso, recuperate le loro “Futuro” e “Diploma” e tutto vi sarà chiaro.
Voto 3 ½
The Raincoats - The Raincoats
Era il 1979 e in Inghilterra la musica esplodeva in mille forme e modi diversi, il coperchio sopra il calderone generazionale era saltato e tutto accadeva alla velocità della luce e in diretta. Così salirono in scena le Raincoats, capitanate da Ana Da Silva e Gina Birch, dopo aver visto suonare e cantare le abravise e rivoluzionarie Slits. Rock al femminile, nel senso pieno del termine, inusuale nella struttura e nel senso, originale perché mai suonato prima, creativo perché assolutamente libero. Post punk, naturalmente, la musica del dopo bomba, poetica quando serve, drammatica a tratti, sorprendente sempre, anche quando si mettono alla prova nel destrutturare un classico come “Lola” dei Kinks. Album storico ristampato per la gioia dei fan. Le prime 1000 copie sono addirittura in vinile dorato.
Voto 4
Watermelon Slim - Traveling Man
Una buona dose di blues, anzi di grande, ottimo, classico blues. Watermelon Slim ha settant’anni, la maggior parte dei quali trascorsi suonando la sua armonica, la slide guitar e cantando. E lo fa ancora in maniera magistrale in diciotto brani registrati dal vivo in Oklahoma. Bill Homans, questo il suo vero nome, è un viaggiatore del blues, come dice il titolo dell’album, che mette insieme il meglio del suo repertorio e qualche grande classico come “Smokestack Lightning”. E è un disco vibrante, forte, vecchio e solidissimo che offre grande soddisfazione a chi ama la musica del diavolo, che ovviamente, non invecchia mai.
Voto 4
Fiona Apple - Fetch the bolt cutters
Mettiamola così: dopo aver partecipato all’ultimo album di Bob Dylan, “Rough and rowdy ways”, è evidente anche a chi non lo sapeva che Fiona Apple non è una musicista qualsiasi. Ogni suo album, ogni suo concerto, aveva già dato modo di scoprire la sua personalità, le sue doti di autrice e performer, l’originalità del suo far musica in un mondo frammentato e inafferrabile. Ma questo nuovo album è ancora più sorprendente, bello, intenso, diverso e personale. E libero. Otto anni ci sono voluti per realizzare questo quinto album ma la distanza dal precedente non è solo temporale: lei è più forte, più sicura, più tagliente, più emotiva, più poetica, sempre lontanissima dal mainstream, sempre concentrata sul raccontare la vita, i dolori, i sentimenti, senza alcun filtro. Le canzoni sono belle, se possibili le più belle del suo repertorio, prive di qualsiasi intenzione di genere, ma al tempo stesso modernissime. Non è un disco facile, non c’è ombra di pop, ma allo stesso tempo potremmo dire che “Fetch the bolt cutters” è una delle migliori ipotesi per il pop del futuro.
Voto 4 ½
Partiamo da una certezza: vi deve piacere il Synth-pop. Se è così apprezzerete enormemente il lavoro fatto dai londinesi Toy nel loro nuovo album, “Songs of consumption”, un’incredibile lavoro minimalista di riscrittura di brani altrui, ridotti all’essenzialità di basso, tastiere, drum machine e voce, con qualche effetto qui e la di chitarra o altro. Amate i Cabaret Voltaire o i Suicide? Siete fanatici degli Human League del primo album? Pensate che il suono dei sintetizzatori sia ancora affascinante, meraviglioso, unico? Bene, allora l’album, con le sue “cover” di brani degli Stooges, di Nico, dei Troggs, ma anche dei più elettronici Soft Cell Pet Shop Boys e persino l’Amanda Lear di “Follow Me” quando era stata sottoposta alla cura Moroder, vi piaceranno da morire. E’ un gran disco per appassionati di un genere che era vivo quaranta anni fa ma che i Toy rendono attualissimo oggi, rileggendo persino Serge Gainsbourg. Geniali e per maniaci del suono elettronico puro.
Voto 4 ½
Psicologi - Millennium Bug
Musica generazionale, nel senso pieno del termine, ovvero questa generazione, gli adolescenti italiani di oggi, nella versione degli Psicologi. “Millennium Bug” è un perfetto esempio di come la musica e la “canzone”, siano uno strumento che si adatta a condizioni, situazioni, emozioni diverse a seconda dei tempi, dei mondi. I due ragazzi, Drast e Lil Kaneki, classe 2001, usano la musica con semplicità e immediatezza, trattano il pop nelle sue declinazioni più diverse, dal pop alla canzone “d’autore” con chitarra acustica, all’hip hop, con estrema libertà per fotografare la loro realtà. E lo fanno bene, con il gusto della libertà, senza tensioni di alcun genere, senza pensare ad altro che ad essere se stessi, pregi e difetti bene in vista. E non sono niente male, pur che abbiate voglia di capire la musica che gira intorno, pur che abbiate orecchie aperte. Nel caso, recuperate le loro “Futuro” e “Diploma” e tutto vi sarà chiaro.
Voto 3 ½
The Raincoats - The Raincoats
Era il 1979 e in Inghilterra la musica esplodeva in mille forme e modi diversi, il coperchio sopra il calderone generazionale era saltato e tutto accadeva alla velocità della luce e in diretta. Così salirono in scena le Raincoats, capitanate da Ana Da Silva e Gina Birch, dopo aver visto suonare e cantare le abravise e rivoluzionarie Slits. Rock al femminile, nel senso pieno del termine, inusuale nella struttura e nel senso, originale perché mai suonato prima, creativo perché assolutamente libero. Post punk, naturalmente, la musica del dopo bomba, poetica quando serve, drammatica a tratti, sorprendente sempre, anche quando si mettono alla prova nel destrutturare un classico come “Lola” dei Kinks. Album storico ristampato per la gioia dei fan. Le prime 1000 copie sono addirittura in vinile dorato.
Voto 4
Watermelon Slim - Traveling Man
Una buona dose di blues, anzi di grande, ottimo, classico blues. Watermelon Slim ha settant’anni, la maggior parte dei quali trascorsi suonando la sua armonica, la slide guitar e cantando. E lo fa ancora in maniera magistrale in diciotto brani registrati dal vivo in Oklahoma. Bill Homans, questo il suo vero nome, è un viaggiatore del blues, come dice il titolo dell’album, che mette insieme il meglio del suo repertorio e qualche grande classico come “Smokestack Lightning”. E è un disco vibrante, forte, vecchio e solidissimo che offre grande soddisfazione a chi ama la musica del diavolo, che ovviamente, non invecchia mai.
Voto 4
Fiona Apple - Fetch the bolt cutters
Mettiamola così: dopo aver partecipato all’ultimo album di Bob Dylan, “Rough and rowdy ways”, è evidente anche a chi non lo sapeva che Fiona Apple non è una musicista qualsiasi. Ogni suo album, ogni suo concerto, aveva già dato modo di scoprire la sua personalità, le sue doti di autrice e performer, l’originalità del suo far musica in un mondo frammentato e inafferrabile. Ma questo nuovo album è ancora più sorprendente, bello, intenso, diverso e personale. E libero. Otto anni ci sono voluti per realizzare questo quinto album ma la distanza dal precedente non è solo temporale: lei è più forte, più sicura, più tagliente, più emotiva, più poetica, sempre lontanissima dal mainstream, sempre concentrata sul raccontare la vita, i dolori, i sentimenti, senza alcun filtro. Le canzoni sono belle, se possibili le più belle del suo repertorio, prive di qualsiasi intenzione di genere, ma al tempo stesso modernissime. Non è un disco facile, non c’è ombra di pop, ma allo stesso tempo potremmo dire che “Fetch the bolt cutters” è una delle migliori ipotesi per il pop del futuro.
Voto 4 ½