Marina Rei e la sua ricetta per la felicità: "Un disco che ho riscritto tre volte, ma ce l'ho fatta"
Ernesto Assante
'Per essere felici', nonostante la difficile gestazione, era pronto prima del lockdown. Poi, l'interruzione, senza possibilità di farlo uscire né partire in tour: "Per un artista come me l’uscita di un album deve essere accompagnata da un tour, devo suonare davanti a più persone per permettere al disco di girare"
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Sei anni sono tanti, soprattutto in questi nostri tempi veloci. Il mondo di sei anni fa è ben diverso da quello di oggi e allo stesso modo è ben diversa Marina Rei, che a sei anni di distanza dall’album precedente, ha pubblicato da pochissimi giorni il suo nuovo album, intitolato Per essere felici. Un album che porta la ricerca musicale di Marina Rei verso un nuovo scenario, più personale, più intimo, più intenso, dove la voce prende la scena con una forza inedita e nuova, in canzoni che mettono insieme le molte e diverse passioni sonore della bravissima cantante e autrice romana.
Per essere felici ha avuto una gestazione molto lunga, dunque, dovuta a molti ripensamenti, dubbi, ripartenza: “Diciamo che questo disco l’ho riscritto tre volte”, dice Marina Rei, “non ero contenta, mi fermavo, andavo in crisi, pensavo di non riuscire, ci riprovavo, pensavo di avercela fatta, ma perdevo coraggio. Ero entrata in un loop di frustrazione, quando pensi di non essere in grado perché poni l’asticella da superare troppo in alto, e volendo arrivare fin lassù non sei mai contenta. Questo tipo di esigenza, però, mi sembra essenziale in un mondo in cui la musica viene ascoltata e finisce in un tempo molto ristretto e quindi volevo riuscirci a tutti i costi. Credo, senza presunzione, di avercela fatta”.
In realtà è un disco che non risente del passare del tempo...
“Sì, a livello di sonorità non strizza l’occhio a nessuna moda, credo questo sia il lato positivo. Sono partita proprio dalle parole, dovevano in qualche modo essere esaustive, la canzone doveva essere il testo e la melodia, dovevano già dire tutto con solo piano e voce, volevo essere contenta della canzone di per se. Il resto è venuto facile e gli arrangiamenti sono scarni perché credo che la ricchezza di queste canzoni sia nella scrittura".
Non c’è l’esaltazione del ritmo che invece oggi ci circonda.
“Non è stata una scelta a tavolino, è stata la musica a portare con se il suo ritmo. Il ritmo è insito nella scrittura, nel testo e nella melodia, non c’era bisogno di esaltarlo, come non volevo spingere sugli arrangiamenti. Ho registrato quasi tutto a casa, voci, piano, la chitarra su un paio di canzoni, in questo modo ho ottenuto una chiarezza e una verità che rischiavo di perdere se avessi registrato tutto di nuovo in studio”.
In casa anche a causa del Covid?
“No, il disco era già finito prima del lockdown, anzi è stata una tortura dover rimandare questa uscita, a un certo punto avevamo addirittura ipotizzato di uscire a settembre, per poterlo presentare dal vivo. Per un artista come me l’uscita di un album deve essere accompagnata da un tour, devo suonare davanti a più persone per permettere al disco di girare. Ovviamente ora è impossibile, ma non volevo aspettare ancora, non farlo uscire non mi sembrava giusto e non mi faceva sentire a mio agio”.
Foto di Simone Cecchetti Quindi quando ripartirà dal vivo?
“Un concerto a Rovigo per il festival di Amnesty Voci per la libertà e poi il 7 settembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma, una grande festa per i venticinque anni dal primo disco, una serata davvero speciale. E poi si vedrà, speriamo di ricominciare”.