E invece. Dopo i funerali e la cremazione di Scott, il gruppo decide che per l'amico perduto esiste solo una possibile celebrazione: un album che non solo sia dedicato alla sua memoria, ma che sia costruito intorno al senso di perdita. Qualcosa di scuro per canalizzare la rabbia, il dolore e l'incredulità in cui la band e i fan sembrano galleggiare. Dopo pochi provini viene reclutato come nuovo cantante l'inglese di origini italiane Brian Johnson. E per le registrazioni gli australiani si spostano alle Bahamas. Ma non c'è niente di idilliaco: per le sette settimane delle registrazioni le isole sono spazzate da tempeste tropicali. Cui si aggiungono i problemi tecnici: lo studio in cui sono non è all'altezza della band e le attrezzature arrivano in ritardo. Insomma, sembra destino: tutto sembra concorrere per far sì che il settimo album in studio degli Ac/Dc sia un mezzo passo falso, un fallimento.
Usa, gli AC/DC rinviano il tour: Brian Johnson rischia di perdere l'udito
Gli AC/DC hanno rinviato le rimanenti dieci date americane del loro tour mondiale 'Rock or Bust', a causa del rischio della perdita dell'udito del cantante Brian Johnson. La storica hard-rock band australiana spiega sul suo sito web che "i medici hanno consigliato" al cantante di 'Back in Black' "di fermare immediatamente il tour perché rischia la perdita totale dell'udito". I concerti previsti da giovedì 10 marzo (Atlanta) al 4 aprile (New York) verranno recuperati entro la fine dell'anno, spiega il comunicato degli AC/DC. Al momento la band ha dodici date programmate in Europa (l'Italia per ora non compare) tra il 7 maggio e il 12 giugno
Solo che il destino non aveva fatto i conti con Angus Young. Che in quelle settimane, a venticinque anni, tira fuori una delle più sconvolgenti serie di riff di chitarra mai apparsi su un solo album. Basilari, primitivi, solenni. Classici istantanei. Basta aggiungere una sezione ritmica che tira diritto sempre e comunque e la voce acida di Brian Johnson e l'alchimia raggiunta è irripetibile. Dieci canzoni perfette, uscite il 25 luglio di 40 anni fa, che recuperando la tradizione blues sopita da un decennio di progressive stabiliscono un nuovo canone: nel mare del rock attraversato dalle new wave inglesi e americane di fine anni settanta Back in Black degli Ac/Dc segna per i decenni a venire quello che sarà il campo da gioco del rock pesante. Una musica che si vuole monumentale, adatta agli stadi, la colonna sonora di un rito collettivo reiterato e irripetibile allo stesso tempo. Musica che magari non ha più le stesse capacità di interpretare i tempi che cambiano ma che diventa un'isola in cui rifugiarsi: con Back in Black gli Ac/Dc fondano la repubblica autonoma dell'hard rock.
La copertina nera listata a lutto per la morte di Bon Scott. Il braccio meccanico del giradischi che inizia ad attraversare i solchi del vinile. I rintocchi di campane funebri che aprono Hells Bells e poi il primo riff che sembra arrivare direttamente da un oceano di magma. Il ritmo rallentato, ipnotico. La voce di Johnson che graffia ed esalta. E poi via attraversando in una corsa impazzita tutto il lato A: Shoot To Thrill, What You Do For Money Honey, Given The Dog A Bone, Let Me Put My Love Into You. Il Graal è all'inizio del lato B: Back in Black, la title-track, è magica nella sua semplicità. I tre accordi del blues rimessi a nuovo e rivestiti di acciaio per un riff da annali, con Angus Young, che quanto a "magistero" e a impatto sui giovani guitar hero nascosti nelle camerette e nei garage di mezzo mondo si piazza dalle parti di Smoke On The Water e Whola Lotta Love: per quattro decenni, fino a oggi, imparare a suonare la chitarra rock significa imparare anche a eseguire Back in Black. E non finisce qui: l'album prosegue con la gigantesca You Shook Me All Night Long. Poi Have A Drink On Me e Shake A Leg che portano al finale carico di sessualità di Rock And Roll Ain't Noise Pollution.
La critica si divide - "grezzo e innocuo" da un lato, "geniale" dall'altro - ma conta poco. Back in Black è una bomba sul mercato discografico: più di 50 milioni di dischi venduti, l'album in classifica per quasi 400 settimane, la produzione di Robert Lange che stabilisce un nuovo modello. E incomparabile è l'effetto doppler dell'album. Tutta una schiera di giovani chitarristi iniziano proprio imparando nota per nota Back in Black. Il thrash metal che vedrà la luce di lì a poco e l'hair rock di fine anni ottanta, se non impensabili di sicuro diversi senza l'uscita del capolavoro degli Ac/Dc. Che si pone come ponte tra due generazioni di fan e musicisti e che restituisce al rock soprattutto un'ambizione: quella di tornare a essere momento sociale. Musica poco cervellotica, senza fronzoli, da condividere con quante più persone possibili. Una chitarra come collante di una comunità.