Spettacoli

Cinque album per una settimana / 12

Le novità discografiche che meritano attenzione: da Willie Nelson a Liam Gallagher in versione unplugged
3 minuti di lettura
Willie Nelson - First rose of spring
 

Ottantasette anni, la stragrande maggioranza dei quali trascorsi nella musica, con la musica, per la musica, fanno di Willie Nelson, letteralmente, una leggenda vivente. La storia della musica popolare americana è passata attraverso le sue corde vocali, anni, mesi, giorni e minuti sono stati raccontati dalle sue canzoni, la sua voce è impastata con l'asfalto delle strade, con le nuvole dei cieli, con le assi di legno degli steccati che circondano le fattorie e con i sogni di intere e molteplici generazioni di americani. E First rose of spring non fa che confermare il suo status, la sua incredibile capacità di raccontare storie e farle diventare vere, di dar corpo ai sentimenti e farli vivere a chi ascolta. È un bell'album, privo di sostanziali novità ovviamente, ma ampiamente al di sopra della media di quello che capita di ascoltare ai nostri giorni. E la cover di Aznavour che lo chiude, Yesterday when I was young è carica di tutte le amarezze e dei rimpianti che si possono accumulare in 87 anni e che possono essere trasformati in una canzone.
Voto 3 ½
 
Céu - Apkà!
 

La musica del Brasile di oggi, come quella del passato del resto, non può semplicemente essere etichettata come "musica brasiliana", talmente vasto è il suo raggio d'azione, talmente ampia la tavolozza dei suoi colori, talmente vasto il mondo che racconta. Quindi per spiegare cosa fa Céu, nata Maria do Céu Withaker Poças, una delle personalità più interessanti emerse negli anni Duemila, potremmo accontentarci di dire che è pop. Ma anche questo spiegherebbe poco della deliziosa varietà di suoni e atmosfere dell'album, che flirta con l'elettronica come con la bossa nova, con la canzone come con il jazz, mescolando tutto in maniera lieve e in modo che i contorni di ogni cosa siano sfumati. Canzoni, comunque, belle e leggere, cantate con grazia e scritte da Céu con l'aiuto di molti altri autori, tra i quali anche il grandissimo Caetano Veloso, che dipingono un Brasile fascinoso e inafferrabile, originale e sentimentale quanto basta per garantire 43 minuti di piacere sonoro.
Voto 3
 
Dion - Blues with friends
 

Cominciamo con il dire che Dion Di Mucci, leggenda italoamericana, è stato una delle grandi star del rock'n'roll negli anni Cinquanta, che ha una vita che non ne basterebbero due per raccontarla (compreso il "miracolo" di non essere salito per caso sull'aereo di Buddy Holly, Richie Valens e Big Bopper che si schiantò il 3 febbraio del 1959), e che tra tracolli e trionfi è riuscito ad arrivare fino ai nostri giorni in forma smagliante, visto che è nato nel 1939. Poi ricordiamo che gli "amici" del titolo, quelli con con cui suona e canta nell'album sono Jeff Beck, Paul Simon, Bruce Springsteen, Van Morrison, Joe Bonamassa, Steve Van Zandt, John Hammond, Billy Gibbons, Sonny Landreth, Brian Setzer e molti altri. Quindi aggiungiamo che Dion ha vinto Grammy e venduto milioni di album, che il suo volto compare tra le facce della copertina di Stg. Pepper's Lonely Heart Club Band, che ha influenzato non solo i Beatles ma anche Lou Reed, tra gli altri, e che la storia del rock senza di lui sarebbe stata diversa. Detto tutto questo l'album è davvero blues, suonato in maniera magistrale, cantato dall'ottantunenne Dion come se di anni ne avesse 40. E tutti i duetti sono carichi dell'amore e del rispetto per chi ha aperto la strada e l'ha percorsa tutta con grande passione.
Voto 4
 
Liam Gallagher - Mtv Unplugged
 

Registrato alla Hull City Hall, con band orchestra e coro, ma senza elettricità alcuna, questo live di Liam Gallagher è decisamente un perfetto regalo per gli amanti degli Oasis (tre brani in repertorio, Cast no shadow, e le hit Stand by me e la conclusiva e bellissima Champagne Supernova) e per chi pensa che Liam abbia ancora una voce nasale che è difficile non amare. Gli arrangiamenti orchestrali non tradiscono gli originali e danno uno swing nuovo anche ai brani più consumati come Some might say, aggiungono romanticismo e spengono la rabbia, fanno volare le melodie e esaltano lo stile di Liam.
Voto 3 ½
 
Luke Elliott - The big wind
 

Cantautore cresciuto nei club newyorkesi, Luke Elliott sarebbe potuto essere uno dei molti che si guadagnano onestamente una vita, suonando e cantando le sue canzoni, folk/pop, "americana" se vogliamo dargli un tono più hip, senza mai diventare celebre, famoso o ricco. Invece la fortuna ha voluto che l'ex manager di Rihanna lo incontrasse e che un giornale norvegese facesse su di lui un lungo articolo, portandolo a incidere un album con una band norvegese, appunto. Oggi Elliott è famosissimo in Norvegia, e già è un buon risultato, e con questo nuovo album prova a tornare in patria e avere una chance migliore. Belle canzoni, vecchie e solide nell'impostazione, sofferenti e oscure nell'approccio, melodiche e appassionate per convincere i duri di cuore. Quanto basta per meritare un ascolto di prova.
Voto 3