Halsey, l'autenticità al potere: "Essere una popstar significa raccontare storie forti per le persone"
di ERNESTO ASSANTE
L’interprete, cantautrice e attivista è la protagonista di una campagna globale, la 'Black Creators Funding Initiative', in favore dei giovani afroamericani. Una iniziativa che segue un personale impegno, portato avanti da tempo, per incoraggiare le persone a essere se stesse
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Halsey a ventisei anni è una star. Ma non una qualsiasi: creativa, impegnata, sempre pronta a dar battaglia in favore di cause importanti, Ashley Nicolette Frangipane ha da qualche tempo deciso di non nascondersi più dietro al suo nome d’arte e di raccontare se stessa, con pregi e difetti, errori e scelte giuste, malattie, tendenze sessuali, amori, delusioni, costantemente in diretta, davanti a tutti, senza timore, anzi con una buona dose di coraggio. E lo fa ancora, in questi giorni, con una serie di show on line, con il lancio di una nuova campagna promozionale che la vede protagonista, con la partenza della sua Black Creators Funding Initiative in favore dei giovani afroamericani, per proseguire un percorso iniziato pochi mesi fa con la pubblicazione del suo ultimo album: “Manic, il mio album più recente, mostra per la prima volta al mondo chi è Ashley. Mi faceva paura all’inizio l’idea di mostrarmi per quello che sono, ma era necessario. Ashley è una persona, che pensa e ama in maniera intensa, ma che ha paure e insicurezze. E’ molto importante per me far cadere il velo della celebrità adesso e ricordare al pubblico e a me stessa che prima di tutto sono una persona e poi, secondariamente, una popstar”.
Diventare una popstar era uno dei suoi obbiettivi?
“Francamente no. Ho sempre scritto, storie brevi, poesie, la letteratura ha sempre avuto un ruolo importante nella mia crescita, è il modo attraverso il quale ho imparato alcune delle lezioni importanti della mia vita, attraverso i miei personaggi preferiti, vivendo attraverso di loro e facendoli vivere dentro di me. Così quando ho iniziato a scrivere canzoni quello che per me era importante era poter raccontare delle storie forti, dei sentimenti veri, cose nelle quali la gente potesse riconoscersi. E fin dall’inizio molte delle mie canzoni hanno avuto come centro il raggiungimento, l’esplorazione e il diritto a cercare la felicità, che fosse nell’amore, nella sicurezza, nell’avventura, nell’esperienza, nel cambiamento. Avevo diciannove anni, vivevo a New York e nonostante le mie necessità basiche per la sopravvivenza, mettevo il massimo della mia energia, mentale, di donna, verso la ricerca della felicità e del piacere. Che è quello che mi fa sentire viva, mi fa stare bene, mi fa essere fiera di me stessa e connessa con le persone che ho attorno. E’ questo che mi ha spinto a fare musica ed è iniziato tutto con la mia prima canzone, Ghost, che è davvero la prima che ho mai scritto ed è diventata un successo immediato, di culto. Sono salita sull’ottovolante da quel momento e non sono mai scesa, non mi sono più guardata indietro”.
Molta parte del suo successo è dovuta agli spettacoli dal vivo. Cosa vuol dire per lei salire in scena?
“Quando sono sul palcoscenico sono la versione migliore di me stessa. Nella vita normale sono maldestra, spesso non mi sento a mio agio, abbastanza introversa. Sul palco sono piena di grazia, di sicurezza, di stabilità, sono concentrata e in controllo, ed è per questo che amo stare in scena, perché divento un supereroe, un alter ego di me stessa. Andare in tour mi mette, quindi, in una condizione perfetta, la mia unica responsabilità è andare in scena e fare in modo che decine di migliaia di persone passino la migliore serata della loro vita. E’ un bel modo di vivere quando ti svegli la mattina e il tuo scopo principale è fare felice la gente. E’ il miglior lavoro del mondo”.
Il tour che stava facendo si è dovuto interrompere per l’esplosione della pandemia.
“Ero nel bel mezzo del tour, in questa condizione estatica e la mattina dopo ero a Los Angeles, in casa. Un cambio radicale che però mi ha permesso di pensare, di riconnettermi con me stessa, cosa che non ho avuto il piacere di fare per molto tempo. E di badare all’orto e cucinare, cose che non si possono fare su un tour bus. Quindi capita che in questi giorni mi intervistino e si aspettino da me qualche storia strana del lockdown, invece io rispondo ‘ho soltanto coltivato verdure’”.
Lei ha sempre legato l’intrattenimento, la ricerca della felicità, all’impegno…
“C’è chi pensa che siano solo canzoni, ma probabilmente non le ascolta davvero. Il mio obbiettivo è spingere i miei fan ad essere se stessi, a dare corpo ai loro sogni, ad essere fieri di quello che sono. Lo faccio con le canzoni ma anche ogni giorno con i miei social. Mi scrivono dei loro problemi a casa, o se hanno superato gli esami all’università, o se sono preoccupati per il lavoro o se hanno nuovi progetti che vogliono condividere con me. Mi piace avere delle relazioni dirette con i fan e abbattere il velo della celebrità, mi piace essere disponibile. E poi c’è il supporto, vero: quando hai una piattaforma è importante utilizzarla nella maniera migliore, io ne ho una grande e ci sono tante cose sulle quali, quindi, cerco di attirare l’attenzione della gente. I miei fan sono di ogni tipo, e sono tutti egualmente importanti per me, così mi trovo a sostenere molte battaglie diverse perché mi piace essere al loro fianco, sento la responsabilità e l’obbligo di essere coinvolta e attirare l’attenzione. La più recente è stata il lancio della ‘Black Creators Funding Initiative’, un’idea che avevo da molto tempo e che è arrivata quando ce n’era più bisogno. E’ fatta per illuminare l’attività di giovani creatori neri che non hanno le stesse opportunità di altri per gli ostacoli socio economici e per i pregiudizi che ancora esistono. Sono straordinariamente talentuosi e il fatto che abbiano bisogno del mio aiuto per emergere è demoralizzante. Ci sono passata anche io, mi ricordo di quando avevo tante idee e nessuna risorsa per realizzarle. E’ un'iniziativa che ho finanziato personalmente e che adesso, con l’aiuto di aziende come Magnum, sta crescendo”.
La musica può ancora servire a cambiare il mondo?
“Tanto. Ho sempre creduto nel potere della musica e delle canzoni, possono cambiare le cose anche in maniera piccola e personale. La musica mette in connessione le persone, fa in modo che si sentano partecipi, le canzoni sono uno strumento potente. E le comunità di fan sono molto potenti, persone legate da una simile passione costruiscono comunità che sono in grado di fare cose incredibili. Ascoltare tante musiche differenti apre a prospettive diverse, ti permette di vedere il mondo in modi differenti, e questo ha una forza incredibile nel cambiamento”.
Quanto contano le sue radici italiane?
“Molto. Amo cucinare e mangiare cibo italiano, e amo gli italiani, il loro calore, la loro accoglienza e io cerco di essere così. Amo essere circondata dalla mia famiglia e sono molto fiera delle mie radici italiane”.
Cosa accadrà adesso? Il tour riprenderà?
“Mi mancano moltissimo i miei fan, la mia band, andare in scena. Non so davvero come torneremo in scena, non lo sa nessuno. Ma di certo, con tutte le precauzioni necessarie per la sicurezza, sarà speciale, come tutte le altre volte”.