Spettacoli

David Bowie, gli anni bui di 'Hours' quando il Duca Bianco non era più "cool"

I manager ricordano il periodo difficile negli anni 90 segnato da un calo di popolarità per l'ex Ziggy Stardust in occasione della riedizione di alcuni live di quell'epoca: 'Live And Well - Live 97, Ouvrez Le Chien', 'Live Dallas 95' e 'Live Paris 99'

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Negli anni Ottanta, Alan Edwards era il portavoce di David Bowie per poi diventare una sorta di suo manager: "Oggi la stampa e tutti vanno pazzi per David Bowie. Ma negli anni Novanta non era considerato 'cool' in Inghilterra", ricorda Edwards al Sunday Times, "avevo mazzi di biglietti gratis dei suoi concerti rimasti inutilizzati perché quasi nessun giornalista li voleva". "Al concerto all'Hanover Grand", ricorda il suo agente ufficiale di allora, John Giddings, "così tante persone abbandonarono la sala che rimase mezza vuota". Oppure, nel 1999, il magazine musicale Pitchfork - ma anche il celebre concorrente Nme - recensiva così l'album Hours del Duca Bianco: "Per molti ragazzi, Bowie non è mai stato un cantante figo, per non parlare del fatto che non lo hanno mai preso sul serio". Mentre in un'intervista con Time Out, un giornalista chiese a Bowie: "Cosa pensa quando le persone le dicono: 'Ah, David Bowie, che coglione supponente'?".

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Perché anche i leggendari cantanti e artisti della storia della musica hanno subito umiliazioni, oblio, ostilità da parte di fan e stampa, cadute improvvise e inaspettate. Capitò anche all'inglese Bowie, come ricorda il Sunday Times in occasione della riedizione di Live And Well - Live 97, Ouvrez Le Chien, Live Dallas 95 & Something In The Air e Live Paris 99 per Parlophone, concerti proprio di quegli anni "bui" dell'ex Ziggy Stardust, all'epoca diventato "un altro melenso Sting" secondo molti critici dopo i tanti successi e la consacrazione "berlinese" e soprattutto mondiale dei decenni precedenti, vedi l'esordio omonimo nel 1967 e poi The Man Who Sold the World, Hunky Dory, The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars e poi Low, Heroes e tanti altri, fino a Let's Dance.

Il problema, come racconta Giddings, "era che in quel momento David voleva sperimentare e fare cose diverse. Alcune erano straordinarie, altre no. Ma per esempio, ai concerti Bowie non voleva cantare Let's Dance, e ciò irritava molto gli spettatori che se ne andavano. Difatti, si dilettava in quegli anni con sessioni drum'n'bass lunghe anche un'ora". Non solo: gli anni Novanta furono anche quelli dell'esplosione degli Oasis e di tutto il movimento del Brit Pop e in parte anche del grunge, con eccessi nella società ma anche musicali, tanto che anche Phil Collins finì in "malora" dopo In the air tonight e la "connivenza con i banchieri". Eppure in Francia, Bowie venne insignito dell'Ordre des Arts et des Lettres, come Bob Dylan. Ma oltremanica, in un Paese preda di una nuova eccitazione musicale, clamorosamente il grande cantante inglese, morto il 10 gennaio 2016, non era più amato.

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"Ma lui non era amareggiato più di tanto", ricorda Edwards sempre al settimanale britannico, "e quando un progetto non funzionava, non incolpava nessuno. "Magari mi metto a dipingere", scherzava. A volte era frustrato ma aveva la determinazione di voler far cambiare idea ai suoi critici. Voleva dimostrare che avevano torto". Il Sunday Times riprende quindi un'intervista di Bowie a inizio XXI secolo, che fa il sunto dei suoi decenni difficili, qualche anno prima, spiegando i motivi del calo di popolarità con parole sue: "Il mio successo da cantautore si basa sull'integrità personale. Ci sono album degli anni Ottanta di cui non sono orgoglioso, ma tutti i miei peggiori errori sono arrivati quando ho cercato di fare qualcosa che piacesse al pubblico. Le mie opere invece sono molto migliori quando faccio quello che voglio".