'Heroes', lo show (virtuale) per aiutare la musica e colmare il 'gap generazionale'
di ERNESTO ASSANTEAll’Arena di Verona, il 6 settembre, il primo grande concerto in streaming con oltre 30 artisti per sostenere il settore musicale colpito dagli effetti dell'emergenza sanitaria che rappresenta anche la distanza tra la nuova generazioni di artisti e quella passata
La musica italiana del nuovo millennio ha definitivamente conquistato la scena. Lo ha fatto in maniera diversa dalle generazioni precedenti, perché è nata in un mondo completamente diverso. E’ nata nell’era di Internet, dei social media, dello streaming, è nata con la fine del disco, dei prodotti fisici, è nata come la smaterializzazione della musica, nel pieno della battaglia contro la pirateria, in un mondo in cui l’ascolto musicale non è più un’attività primaria, in cui le playlist hanno sostituito i dischi, ognuno ascolta quello che vuole e condivide le sue passioni attraverso la rete. E’ nata in un mondo in cui i videoclip non passano più in televisione ma solo sul web, in cui la musica si produce facilmente in casa, con un computer e un microfono, in cui le case discografiche sono state prima abbattute e poi si sono riformate, cambiando natura. E’ nata in un Italia che è attraversa…
La musica italiana del nuovo millennio ha definitivamente conquistato la scena. Lo ha fatto in maniera diversa dalle generazioni precedenti, perché è nata in un mondo completamente diverso. E’ nata nell’era di Internet, dei social media, dello streaming, è nata con la fine del disco, dei prodotti fisici, è nata come la smaterializzazione della musica, nel pieno della battaglia contro la pirateria, in un mondo in cui l’ascolto musicale non è più un’attività primaria, in cui le playlist hanno sostituito i dischi, ognuno ascolta quello che vuole e condivide le sue passioni attraverso la rete. E’ nata in un mondo in cui i videoclip non passano più in televisione ma solo sul web, in cui la musica si produce facilmente in casa, con un computer e un microfono, in cui le case discografiche sono state prima abbattute e poi si sono riformate, cambiando natura. E’ nata in un Italia che è attraversata da crisi profonde, soprattutto in quell’universo giovanile che la musica, per sua natura, rappresenta. Un universo giovanile che ha scelto nuovamente, come molti anni fa, la musica come strumento di espressione, come mezzo di comunicazione, come arma. E lo ha fatto saltando a piè pari le vecchie regole che non servivano più. Quella che è in corso e che Heroes, il concerto del 6 settembre metterà in scena in un'unica grande serata di musica, è una vera e propria rivoluzione. Gli artisti che andranno in scena nel concerto sono tutti emersi nel nuovo millennio, del “secolo scorso” ce ne sono solo quattro su quarantadue, e sono tutti nati e cresciuti nella scena indipendente, senza parentela con il mainstream nazionale, “padrini” ideali della nuova generazione che è “indipendente” per natura, per costituzione, per necessità. Perché non c’è nulla da cui dipendere, non ci sono regole da rispettare, c’è solo un mondo musicale in movimento che si modifica costantemente nei suoni, nei modi, nel linguaggio.
Quello che andrà in scena all’Arena di Verona il 6 settembre sarà una plastica rappresentazione della distanza, ampia, tra la nuova generazione e quella degli anni passati; sarà lo show del “gap generazionale”, il divario che si è manifestato in maniera clamorosa negli ultimi tre o quattro anni, con il rap, la trap, la nuova canzone, fatta da giovanissimi dei quali spesso è difficile, fastidioso, complicato seguire i testi o comprendere i gesti, o ascoltare la musica. Suoni nuovi, che non sono fatti per essere “capiti” dagli adulti, parole nuove, che possono sembrare offensive o scomode, ma servono a rompere abitudini, a marcare differenze, a costruire, ci si passi l’esagerazione, un “ecosistema” in cui gli “altri” non devono, non possono entrare, se non si riconoscono nel suono, nelle parole, nei gesti, nell’abbigliamento. Non accadeva da almeno quarant’anni che ci fosse una così clamorosa, ricca, multiforme, interessante produzione musicale italiana. E, molto più importante, non c’era da quarant’anni un pubblico così curioso, interessato, in grado di sostenere artisti giovani, sconosciuti, privi di fama e di celebrità, e trasformarli in poche settimane in star. Star che si affermano lontane dalle radio e dalle televisioni, dai media tradizionali, che usano i social e la rete come terreno comune, come mezzo di comunicazione, come tam tam, come richiamo. Star dello streaming, delle piattaforme sulle quali la musica può essere condivisa, può, anzi deve, diventare oggetto di consumo collettivo. Il concerto del 6 settembre ci racconterà una realtà che i giovanissimi conoscono ma che la grande massa degli adulti ignora, o giudica troppo stupida, troppo vistosa, troppo tatuata, troppo volgare, priva di cultura, di spessore, di peso specifico. E la grande massa degli adulti, lasciatecelo dire, si sbaglia. O meglio, per molti versi può anche avere ragione, la musica può non essere destinata a restare nel tempo, le parolacce e le volgarità sono davvero troppe, le fesserie spesso superano di gran lunga le affermazioni o i pensieri più seri. Ma non importa, davvero. Perché quello che andrà in scena sarà altro.
Andrà in scena un’Italia che, nonostante tutto, nonostante la crisi, la mancanza di prospettive per chiunque abbia più di venti anni, la disoccupazione giovanile, vuole muoversi, non vuole rimanere ferma ad aspettare l’inevitabile disastro finale, è un Italia di ragazzi che pensano in maniera diversa da noi, dai genitori, dagli adulti. Pensano con la loro testa, magari sbagliando, esagerando, dicendo stupidaggini oppure semplicemente raccontando il nulla che hanno attorno, il nulla che vedono, il nulla che noi costantemente gli raccontiamo. Ma sanno che il nulla non esiste e che il futuro, qualunque esso sia, è anche nelle loro mani. Quella di Heroes, se la vorrete vedere con la necessaria curiosità, con la dovuta attenzione, non sarà solo una serata live in streaming, non ci sarà solo la musica, ma un pezzo di questo Paese che andrà in scena cantando.
Quello che andrà in scena all’Arena di Verona il 6 settembre sarà una plastica rappresentazione della distanza, ampia, tra la nuova generazione e quella degli anni passati; sarà lo show del “gap generazionale”, il divario che si è manifestato in maniera clamorosa negli ultimi tre o quattro anni, con il rap, la trap, la nuova canzone, fatta da giovanissimi dei quali spesso è difficile, fastidioso, complicato seguire i testi o comprendere i gesti, o ascoltare la musica. Suoni nuovi, che non sono fatti per essere “capiti” dagli adulti, parole nuove, che possono sembrare offensive o scomode, ma servono a rompere abitudini, a marcare differenze, a costruire, ci si passi l’esagerazione, un “ecosistema” in cui gli “altri” non devono, non possono entrare, se non si riconoscono nel suono, nelle parole, nei gesti, nell’abbigliamento. Non accadeva da almeno quarant’anni che ci fosse una così clamorosa, ricca, multiforme, interessante produzione musicale italiana. E, molto più importante, non c’era da quarant’anni un pubblico così curioso, interessato, in grado di sostenere artisti giovani, sconosciuti, privi di fama e di celebrità, e trasformarli in poche settimane in star. Star che si affermano lontane dalle radio e dalle televisioni, dai media tradizionali, che usano i social e la rete come terreno comune, come mezzo di comunicazione, come tam tam, come richiamo. Star dello streaming, delle piattaforme sulle quali la musica può essere condivisa, può, anzi deve, diventare oggetto di consumo collettivo. Il concerto del 6 settembre ci racconterà una realtà che i giovanissimi conoscono ma che la grande massa degli adulti ignora, o giudica troppo stupida, troppo vistosa, troppo tatuata, troppo volgare, priva di cultura, di spessore, di peso specifico. E la grande massa degli adulti, lasciatecelo dire, si sbaglia. O meglio, per molti versi può anche avere ragione, la musica può non essere destinata a restare nel tempo, le parolacce e le volgarità sono davvero troppe, le fesserie spesso superano di gran lunga le affermazioni o i pensieri più seri. Ma non importa, davvero. Perché quello che andrà in scena sarà altro.
Andrà in scena un’Italia che, nonostante tutto, nonostante la crisi, la mancanza di prospettive per chiunque abbia più di venti anni, la disoccupazione giovanile, vuole muoversi, non vuole rimanere ferma ad aspettare l’inevitabile disastro finale, è un Italia di ragazzi che pensano in maniera diversa da noi, dai genitori, dagli adulti. Pensano con la loro testa, magari sbagliando, esagerando, dicendo stupidaggini oppure semplicemente raccontando il nulla che hanno attorno, il nulla che vedono, il nulla che noi costantemente gli raccontiamo. Ma sanno che il nulla non esiste e che il futuro, qualunque esso sia, è anche nelle loro mani. Quella di Heroes, se la vorrete vedere con la necessaria curiosità, con la dovuta attenzione, non sarà solo una serata live in streaming, non ci sarà solo la musica, ma un pezzo di questo Paese che andrà in scena cantando.