'Heroes', l'ondata dei giovani travolge una serata dai mille suoni
Ernesto Assante
Cinque ore e mezza per il primo live in streaming dall'Arena di Verona. Oltre quaranta artisti sul palco da Afterhours a Subsonica, Achille Lauro, Ghali e una nutrita presenza femminile da Elodie, Elisa, Levante
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Quella di Heroes, che sabato 6 settembre è andata online per cinque ore e mezza dall'Arena di Verona, con oltre quaranta artisti che si sono esibiti, senza nessun presentatore in scena, davanti a un pubblico entusiasta e distanziato, è stata una bella serata. Una serata che ha messo in scena un'Italia musicale nuova e interessante, varia, particolare, bella e brutta, ma chiara, comprensibile, precisa, in grado di comunicare a chi l'ha seguita lo stato delle cose nella nuova scena nazionale. (ansa)
Era piuttosto facile capire la differenza tra chi ha reali ambizioni artistiche e espressive come Achille Lauro e chi invece al massimo si diverte e vuol far divertire come Rocco Hunt, tra chi già pratica l'arte come Salmo e chi potrebbe praticarla come Random, la distanza abissale tra i Subsonica e Priestess. Ma era giusto che fosse così e nella sua inevitabile incompletezza (data la vitalità straordinaria della scena musicale italiana di questi ultimi anni gli artisti meritevoli di stare in scena sarebbero stati almeno ottanta), la serata di Heroes ci ha offerto una fotografia attendibile della realtà. Una realtà che è multiforme e vitalissima e che è andata in scena in cinque ore e mezza offrendo molti spunti di interesse, cose risibili e momenti esaltanti.
Certo, mettere in scena la contemporaneità prevede ovviamente una elevata possibilità d'errore se l'ottica è quella della qualità, ci sono brani o artisti che ha senso presentare nell'estate del 2020 che non sono destinati a restare nel tempo o artisti che non hanno ancora i mezzi espressivi per poterci far capire se sono destinati a farlo. Era, ad esempio, fondamentale dare spazio ad Anna, diciassettenne, e al suo travolgente Bando, esattamente per il tempo necessario a farle cantare il brano sulla base, visto che il suo singolo è stato una delle principali colonne sonore dei mesi del lockdown e ha travolto le classifiche di streaming, anche al di là della sua reale attitudine, al di là della sua capacità di stare in scena su un palco come quello dell'Arena.
Heroes ha infatti proposto artisti noti al grandissimo pubblico così come rapper conosciuti solo alle generazioni più giovani, personaggi popolari e stelle che sono ancora ai limiti dell'underground, senza ordine di scaletta, non mettendo come accade a esempio al Primo Maggio, gli artisti giovani e sconosciuti al pomeriggio e le star alla sera, il che ha creato una piacevole mescolanza e una sequenza a tratti sorprendente, ma anche dei veri e propri "culture clash", come nel caso dei Kolors che hanno seguito i Marlene Kuntz. Così come era importante avere la testimonianza più ampia possibile della forte presenza femminile nella scena odierna (la già citata Anna ma anche Michielin, Elodie, Annalisa, Priestess, Madame, Gaia, Margherita Vicario, Levante, Elisa, Ginevra e altre che hanno a vario modo preso la scena duettando o suonano, come musiciste, coriste o ospiti d'onore), presenza che sta ulteriormente contribuendo al rinnovamento della musica italiana. (ansa)
È stata una lunga serata che non ha avuto un suono unico, c'è stato il rock degli Afterhours e la canzone d'autore di Brunori, c'è stato il rap di Marracash e l'elettronica di Alex Braga con Kety Fusco e Rosa Feola, il pop raffinato di Michele Bravi e il suono "nero" e contemporaneo e italiano di Mahmood, gli originalissimi Eugenio in Via Di Gioia e i travolgenti Subsonica, quel capellone di Nitro e lo stiloso Ghali, ma la lista è troppo lunga per ricordare tutti, ognuno con la sua storia, il suo suono, il suo stile, ognuno alla ricerca di una strada, chi l'ha già trovata e chi vuole riprenderla, ognuno pronto a parlare non più soltanto al "proprio" pubblico ma a un mondo più ampio, indistinto, generazionale. Sì, per chi è cresciuto nel secolo scorso la differenza alla fine forse l'hanno fatta ancora i "vecchi", Afterhours, gli elettronici Subsonica, persino gli Zero Assoluto in perfetta sintonia con Gazzelle, capaci di essere ancora contemporanei, ma è stata l'ondata dei più giovani, quelli arrivati alla fama negli ultimi quattro o cinque anni a rendere la serata interessante e certamente mai noiosa.
Quattro o cinque anni sono pochi, in realtà, ma la cosa buffa è che anche alcuni dei giovani, quelli di più lunga percorrenza, sono sembrati "vecchi", come Fedez e Marracash, rispetto ai giovanissimi, a quelli che hanno poco più di venti anni, o a quelli che, come Gemitaiz e Madman, suonano già un'altra musica, o ancora quelli per cui il "pop" ha un senso completamente diverso come Mecna con il suo orso di peluche, o a quelli per i quali addirittura non esiste e non è mai esistito, come Anastasio. In molti hanno brillato: lo ha fatto Anastasio, appunto; lo hanno fatto, in maniera praticamente perfetta, i Coma Cose; lo hanno fatto Salmo, Levante, Mahmood, Achille Lauro, Ghemon, Diodato, ma non avrebbe molto senso fare una classifica o dare dei voti, non era una gara, nessuno vinceva o perdeva, l'importante era esserci e fare la propria cosa, anche se solo per una canzone, come Tommaso Paradiso, anche se per la prima volta come Anna. (ansa)
I difetti? Gli intermezzi "sociali" o "politici" erano completamente fuori fuoco, letteralmente appiccicati come francobolli a lettere indirizzate altrove. Certo, i messaggi erano importanti, ma proclamati con un linguaggio vecchio, stantio, lontanissimo dalla necessità di smuovere le coscienze giovanili, di spingere i giovani alla partecipazione e al cambiamento. E poi, accidenti, ogni messaggio era letto e si vedeva, con una mancanza di partecipazione da parte degli attori coinvolti che rendeva tutto estremamente noioso, superfluo, a tratti addirittura controproducente. Nonostante i diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile siano fondamentali, non solo condivisibili ma degni dell'impegno di ognuno per portare alla loro realizzazione, sono stati comunicati in una maniera talmente asettica da renderli innocui, con un tono talmente burocratico da renderli inascoltabili. Non sappiamo quanti abbiano deciso ieri di "metterci la faccia" e abbiano mandato i loro selfie per sostenere la causa, l'avesse fatto anche soltanto un ragazzo sarebbe stato comunque un risultato, una persona in più convinta. Ma poteva e doveva essere fatto meglio, bisognava, di certo, far mettere la faccia anche agli artisti sul palco se, come è sembrato dalla lunga diretta, il sostenere i diciassette obiettivi era un "gol" importante della serata. Sennò, come è sembrato, era solo un modo per appiccicare una buona causa in più a un concerto che una buona causa già l'aveva, quella di sostenere il mondo della musica travolto dalla pandemia.
Alla ovvia domanda, "come sta la musica italiana?", la risposta, dopo la serata può essere solo: "Molto bene". Come starà è difficile dirlo, bisognerà vedere come la maggior parte degli artisti che abbiamo visto in scena crescerà, quanto si faranno ingannare dalle sirene del successo, quanto vorranno essere davvero liberi, creativi, quanto vorranno essere artisti e non solo intrattenitori, non colo collezionisti di like, non solo celebrità, quanto penseranno che la loro possa essere anche arte. Quanto capiranno che abbiamo bisogno di loro. Abbiamo bisogno di musica nuova, di grande musica nuova, di canzoni che accompagnino i giorni futuri, che ci raccontino, che ci illuminino, che ci facciano divertire, sognare, piangere e ridere. Abbiamo bisogno di qualcosa che annunci la rinascita, che ci dica che nulla sarà come prima, anche solo per un paio di minuti, anche soltanto su un ritmo forte e un ritornello ripetitivo. Abbiamo bisogno che quello che abbiamo visto domenica sera sia l'inizio di qualcosa che non si fermerà.