Spettacoli

Jimi Hendrix, mezzo secolo senza il re della chitarra elettrica che incendiò il rock

Il 18 settembre 1970, a soli 27 anni, moriva a Londra Johnny Allen Hendrix. Ecco chi è stato (e cosa ha lasciato) l'indimenticato musicista di Seattle. Un estratto dal libro di Ernesto Assante, 'Jimi Hendrix Suoni e visioni', e tanti contenuti che raccontano perché il suo suono è ancora attuale

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Nell'estate del 1965 Jimi scrisse al padre: "Quando suoni con altri  non fai nulla per far crescere il tuo nome ma puoi imparare come stare nel business. Quindi quando tra tre o quattro mesi sentirai per caso un disco mio che ha un suono terribile, non ti vergognare, aspetta solo quando il denaro comincerà ad arrivare".

La lettera era firmata "Maurice James", ma Jimmy aveva iniziato a farsi chiamare anche "Jimmy James" o "Jimmy Jim", era alla ricerca di un nome d'arte così come era alla ricerca di un suono, così come cercava di riscrivere la propria storia immaginando un futuro diverso dal passato che aveva conosciuto. Amava cambiare, non restare fermo, niente routine, niente abitudini, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, nell'arte come nella vita.


Nell'ottobre del 1965 incontrò Curtis Knight e entrò a far parte dei suoi Squires. La band non era all'altezza di altre in cui Jimmy aveva suonato prima, ma aveva un vantaggio: lo metteva al centro della scena, gli lasciava maggior libertà di suonare come voleva. Il produttore di Knight era Ed Chalpin, che notò immediatamente le doti di Hendrix e lo mise sotto contratto nello stesso mese.


Per Chalpin e Knight Jimmy registrò almeno una trentina di brani (compresa una session per una canzone cantata da Jane Mansfield), ma al di la della qualità della musica fu importante per lui vedere come si lavorava in studio di registrazione, quali tecniche si potevano usare, che risultati si potevano ottenere manipolando il suono. Ma le cose, comunque, non miglioravano, economicamente e artisticamente, Jimmy si sentiva solo e senza speranze, New York non gli aveva dato maggiori possibilità delle altre città, lavorava tantissimo e non riusciva ancora a mangiare tutti i giorni.

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Arrivò il 1966, Jimi celebrò il suo ventitreesimo compleanno, e l'orizzonte era ancora oscuro. Iniziò a suonare anche Joey Dee and The Starliters e poi con King Curtis, incise molta musica, niente sembrava sul punto di cambiare. Alla fine decise di lasciare tutti e andare a New York. La musica attorno a lui stava cambiando e Jimmy lo sapeva. Era arrivato il rock, i Beatles avevano invaso gli Stati Uniti assieme a mille altre band inglesi, Bob Dylan aveva cambiato le regole del gioco per sempre, i ragazzi avevano iniziato a farsi crescere i capelli e a ribellarsi ai genitori, il mondo non era più quello di una volta.


E quel nuovo mondo era il mondo in cui Jimmy voleva vivere e suonare. Aveva già iniziato a comporre la sua musica, a scrivere le sue canzoni, e niente di quello a cui aveva messo mano suonava come il soul o il rhythm'n'blues o il blues stesso che doveva suonare ogni sera. Dylan era diventato per lui un faro, un illuminazione, doveva andare oltre.


A New York Hendrix arriva e inizia, apparentemente, la vita di sempre: suona dove capita, incontra tanta gente, soprattutto ragazze, afroamericane e bianche, fidanzate di una notte e amiche che lo aiutano e lo sostengono. Una di queste è Linda Keith, ventenne, modella, inglese, figlia perfetta della swinging London e fidanzata di Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones. La incontra al Cheetah Club, durante la sua ultima sera con King Curtis and The Squires.


Lei lo vede, lo ascolta, si incuriosisce, e assieme ai suoi amici inglesi lo invita dopo il concerto nell'appartamento che avevano affittato. Li Hendrix prova per la prima volta l'LSD, l'acido lisergico, il cui uso all'epoca era ancora legale. Fu l'ingresso in un mondo psichedelico che, per molti versi, Hendrix non abbandonò più, l'acido diventò una sorta di binocolo attraverso il quale Jimmy poteva vedere il mondo con occhi diversi e quel tipo di "visione" divenne una costante anche nel suo modo di scrivere e suonare, non necessariamente frutto di visioni pilotate dall'LSD, piuttosto una forma mentis che rispondeva perfettamente alla sua immaginazione musicale.

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Due settimane dopo quell'incontro, ce ne fu un altro che segnò un ulteriore passo verso il futuro: sempre al Cheetah Club incontrò Richie Havens, che lo vide suonare e restò molto colpito, suggerendogli che il posto giusto per lui e la sua musica era il Greenwich Village, dove "tutto stava accadendo" e gli suggerì di andare in uno dei club più in vista della scena, il Cafè Wha?. Li, dopo aver fatto una breve audizione, gli fu garantita una serie di serate. Ma Jimi non aveva una band: trovò i suoi compagni letteralmente per strada, Randy Wolfe, un quindicenne scappato di casa ( che diventerà una rockstar per suo conto, Randy California, con gli Spirit), Jeff "Skunk" Baxter (che poi sarà un leggendario session man e componente dei Doobie Brothers).


Si diedero un nome semplice, Jimmy James and The Blue Flames. E dopo qualche concerto cambiò definitivamente anche il suo nome, non più Jimmy, ma Jimi, più esotico, misterioso, fantasioso, strano.

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Non c'era in realtà una formazione stabile, i musicisti al fianco di Hendrix cambiavano spesso, la band suonava cover in gran parte, ma nessuno di quei brani era fedele all'originale, Jimi suonava finalmente come voleva suonare, e le canzoni degli altri, come "Killin'floor" di Howlin'Wolf o "Like a rolling stone" di Bob Dylan, "Wild Thing" dei Troggs o un classico come "Summertime" diventavano sue.


Anche perché "suo" era il suono della chitarra, che Hendrix suonava in maniera non tradizionale e alla quale aveva iniziato ad attaccare i primi aggeggi per distorcere il suono, come una rudimentale fuzz box che gli aveva fabbricato uno dei componenti dei Fugs, e suo era lo show, con la chitarra dietro le spalle, suonata con i denti, in mezzo alle gambe, o roteata in scena, nulla che fino a quel momento il pubblico dei ragazzi bianchi dei Village avesse mai visto.


E per fare tutto questo era, finalmente, pagato. Non molto, dieci dollari a sera, ma molto di più di quanto avesse mai guadagnato fino ad allora. Non era più James Marshall Hendrix, non era più Jimmy, non era nemmeno il piccolo Buster. Era, finalmente se stesso, era diventato Jimi Hendrix.