Renato Zero, 70 anni di un guardaroba 'zerofolle'
Lustrini, paillettes e metamorfosi che rimescolano le carte dei ruoli e della sessualità. Così Renato Zero ha abituato il proprio pubblico fin dagli esordi. Il 'cantattore', come è conosciuto per via della sua trasversalità, ha però usato costumi di scena come semplici accessori teatrali, mai come qualcosa che potesse oscurare i contenuti. Esuberante anche nei testi, Zero non si è infatti riparmiato in alcun campo, affrontando tematiche come il sesso a tre per finire a questioni più 'alte': qualcuno lassù veglia su di noi?
Dal glam rock alla regina cattiva delle favole, da Austin Powers al Cappellaio matto, dall’omaggio al circo, con quelle giacche con i fregi dorati, dalle cineserie alle geishe, versione Pierrot con quei pomi rossi sulle gote come il rossetto, poi pellerossa. Uno, nessuno, centomila. I sorcini lo hanno seguito subito, come un pifferaio magico, l’artista figlio di Domenico Fiacchini, poliziotto, padre molto amato: “Ho vendicato papà con le paillettes”, spiegava in tv a Mara Venier. Simpatico, schietto e vero come solo lui sa essere, confessava qualche giorno fa a Verissimo che le prime creazioni se l’era cucite da solo: “Prima mi sguerciavo a mettere il filo nella cruna dell’ago. Io mi cucivo da solo le mie vestizioni. Non avevo appoggi o sarte. D’altro canto, era bello crearsi un abito di quelle proporzioni”. Anche il trucco degli anni Settanta è magnifico, un’opera d’arte.
Renato Zero, le copertine degli album
Renato Zero, nome d'arte di Renato Fiacchini, romano di Roma come si dice, dal 30 settembre 1950, quando è nato, ha composto oltre 500 canzoni non solo per se stesso ma anche per altri. Considerato un 'cantattore' per le sue capacità di portare la musica sul palcoscenico in modo teatrale, diventando lui stesso un attore per il piccolo e grande schermo, provocatore e istrione non solo per l'estetica ma anche per i tempi più disparati affrontati nei suoi testi - l'amore e il sesso, naturalmente, in tutte le forme, la fede, la libertà, il trascorrere del tempo e fragilità di ogni sorta - Zero è ancora oggi uno dei cantautori italiani più popolari non solo nella Penisola. Cantautore, showman, ballerino e produttore discografico italiano (nel 1980 ha fondato la sua etichetta, Zeromania Music) - il progetto Fonopoli ha l'ambizione di creare progetti destinati a dare spazio e visibilità ai giovani, nel corso di una lunghissima carriera cominicata nel 1967 ha pubblicato 43 album, di cui più di 30 in studio, otto live e cinque raccolte ufficiali. Dal 1969 ha scritto canzoni per alcune delle nostre grandi voci, come Ornella Vanoni. Zero, tra gli altri traguardi, ha raggiunto un piccolo grande record: è l'unico artista ad avere avuto al primo posto della classifica un album in cinque decenni diversi, anni Settanta, Ottanta, Novanta, Duemila e Duemiladieci). Tra i molti riconoscimenti ricevuti, ci sono anche un Grammy alla carriera (1993) e il Premio alla carriera del 2006
Lustrini, paillettes, boa di struzzo, copricapi piumati, versione angelo, diavolo, passa dal look total white con le giacche dai revers ricamati al total black degli ultimi anni. In questa fase di avvicinamento al nero, quando cominciano a dominare i toni scuri, le giacche sartoriali e le redingote, ispira persino il regista Tim Burton. Si erano incontrati ai tempi di Nightmare Before Christmas, quando l’artista presta la voce al protagonista Jack Skeletron. E molti anni dopo Burton si ispira al look di Zero per Johnny Depp che veste i panni di Willy Wonka nel film La fabbrica di cioccolato.
Negli anni la metamorfosi di Zero è notevole, a chi gli chiedeva perché a un certo punto avesse deciso di cambiare look, spiegava: “Da ragazzo volevo essere un personaggio. Ma non mi sono mai messo a tavolino a disegnare come doveva essere Renato Zero. Ho sempre fatto tutto con incoscienza. Quando mi sono accorto che gli altri da me volevano solo il baraccone, ho cercato di svincolarmi”.
Quando apparve per la prima volta al Piper, alla fine degli anni Sessanta, con gli zatteroni e i vestiti luccicanti, lasciò tutti a bocca a aperta. Un marziano a Roma, tra ragazzi di buona famiglia, hippy e fricchettoni. Libero, pieno di sogni, con un mondo da raccontare e l’idea nobile di dare voce agli ultimi, di cantare il diritto di esser se stessi, senza pregiudizi. Entrare nel tendone di Zerolandia, siamo nel 1978, è scoprire un mondo magico: cambi di costume per ogni canzone, l’esibizione diventa performance. Quando canta Triangolo, e indossa la tuta color senape decorata con triangoli verdi di lurex, uno anche in zona sud, si capisce che non lo ferma nessuno.
"Zero", a Roma la mostra sull'artista
La mostra Zero, al Macro Pelanda, cinque anni fa, aveva raccolto il suo mondo compresi i costumi, creazioni da museo. E anche in occasione di SeiZero, la serie di concerti-evento tenuti a Roma in Piazza di Siena nel 2010 per festeggiare i 60 anni, l’esposizione dei suoi travestimenti stupisce: eccoli tutti insieme l’abito a spicchi color zucca, le cappe di paillettes, la mantella con la sciarpa fatta a spartito musicale e poi quelle tutine che solo lui, magrissimo agli inizi della carriera, poteva indossare. Non si è fatto mancare un completo giallo da canarino (per la canzone manifesto contro la caccia Non sparare) e l’abito verde di satin che sembra uscito dal guardaroba di Wanda Osiris, però decorato con sfere come palle dell’albero di Natale. Ma Renato Zero poteva (e può) tutto.