Renato Zero, 70 anni di un guardaroba 'zerofolle'
Lustrini, paillettes e metamorfosi che rimescolano le carte dei ruoli e della sessualità. Così Renato Zero ha abituato il proprio pubblico fin dagli esordi. Il 'cantattore', come è conosciuto per via della sua trasversalità, ha però usato costumi di scena come semplici accessori teatrali, mai come qualcosa che potesse oscurare i contenuti. Esuberante anche nei testi, Zero non si è infatti riparmiato in alcun campo, affrontando tematiche come il sesso a tre per finire a questioni più 'alte': qualcuno lassù veglia su di noi?
Chissà se il giovanissimo Renato Fiacchini, all’alba degli anni Sessanta, avrebbe mai immaginato di trovarsi oggi, nel pieno del 2020, a festeggiare vestendo il ruolo, meritatissimo, di superstar? Chissà se nei suoi sogni c’era anche l’idea di arrivare a essere uno degli artisti più amati della storia della canzone del nostro paese? Probabilmente si, Renato sognava in grande fin da piccolo e ha certamente sempre pensato che la musica, la canzone, il palcoscenico, sarebbero stati il suo mondo per tutta la vita. C’è riuscito, e anche bene, segnando record e successi nel suo diario, mettendo in fila avventure, storie, canzoni che generazioni intere di italiani hanno cantato ed amato, vestendo i panni di Renato Zero, artista poliedrico e multiforme, cantante e autore, attore e performer.
Oggi a settant’anni Renato è ancora Zero, è se stesso nella maniera più completa, con tutte le passioni, i difetti, i sogni, le ansie, le rabbie e gli amori che lo hanno animato in tutto il percorso artistico e umano. Non ci sono altri personaggi simili nella storia dello spettacolo del nostro paese ma, più in generale, anche nella scena internazionale. Pochissimi sono cantautori che hanno avuto lo stesso impatto visivo e poetico, la stessa forza espressiva e lo stesso impegno, la stessa capacità di rinnovarsi senza cambiare mai.
Renato Zero, le copertine degli album
Renato Zero, nome d'arte di Renato Fiacchini, romano di Roma come si dice, dal 30 settembre 1950, quando è nato, ha composto oltre 500 canzoni non solo per se stesso ma anche per altri. Considerato un 'cantattore' per le sue capacità di portare la musica sul palcoscenico in modo teatrale, diventando lui stesso un attore per il piccolo e grande schermo, provocatore e istrione non solo per l'estetica ma anche per i tempi più disparati affrontati nei suoi testi - l'amore e il sesso, naturalmente, in tutte le forme, la fede, la libertà, il trascorrere del tempo e fragilità di ogni sorta - Zero è ancora oggi uno dei cantautori italiani più popolari non solo nella Penisola. Cantautore, showman, ballerino e produttore discografico italiano (nel 1980 ha fondato la sua etichetta, Zeromania Music) - il progetto Fonopoli ha l'ambizione di creare progetti destinati a dare spazio e visibilità ai giovani, nel corso di una lunghissima carriera cominicata nel 1967 ha pubblicato 43 album, di cui più di 30 in studio, otto live e cinque raccolte ufficiali. Dal 1969 ha scritto canzoni per alcune delle nostre grandi voci, come Ornella Vanoni. Zero, tra gli altri traguardi, ha raggiunto un piccolo grande record: è l'unico artista ad avere avuto al primo posto della classifica un album in cinque decenni diversi, anni Settanta, Ottanta, Novanta, Duemila e Duemiladieci). Tra i molti riconoscimenti ricevuti, ci sono anche un Grammy alla carriera (1993) e il Premio alla carriera del 2006
“Anche con le paillettes non sono mai stato un clown”, ci ha detto pochi giorni fa, ma allo stesso tempo è altrettanto vero che è riuscito sempre a far ridere e piangere chi lo ha seguito e ascoltato, è sempre riuscito a toccare le corde dell’emozione, magari alle volte con il trucco più forte, la voce spezzata, lo sguardo intenso, giocando con sapienza con tutti i trucchi di un mestiere imparato con dedizione nel corso degli anni. Ma non ha mai mentito né pensato di prendere in giro il suo pubblico, i “sorcini”, gli “zerofolli”, quelli che senza mezzi termini hanno scelto di credergli e di amarlo. Con le piume e le paillettes Zero ha cantato di politica, di fede, di vita e di morte, di amore e di lotta, di lavoro, di ecologia, di solitudine, di sesso e di amicizia, ha raccontato dolori e gioie, ha messo in scena la vita in tutte le maniere possibili, spesso in barba alle regole e alle abitudini, abbattendo muri e tabù, precursore, provocatore, geniale saltimbanco di una commedia dell’arte che solo lui ha saputo tenere viva fino ad oggi, sapendola presentare al pubblico sempre nella maniera migliore.
Roma, Renato Zero canta dalla terrazza: "Riprendiamoci la città"
Può non piacere la sua musica, possiamo non avere nelle nostre playlist le sue canzoni, legittimo pensare che il suo stile sia rimasto ancorato a un modo di concepire la musica e la canzone che forse oggi non è in perfetta sintonia con i tempi. Ma è impossibile non vederne la grandezza e l’unicità, non apprezzarne la longevità e l’energia, è difficile non dargli retta almeno per qualche minuto quando una canzone arriva alle nostre orecchie, anche solo per caso. Perché il suo stile, il suo suono, la sua voce sono davvero solo “sue”, originali e inimitabili. E perché il suo essere piacevolmente “antico”, al di sopra delle mode, degli stili, delle tendenze, il suo “ecumenico” parlare a tutti, giovani e adulti, il suo modo personalissimo di essere artista pop, popolare nel senso pieno del termine, gli permettono di essere a suo modo ancora attuale, e permettono alle sue canzoni di essere patrimonio collettivo, alla sua musica di essere ancora viva. E consentono a noi tutti, con piacere, di augurargli, di cuore, buon compleanno.