Spettacoli

Piume, litigi e il blues nel cuore: Janis Joplin, 50 anni dopo

A mezzo secolo dalla sua morte, la cantante texana resta una delle icone dell'intera storia del rock. I suoi ultimi giorni prima della fine, tra rivincite, eccessi e foschi presagi

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Nella primavera del 1970 Janis Joplin era ricca, famosa e infelice. Aveva trionfato al festival di Monterey, nel 1967, con una performance talmente potente da trasformarla di colpo in un'icona rock. La prima esibizione della cantante texana con i Big Brother fu entusiasmante, ma il regista D.A. Pennebaker non la riprese per un problema di soldi con il manager. Il regista chiese allora al gruppo di portare in scena un set ridotto per poterlo inserire nel film. Janis cantò Ball and chain con un'intensità mai vista. La leggenda si consolidò poi nel 1969 a Woodstock, anche se l'esibizione non fu dello stesso livello: i fantasmi, la droga e l'alcol la stavano divorando.


Entrata stabilmente nello star system, Janis decise di creare Pearl, una sorta di alter ego di se stessa da regalare al pubblico e ai media. Una versione più glamour e al tempo stesso più trasandata dell'idolo delle folle, una sorta di party girl ricoperta di perline e di vistosi braccialetti, di boa di piume coloratissime e di vestiti psichedelici, che mostrava un fortissimo interesse verso la musica, il sesso senza limiti e l'alcol. In breve il personaggio prese il sopravvento: tra Pearl e Janis non ci fu più alcuna differenza, e le sue stramberie da superstar allontanarono molti suoi amici. 


In estate si esibì in una grande sala da concerti a Louisville, nel Kentucky, dove si radunarono soltanto quattromila persone. Pearl non la prese bene e iniziò a dedicarsi alla sua attività preferita: la provocazione. "Bella la vostra sala da ballo", disse al pubblico, "dovete sapere che quando andiamo in certi posti, dopo aver dato un'occhiata in giro e al pubblico ci diciamo 'Beh, qui se vogliamo fare festa sarà meglio che facciamo da soli'". Durante Try (Just a little bit harder) saltò giù dal palco e fece alzare un ragazzo seduto in prima fila per ballare con lei: il tizio le mise subito le mani sul seno, e la cosa le piacque molto. In breve riuscì a ottenere quello che voleva: il caos. La gente si accalcò sotto il palco e i poliziotti iniziarono a manganellare gli spettatori. Ma Janis, come faceva sempre in queste occasioni, affrontò gli agenti urlando "gli ho dato io il permesso, pretendo che ballino!". Quella volta riuscì a evitare conseguenze legali, ma ormai si spingeva regolarmente al limite.

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Nei suoi ultimi giorni, Pearl voleva anche consumare la sua rivincita su un'adolescenza fatta di umiliazioni e di solitudine. Il 12 agosto, dopo uno show all'Harvard Stadium, prese un aereo e si recò a Port Arthur, la cittadina del Texas dove era nata e cresciuta. Odiava quel posto e non vi era mai più tornata, nemmeno per cantare: era disgustata dal ricordo degli anni del liceo, con lei beatnik e deturpata dall'acne derisa dai biondoni sportivi e dalle ragazze aspiranti cheerleader. Ma quella volta volle prendere parte al raduno degli ex alunni della Thomas Jefferson High School per puro spirito di rivalsa: lei, la brutta Janis, oggi era Pearl, una diva ricca e famosa. Aveva fatto in modo di trasformare questa rimpatriata in un evento promozionale. Si presentò vestita di raso e velluto viola, con piume azzurre e rosa nei capelli, piena di bracciali e con un anello infilato in ogni dito, smalto sulle unghie delle mani e dei piedi. Un giornalista le domandò cosa avesse fatto da quando aveva lasciato Port Arthur: "Oh, direi che mi sono data alla gioia, sai che voglio dire: cercare di fare sesso il più possibile, drogarmi il più possibile - no, aspetta, non scriverlo questo. Non va bene qui a Port Arthur".

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Quella stessa sera Pearl saltò il ballo finale e andò insieme alla sorella minore, Laura, a vedere lo show di Jerry Lee Lewis. Quando arrivò nel camerino del rocker aveva già fatto il pieno in diversi bar. Lei e il suo entourage presentarono Laura al leggendario Lewis: lui disse con una punta di disprezzo che la piccola non sarebbe stata neanche male se non avesse cercato così tanto di somigliare alla sua sorella maggiore; Pearl gli sparò un pugno in faccia e il rocker restituì subito il colpo. Pearl scappò via in lacrime.

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Dopo un tentativo di disintossicazione, Pearl aveva ripreso a far uso di eroina. Il primo ottobre si incontrò con il suo avvocato e fece testamento, stabilendo che il proprio patrimonio venisse diviso in parti uguali tra i membri della sua famiglia. Sabato 3 la sua Full Tilt Boogie Band registrò la base strumentale dell'ultimo brano dell'album Pearl, Buried alive in the blues ('Sepolta viva nel blues', un titolo che oggi suona come un triste presagio): a Janis piacque e disse che avrebbe aggiunto la parte cantata il giorno dopo. Verso l'una di notte scese alla reception del Landmark Hotel di Los Angeles e chiese al portiere di cambiarle una banconota da 5 dollari per comprare le sigarette: scambiarono qualche chiacchiera, poi lei prese un pacchetto di Marlboro dal distributore e tornò in camera. La mattina dopo era irrintracciabile. La trovarono in slip e maglietta a faccia avanti sul pavimento: cadendo si era rotta il naso, e tra le mani aveva ancora gli spiccioli del resto della sigarette.

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