Spettacoli

Prince, otto ore e due minuti insieme al genio della musica

Foto di Jeff Katz - The Prince Estate 
Nella 'Super Deluxe Edition' del suo capolavoro del 1987 'Sign o' the times' tantissime registrazioni inedite aiutano a delineare il momento d'oro dell'artista scomparso nel 2016
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Bene, siete pronti per passare un intero fine settimana in compagnia di Prince? Perché è questo il tempo che dovete dedicare al genio di Minneapolis per scoprire tutto quello che c'è nella "Super Deluxe Edition" del suo più grande capolavoro, Sign o' the times, uscito originariamente nel 1987.Vi serve tanto tempo perché il box set, o la interminabile playlist che compone l'album in streaming, conta ben 92 brani, per una durata di otto ore e due minuti. Ma anche se voleste, e non dovreste ovviamente, ascoltare tutto tranne i brani del doppio album originale, le canzoni sarebbero 76, 63 delle quali mai pubblicate prima in questa forma, e anche solo l'ascolto degli inediti vi porterebbe via sette ore consecutive. Ma, ve lo assicuriamo, vale la pena. Magari non in un'unica interminabile session, ma in separate sedute, sera dopo sera, giorno dopo giorno, quello che si trova in questo incredibile cofanetto delle meraviglie, è al di sopra di ogni prevedibilità, tale e tanto è il materiale di altissima qualità che contiene.

 


Aggiungiamo al conto che ci sono ben due concerti interi, uno dei quali su Dvd e con la partecipazione di Miles Davis. Normalmente questo tipo di operazioni lasciano spesso il tempo che trovano, anzi, ci spiegano meglio perché un album era stato pensato così dal proprio autore, che aveva deciso di non inserire ulteriori brani nella sequenza offerta al pubblico. Normalmente è raro che ci siano molte perle dimenticate, alle volte accade è vero, ma anche quando accade queste sono al massimo un paio e il resto dei brani che compone le raccolte con inediti e rarità è destinato all'ascolto dei superfan, dei maniaci, dei completisti.

Solo in due casi, solo con due artisti questo non è sempre vero, Bob Dylan, che pubblica da anni la sua "Bootleg series" regalandoci perle di inestimabile valore che in origine non avremmo mai dovuto ascoltare, e Prince, la cui prolificità era tale da consentirgli di lasciar fuori brani meritevoli non perché non volesse realmente pubblicarli ma perché la durata dei cd non consentiva di aggiungerne altri. Sign o' the times era già in origine un album "lungo", era un doppio cd della durata di 80 minuti, frutto di session di registrazione effettuate tra il marzo del 1986 e il gennaio del 1987 e di tre progetti discografici abortiti, Dream Factory, un doppio album che era sostanzialmente pronto nell'estate del 1986, un ulteriore progetto dove Prince vestiva i panni di "Camille", e Crystal ball, originariamente un triplo album, che conteneva in parte i brani dei due progetti precedenti più altro materiale.

La nuova edizione ci porta nel cuore creativo di questi progetti e del risultato finale, nel pieno del delirio creativo di Prince ai suoi massimi livelli, quando cioè aveva trovato il punto di equilibrio perfetto tra soul, pop, rock, funk e jazz, tra la cultura bianca e quella nera, tra la psichedelia e l'avanguardia, tra il corpo e l'anima, come nessun altro era mai riuscito a fare prima. Ci sono quindi i due cd originali, rimasterizzati, un cd di singoli, remix e b-side, tre cd di brani inediti, e due live, oltre a un libro con molti testi e bellissime foto. Ci sono versioni alternative di brani già pubblicati e, addirittura, versioni alternative di brani inediti, brani che sono poco più che bozzetti e canzoni perfettamente complete, jam session travolgenti e lavori in corso. La gran parte dei quali è di livello altissimo, considerando che per Prince anche i demo erano già a un livello di elaborazione molto elevato.

Scavare in questa montagna di materiale ci fa scoprire altri gioielli che non erano inclusi in quell'album capolavoro che fu Sign o' the times, come All of my dreams, una Train che ha il colore del gospel, la elettrica Witness 4 the prosecution con un grande lavoro di chitarra e poi decine e decine di curiosità e di sorprese, compresi i brani in cui Prince e Miles Davis si confrontano, come in Can I play with U. Se ci si consente un paragone, l'ampiezza del lavoro, la grandezza della musica, la grandiosità del progetto, fanno avvicinare questo lavoro ai vertici dei Beatles del White album o dello Stevie Wonder di Songs in the key of life, album che riescono a contenere un intero mondo. In questo caso è come se quel mondo fosse stato passato al microscopio, consentendoci di vedere quello che a occhio nudo non era possibile, mostrandoci meraviglie.