Cinque album per una settimana / 19
di Ernesto AssanteLe novità discografiche che meritano attenzione, da Bruce Springsteen a Tom Petty
Diana Jones - Song to a refugee
Alle volte l'arte nasce da incontri imprevisti. Nel caso specifico quello tra una cantautrice americana, Diana Jones e un'attrice inglese, Emma Thompson. Le due artiste si sono incontrate per caso e sono diventate amiche e quest'amicizia ha fatto scoprire alla cantautrice l'impegno dell'attrice al fianco della Helen Bamber Foundation, impegnata nell'aiuto ai rifugiati e ai migranti. Ne è nato un disco che sbaglieremmo se ci limitassimo a definire "impegnato". È qualcosa di più, di molto più umano, che muove Diana Jones a scrivere e cantare le canzoni di quest'album, a mettere insieme storie drammatiche e commoventi, protesta e rabbia, cantate tutte, anche quest'ultime, con dolcezza e sentimento, strumenti acustici e melodia, nel solco della grande musica popolare americana. È un disco importante, attuale, poetico, scritto e cantato magistralmente. Con l'aiuto d…
Alle volte l'arte nasce da incontri imprevisti. Nel caso specifico quello tra una cantautrice americana, Diana Jones e un'attrice inglese, Emma Thompson. Le due artiste si sono incontrate per caso e sono diventate amiche e quest'amicizia ha fatto scoprire alla cantautrice l'impegno dell'attrice al fianco della Helen Bamber Foundation, impegnata nell'aiuto ai rifugiati e ai migranti. Ne è nato un disco che sbaglieremmo se ci limitassimo a definire "impegnato". È qualcosa di più, di molto più umano, che muove Diana Jones a scrivere e cantare le canzoni di quest'album, a mettere insieme storie drammatiche e commoventi, protesta e rabbia, cantate tutte, anche quest'ultime, con dolcezza e sentimento, strumenti acustici e melodia, nel solco della grande musica popolare americana. È un disco importante, attuale, poetico, scritto e cantato magistralmente. Con l'aiuto d…
Diana Jones - Song to a refugee
Alle volte l'arte nasce da incontri imprevisti. Nel caso specifico quello tra una cantautrice americana, Diana Jones e un'attrice inglese, Emma Thompson. Le due artiste si sono incontrate per caso e sono diventate amiche e quest'amicizia ha fatto scoprire alla cantautrice l'impegno dell'attrice al fianco della Helen Bamber Foundation, impegnata nell'aiuto ai rifugiati e ai migranti. Ne è nato un disco che sbaglieremmo se ci limitassimo a definire "impegnato". È qualcosa di più, di molto più umano, che muove Diana Jones a scrivere e cantare le canzoni di quest'album, a mettere insieme storie drammatiche e commoventi, protesta e rabbia, cantate tutte, anche quest'ultime, con dolcezza e sentimento, strumenti acustici e melodia, nel solco della grande musica popolare americana. È un disco importante, attuale, poetico, scritto e cantato magistralmente. Con l'aiuto di qualche amico, come Richard Thompson, come Steve Earle, come Peggy Seeger.
Voto 4 ½
Carl Brave - Coraggio
La nuova canzone italiana è alla ricerca della sua maturità e lungo questo percorso Carl Brave ha trovato le sue pietre miliari, quelle che gli serviranno in futuro per ricordare dove è arrivato e dove può ancora andare. Coraggio è un bell'album, vario e ricco, soprattutto dal lato musicale, che è decisamente il dato più caratteristico del lavoro del cantautore romano. Sì cantautore, non rapper e non indie, se ci è concesso dirlo, cantautore di un nuovo pop italiano che sta prendendo forma in maniera originale, sia nella musica che nei testi, tenendo conto dei nuovi linguaggi, delle nuove tecnologie, della nuova "popolarità" della musica che un tempo era indipendente e oggi viaggia verso il mainstream. Cantautore, quindi in grado di scrivere testi originali, spesso molto divertenti, ma in questo caso, soprattutto in due brani, Fratellì e Le guardie, in cui tocca anche temi difficili e seri, come quello delle dipendenze e quello della violenza, con creatività e credibilità. È un disco che diverte con clamorosa leggerezza, e al tempo stesso intriga, con soluzioni e idee nuove.
Voto 4
Bruce Springsteen - Letter to you
E alla fine il Boss ha deciso di tornare all'antica strada, al rock'n'roll, alla band che lo ha sostenuto per anni, al pubblico che lo considera né più né meno un messia. Con Letter to you non lo fa più in maniera riluttante, o limitando il contributo della E Street Band a quello degli esecutori, ma lasciando al gruppo le redini della musica, dando ai "ragazzi" ormai tutti attorno ai settant'anni, la possibilità di dare corpo ai suoi sogni e ai suoi fantasmi, tornando alle origini, anche in senso letterale, recuperando qualche gioiello perduto per strada attorno ai primi anni Settanta e suonando in studio dal vivo con la band. Il risultato è ottimo, un bel disco per davvero, di un uomo maturo che è passato attraverso un periodo di depressione, che cerca di fare i conti con quello che ha perso e quello che ha, raccontandosi per l'ennesima volta senza filtri. Alcune cose sono da ascoltare a tutto volume, altre sono così intime da meritare gli auricolari o la cuffia, e la somma finale è un bel mosaico di tempi, parole, emozioni e suoni nel segno del Boss.
Voto 4 ½
The Killers - Imploding The Mirage
Fa comodo avere degli ottimi amici quando di mestiere si fa musica. Perché può accadere di avere bisogno di un piccolo aiuto e riceverne invece moltissimo. È certamente accaduto a Brandon Flowers e Ronnie Vannucci, che si sono trovati da soli a tenere in piedi quel che resta dei Killers e di aiuto ne hanno trovato non solo tanto, ma eccellente. Innanzitutto dai due produttori, Shawn Everett e Jonathan Rado dei Foxygen, che si sono messi al lavoro anche come autori, per scrivere i migliori pezzi dei Killers da tempo. E poi sono arrivati una leggenda del calibro di Lindsay Buckingham dei Fleetwood Mac, Blake Mills, k.d.Lang, Weyes Blood, Lucius, fino ad Adam Granduciel dei War on Drugs, per dare corpo a un album a tratti maestoso, spesso sorprendente, rock americano scritto con i caratteri maiuscoli e le lettere illuminate come in una grande insegna. Flowers canta da par suo delle canzoni ormai "vecchio stampo" se si pensa a quello che produce la musica americana di oggi. Ma lo fa talmente bene da dimostrare che c'è ancora spazio per un rock modernamente classico.
Voto 3 ½
Tom Petty - Wildflowers and the rest
Wildflowers è stato un pregevole album solista di Tom Petty del 1994. Ma ci sono due fatti che giustificano l'ascolto di questa edizione "monstre" che porta quello che era un solo cd a diventarne 5: il primo è che non si tratta esattamente di un album solista, perché la band, gli Heartbreakers, è presentissima, e si sente; il secondo, più importante, è che nelle intenzioni di Petty l'album doveva essere doppio e offrire al pubblico 25 brani. Bene, qui, con l'aiuto preziosissimo di Rick Rubin che aveva prodotto il tutto già all'epoca, viene ristabilita la forma originale del lavoro e ci è data la possibilità di scoprire una discreta quantità di gemme che erano state, ingiustamente, riposte nel cassetto. Se amate Petty il monumentale lavoro attorno a questo disco è imperdibile: il primo CD ripropone l'album originale, il secondo presenta le altre dieci tracce che erano state omesse, la stragrande maggioranza delle quali belle e interessanti. Poi c'è il terzo con tutti i demo, le registrazioni casalinghe dei brani, in alcuni casi anche più belli dei brani realizzati in studio e che dimostrano il ruolo della band. Il quarto offre i brani dell'album in versioni live e il quinto ha ulteriori tracce di "alternate takes". Che chiedere di più?
Voto 4
Alle volte l'arte nasce da incontri imprevisti. Nel caso specifico quello tra una cantautrice americana, Diana Jones e un'attrice inglese, Emma Thompson. Le due artiste si sono incontrate per caso e sono diventate amiche e quest'amicizia ha fatto scoprire alla cantautrice l'impegno dell'attrice al fianco della Helen Bamber Foundation, impegnata nell'aiuto ai rifugiati e ai migranti. Ne è nato un disco che sbaglieremmo se ci limitassimo a definire "impegnato". È qualcosa di più, di molto più umano, che muove Diana Jones a scrivere e cantare le canzoni di quest'album, a mettere insieme storie drammatiche e commoventi, protesta e rabbia, cantate tutte, anche quest'ultime, con dolcezza e sentimento, strumenti acustici e melodia, nel solco della grande musica popolare americana. È un disco importante, attuale, poetico, scritto e cantato magistralmente. Con l'aiuto di qualche amico, come Richard Thompson, come Steve Earle, come Peggy Seeger.
Voto 4 ½
Carl Brave - Coraggio
La nuova canzone italiana è alla ricerca della sua maturità e lungo questo percorso Carl Brave ha trovato le sue pietre miliari, quelle che gli serviranno in futuro per ricordare dove è arrivato e dove può ancora andare. Coraggio è un bell'album, vario e ricco, soprattutto dal lato musicale, che è decisamente il dato più caratteristico del lavoro del cantautore romano. Sì cantautore, non rapper e non indie, se ci è concesso dirlo, cantautore di un nuovo pop italiano che sta prendendo forma in maniera originale, sia nella musica che nei testi, tenendo conto dei nuovi linguaggi, delle nuove tecnologie, della nuova "popolarità" della musica che un tempo era indipendente e oggi viaggia verso il mainstream. Cantautore, quindi in grado di scrivere testi originali, spesso molto divertenti, ma in questo caso, soprattutto in due brani, Fratellì e Le guardie, in cui tocca anche temi difficili e seri, come quello delle dipendenze e quello della violenza, con creatività e credibilità. È un disco che diverte con clamorosa leggerezza, e al tempo stesso intriga, con soluzioni e idee nuove.
Voto 4
Bruce Springsteen - Letter to you
E alla fine il Boss ha deciso di tornare all'antica strada, al rock'n'roll, alla band che lo ha sostenuto per anni, al pubblico che lo considera né più né meno un messia. Con Letter to you non lo fa più in maniera riluttante, o limitando il contributo della E Street Band a quello degli esecutori, ma lasciando al gruppo le redini della musica, dando ai "ragazzi" ormai tutti attorno ai settant'anni, la possibilità di dare corpo ai suoi sogni e ai suoi fantasmi, tornando alle origini, anche in senso letterale, recuperando qualche gioiello perduto per strada attorno ai primi anni Settanta e suonando in studio dal vivo con la band. Il risultato è ottimo, un bel disco per davvero, di un uomo maturo che è passato attraverso un periodo di depressione, che cerca di fare i conti con quello che ha perso e quello che ha, raccontandosi per l'ennesima volta senza filtri. Alcune cose sono da ascoltare a tutto volume, altre sono così intime da meritare gli auricolari o la cuffia, e la somma finale è un bel mosaico di tempi, parole, emozioni e suoni nel segno del Boss.
Voto 4 ½
The Killers - Imploding The Mirage
Fa comodo avere degli ottimi amici quando di mestiere si fa musica. Perché può accadere di avere bisogno di un piccolo aiuto e riceverne invece moltissimo. È certamente accaduto a Brandon Flowers e Ronnie Vannucci, che si sono trovati da soli a tenere in piedi quel che resta dei Killers e di aiuto ne hanno trovato non solo tanto, ma eccellente. Innanzitutto dai due produttori, Shawn Everett e Jonathan Rado dei Foxygen, che si sono messi al lavoro anche come autori, per scrivere i migliori pezzi dei Killers da tempo. E poi sono arrivati una leggenda del calibro di Lindsay Buckingham dei Fleetwood Mac, Blake Mills, k.d.Lang, Weyes Blood, Lucius, fino ad Adam Granduciel dei War on Drugs, per dare corpo a un album a tratti maestoso, spesso sorprendente, rock americano scritto con i caratteri maiuscoli e le lettere illuminate come in una grande insegna. Flowers canta da par suo delle canzoni ormai "vecchio stampo" se si pensa a quello che produce la musica americana di oggi. Ma lo fa talmente bene da dimostrare che c'è ancora spazio per un rock modernamente classico.
Voto 3 ½
Tom Petty - Wildflowers and the rest
Wildflowers è stato un pregevole album solista di Tom Petty del 1994. Ma ci sono due fatti che giustificano l'ascolto di questa edizione "monstre" che porta quello che era un solo cd a diventarne 5: il primo è che non si tratta esattamente di un album solista, perché la band, gli Heartbreakers, è presentissima, e si sente; il secondo, più importante, è che nelle intenzioni di Petty l'album doveva essere doppio e offrire al pubblico 25 brani. Bene, qui, con l'aiuto preziosissimo di Rick Rubin che aveva prodotto il tutto già all'epoca, viene ristabilita la forma originale del lavoro e ci è data la possibilità di scoprire una discreta quantità di gemme che erano state, ingiustamente, riposte nel cassetto. Se amate Petty il monumentale lavoro attorno a questo disco è imperdibile: il primo CD ripropone l'album originale, il secondo presenta le altre dieci tracce che erano state omesse, la stragrande maggioranza delle quali belle e interessanti. Poi c'è il terzo con tutti i demo, le registrazioni casalinghe dei brani, in alcuni casi anche più belli dei brani realizzati in studio e che dimostrano il ruolo della band. Il quarto offre i brani dell'album in versioni live e il quinto ha ulteriori tracce di "alternate takes". Che chiedere di più?
Voto 4