'All that you can't leave behind', quando gli U2 si ripresero la storia
di
Ernesto Assante
Il ventennale dell'album, celebrato con un cofanetto, è l'occasione per rileggere l'intera carriera della band, sempre in bilico tra sperimentazione e classicità
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Quante vite hanno avuto gli U2? Diverse, tante quante le loro anime, le loro visioni, i loro tentativi di leggere e interpretare il mondo, la loro voglia di sperimentare, di muoversi, di essere sempre qui e altrove. Sono morti molte volte e altrettanto spesso rinati, hanno rimesso in discussione le loro scelte e anche il loro mito, hanno fatto passi avanti e indietro, cercando sempre di trovare qualcosa di interessante, di nuovo, di appassionante da raccontare e da suonare. Non ci sono riusciti sempre, soprattutto negli ultimi anni, ma per venticinque anni almeno, dal 1984 di Unforgettable Fire, fino al 2009 di No line on the horizon, sono stati una delle formazioni più importanti della storia del rock e della cultura popolare contemporanea.
Venti anni fa il gruppo viveva una delle sue rinascite, quella segnata da un album intitolato All that you can't leave behind, uno dei più grandi successi della band irlandese. Il disco arrivava dopo la stagione curiosa e particolare di Pop, eccellentissimo esempio della libertà creativa della band, della loro voglia di sperimentare tuffandosi nel bel mezzo dell'elettronica, della dance, del trip hop, delle correnti trasformative della musica inglese di quegli anni, non apprezzato però dal pubblico più tradizionale degli U2 per la sua eccessiva distanza dai suoni e dalle atmosfere classiche del gruppo. Hanno girovagato per qualche anno tra suoni, visioni, tecnologie, hanno bisogno di tornare verso il loro centro, verso il loro cuore. Lo fanno sia ideologicamente, spingendo l'acceleratore sul coinvolgimento in iniziative politiche e sociali, con Bono in prima fila, ma anche musicalmente, richiamando dietro il banco della regia Brian Eno e Daniel Lanois e mettendosi al lavoro per un disco che riprendesse il discorso lì dove era stato lasciato prima degli esperimenti di Zooropa e di Pop, li dove Unforgettable Fire aveva lasciato il segno.
C'è un aneddoto che spiega bene cosa era scattato nella mente del gruppo: la band è in studio e The Edge fa ascoltare un riff agli altri, un riff che sarebbe stato bene in uno dei primi dischi della band, e che emozionò tutti quando il chitarrista lo suonò. Bono disse: "Oh no, non possiamo suonarlo, è proprio il tipico riff degli U2". Ma The Edge rispose: "Fottiti, siamo gli U2 e questo è il modo in cui io suono la chitarra".Il riff era quello di Beautiful Day, pezzo esplosivo, bomba sonora che il 30 ottobre del 2000 porta gli U2 nel pieno del nuovo millennio. L'album vendette oltre 12 milioni di copie, riportando gli U2 in vetta a tutte le classifiche, per la precisione in 32 Paesi del mondò arrivò primo, vinse sette Grammy Award, guadagnò anche il singolare primato di essere l'unico album nella storia ad avere più brani che hanno vinto il premio 'Record Of The Year', Beautiful Day nel 2001 e Walk On nel 2002.
Il disco è molto bello e non è, come troppo spesso si è detto, "un passo indietro" dopo le sperimentazioni avventurose degli anni precedenti, anzi tiene fede al titolo in maniera perfetta e recupera "tutto quello che non può essere lasciato indietro", e toglie di mezzo quello che non è necessario. C'è il rock, dunque, caldo, forte e potente, c'è la melodia e la passione, c'è l'elettronica e la sperimentazione, c'è il suono degli U2 completo e maturo, che tiene conto di tutto quello che la band ha fatto fino a quel momento. E ci sono brani memorabili, dunque, come Beautiful day ma anche Elevation, Walk on, Peace on earth e Stuck in a moment you can't get out of, tutti entrati a far parte del grande repertorio della band, assieme ad altri gioielli più piccoli.
Per celebrare il ventennale dell'uscita dell'album gli U2 pubblicheranno il 3 novembre una versione deluxe del disco, con molte registrazioni inedite, live, a outtake, demo e curiosità, 39 brani in tutto, tra i quali una bellissima Levitate e una intensa e versione acustica di Stuck in a moment you can't get out of. Nel cofanetto ci sarà anche un libro di 32 pagine realizzato da Anton Corbijn. E inoltre ci saranno 19 brani registrati dal vivo nel giugno 2001 al Fleet Center di Boston, Massachusetts e altri 11 remix, dei quali 4 inediti.