Musica, rivoluzione al piano: un disco per conoscere gli Einaudi del futuro
di Leonetta Bentivoglio , di Leonetta BentivoglioIn “The Shape of Piano to Come - Volume primo” venti musicisti da tutto il mondo in bilico tra dimensioni classicheggianti e spirito pop
Esiste la possibilità di un nuovo Ludovico Einaudi? Potrebbe esserci un giovane pianista-compositore della medesima “famiglia” artistica in grado di eguagliarne la bravura? Più in generale, dove ci portano le onde sempre più nutrite della tendenza minimalista e di quel tipo di pianismo diretto, contagioso e avvolgente da cui è scaturito il formidabile successo del celebre compitore torinese, fenomeno senza confronti per durata e diffusione?
Un’indagine volta a cercare le risposte a tali interrogativi giunge a proporla un disco ora in uscita (6 novembre), The Shape of Piano to Come - Volume primo, e ciò dovrebbe implicare che arriveranno volumi successivi. Si tratta di una compilation per pianoforte targata INRI CLASSIC, etichetta concentrata sui territori del “crossover”, ossia collocati con libertà nei confini tra musica classica, o “colta”, ed ambiti musicali meno élitari. Il progetto esplora…
Un’indagine volta a cercare le risposte a tali interrogativi giunge a proporla un disco ora in uscita (6 novembre), The Shape of Piano to Come - Volume primo, e ciò dovrebbe implicare che arriveranno volumi successivi. Si tratta di una compilation per pianoforte targata INRI CLASSIC, etichetta concentrata sui territori del “crossover”, ossia collocati con libertà nei confini tra musica classica, o “colta”, ed ambiti musicali meno élitari. Il progetto esplora…
Esiste la possibilità di un nuovo Ludovico Einaudi? Potrebbe esserci un giovane pianista-compositore della medesima “famiglia” artistica in grado di eguagliarne la bravura? Più in generale, dove ci portano le onde sempre più nutrite della tendenza minimalista e di quel tipo di pianismo diretto, contagioso e avvolgente da cui è scaturito il formidabile successo del celebre compitore torinese, fenomeno senza confronti per durata e diffusione?
Un’indagine volta a cercare le risposte a tali interrogativi giunge a proporla un disco ora in uscita (6 novembre), The Shape of Piano to Come - Volume primo, e ciò dovrebbe implicare che arriveranno volumi successivi. Si tratta di una compilation per pianoforte targata INRI CLASSIC, etichetta concentrata sui territori del “crossover”, ossia collocati con libertà nei confini tra musica classica, o “colta”, ed ambiti musicali meno élitari. Il progetto esplorativo riunisce venti musicisti di vari Paesi del mondo e creativamente in bilico tra dimensioni classicheggianti e spirito pop. In tutti, più o meno, risuona un’anima “einaudiana”.
Certo, parlare oggi di minimalismo riguardo a Einaudi e ai suoi seguaci, che sono molti e disseminati ovunque (The Shape of Piano to Come ne sceglie per ora solo una piccola fetta), rischia d’essere anacronistico. Siamo lontani dall’epoca in cui autori come Riley, Reich, La Monte Young e Philip Glass lanciavano un’alternativa alla criptica musica d’avanguardia, durissima o impossibile da ascoltare nella sua atonalità. È a loro che si deve l’invenzione di un genere basato su materiali “semplici” (in vista di pezzi comunicativi e quindi opposti all’idea di formalismi rigidi e artifici enigmatici) e sulla ripetizione di schemi uniformi dal punto di vista timbrico, nonché orientato verso un cambiamento della trama musicale ottenuto tramite lo svilupparsi di cellule melodiche in maniera graduale e quasi impercettibile. Il tutto, come sappiamo, produce un esito sinuoso e gradevole all’ascolto, paragonabile a un abbraccio sonoro e aperto alle suggestioni contemplative e ipnotiche di molta musica in arrivo dalle culture orientali.
Einaudi, tuttavia, è andato al di là di questo stile, ampliando sperimentalmente i suoi percorsi. Negli ultimi anni ha imboccato strade compositive e strumentali eterogenee, come testimoniano incisioni quali Diario Mali, disco nato da una sua collaborazione col cantante e musicista maliano Ballakè Sissoko, e Taranta Project, un album che rivisita, nei codici “einaudiani”, il culto popolare della taranta salentina.
Anche l’impresa collettiva di The Shape of Piano to Come, da parte sua, sembra sì volersi situare nel solco della tradizione minimalista, ma dilatandone gli orizzonti e puntando ad accorgimenti e mescolanze nuovi. Il disco sarà disponibile in un vinile a tiratura limitata, ma già dal 21 settembre sono stati rilasciati tre pezzi a settimana su tutte le piattaforme streaming, in un succedersi di uscite digitali comprensive di singoli approfondimenti sugli artisti coinvolti. L’intento è segnalare una “nuova visione” della bellezza in musica, oscillante fra amore (o persino da venerazione) nei confronti del più fastoso e prestigioso passato pianistico (citazioni del romanticismo sono evidenti), e l’impulso di proiettarsi nel futuro attraverso la ricerca di combinazioni e sonorità innovative.
È curioso come, pur nell’omogeneità del gusto complessivo, ogni compositore ospitato in questo disco abbia un proprio mondo. Dominique Charpentier, in La mer au fond de tes yeux, esprime un tocco alla Debussy, nostalgico e impressionista, che specchia la sua cultura francese. View from the Shore, della statunitense Lena Natalia, ha un piglio narrativo e un impianto decisamente neoclassico o postclassico. Saudade, dello spagnolo Javi Lobe, gioca sull’effetto di un canto circolare e sembra ispirarsi al minimalista inglese Michael Nyman. La composizione dell’argentino Franco Robert, intitolata Mustio, ha un sapore esotico e un che di orientaleggiante nei suoi vasti arpeggi. Con Gaia il brasiliano Angel Ruediger offre un originalissimo pezzo irregolare, denso di colori scuri e di evocazioni stregate, che si concludono in una sorta di sussurro. L’italo-turco Francesco Taskayali, nel suo Love is likely to the wind, plasma spirali cangianti, diventando sempre più drammatico. Fragile Umbilico, firmato da Cucina Sonora, è quanto mai sperimentale rispetto agli altri, con un motivo iniziale poi ripreso al centro del pezzo in modo velocissimo, e con una seconda parte classicheggiante che corre forte, come riverberando i riflessi di un Liszt o di uno Chopin impazziti.
Asimmetrico è il minimalismo dell’italiano Francesco Nigri, mentre il segno di Einaudi sembra aver modellato a fondo il pensiero musicale del suo connazionale Davide De Angelis. Si chiama No Mindless Sroll il progetto a due anime formato dal compositore e arrangiatore Carmelo Emanuele Patti e dalla violinista spagnola Isabel Gallego Lanau, che fondono le sonorità di strumenti ad arco con elementi pop e di musica elettronica. Nel disco sono presenti con Alado, un brano che sembra accogliere echi di canti nordici e dà un ruolo protagonistico alla voce melodiosa del violino.
Ha un carattere sperimentale il salentino Marco Rollo, “campionatore” di melodie mediterranee, mentre Igor Longhi è intensamente rapsodico, come vuole il titolo del suo pezzo, Rapsodia, che immette nel tessuto musicale cadenze di danza. Un altro italiano della compilation è Manuel Zito, di cui è notevole la lenta solennità cerimoniale di My Little Town. Il siciliano Salvatore Lo Presti crea una dolce ninna nanna, colma di profumi anticati e atmosfere struggenti. Ce n’è per tutti, e il primo ascolto suscita il desiderio di capire meglio analogie, differenze e ascendenze, e quindi di rimettersi ad ascoltare.
Un’indagine volta a cercare le risposte a tali interrogativi giunge a proporla un disco ora in uscita (6 novembre), The Shape of Piano to Come - Volume primo, e ciò dovrebbe implicare che arriveranno volumi successivi. Si tratta di una compilation per pianoforte targata INRI CLASSIC, etichetta concentrata sui territori del “crossover”, ossia collocati con libertà nei confini tra musica classica, o “colta”, ed ambiti musicali meno élitari. Il progetto esplorativo riunisce venti musicisti di vari Paesi del mondo e creativamente in bilico tra dimensioni classicheggianti e spirito pop. In tutti, più o meno, risuona un’anima “einaudiana”.
Certo, parlare oggi di minimalismo riguardo a Einaudi e ai suoi seguaci, che sono molti e disseminati ovunque (The Shape of Piano to Come ne sceglie per ora solo una piccola fetta), rischia d’essere anacronistico. Siamo lontani dall’epoca in cui autori come Riley, Reich, La Monte Young e Philip Glass lanciavano un’alternativa alla criptica musica d’avanguardia, durissima o impossibile da ascoltare nella sua atonalità. È a loro che si deve l’invenzione di un genere basato su materiali “semplici” (in vista di pezzi comunicativi e quindi opposti all’idea di formalismi rigidi e artifici enigmatici) e sulla ripetizione di schemi uniformi dal punto di vista timbrico, nonché orientato verso un cambiamento della trama musicale ottenuto tramite lo svilupparsi di cellule melodiche in maniera graduale e quasi impercettibile. Il tutto, come sappiamo, produce un esito sinuoso e gradevole all’ascolto, paragonabile a un abbraccio sonoro e aperto alle suggestioni contemplative e ipnotiche di molta musica in arrivo dalle culture orientali.
Einaudi, tuttavia, è andato al di là di questo stile, ampliando sperimentalmente i suoi percorsi. Negli ultimi anni ha imboccato strade compositive e strumentali eterogenee, come testimoniano incisioni quali Diario Mali, disco nato da una sua collaborazione col cantante e musicista maliano Ballakè Sissoko, e Taranta Project, un album che rivisita, nei codici “einaudiani”, il culto popolare della taranta salentina.
Anche l’impresa collettiva di The Shape of Piano to Come, da parte sua, sembra sì volersi situare nel solco della tradizione minimalista, ma dilatandone gli orizzonti e puntando ad accorgimenti e mescolanze nuovi. Il disco sarà disponibile in un vinile a tiratura limitata, ma già dal 21 settembre sono stati rilasciati tre pezzi a settimana su tutte le piattaforme streaming, in un succedersi di uscite digitali comprensive di singoli approfondimenti sugli artisti coinvolti. L’intento è segnalare una “nuova visione” della bellezza in musica, oscillante fra amore (o persino da venerazione) nei confronti del più fastoso e prestigioso passato pianistico (citazioni del romanticismo sono evidenti), e l’impulso di proiettarsi nel futuro attraverso la ricerca di combinazioni e sonorità innovative.
È curioso come, pur nell’omogeneità del gusto complessivo, ogni compositore ospitato in questo disco abbia un proprio mondo. Dominique Charpentier, in La mer au fond de tes yeux, esprime un tocco alla Debussy, nostalgico e impressionista, che specchia la sua cultura francese. View from the Shore, della statunitense Lena Natalia, ha un piglio narrativo e un impianto decisamente neoclassico o postclassico. Saudade, dello spagnolo Javi Lobe, gioca sull’effetto di un canto circolare e sembra ispirarsi al minimalista inglese Michael Nyman. La composizione dell’argentino Franco Robert, intitolata Mustio, ha un sapore esotico e un che di orientaleggiante nei suoi vasti arpeggi. Con Gaia il brasiliano Angel Ruediger offre un originalissimo pezzo irregolare, denso di colori scuri e di evocazioni stregate, che si concludono in una sorta di sussurro. L’italo-turco Francesco Taskayali, nel suo Love is likely to the wind, plasma spirali cangianti, diventando sempre più drammatico. Fragile Umbilico, firmato da Cucina Sonora, è quanto mai sperimentale rispetto agli altri, con un motivo iniziale poi ripreso al centro del pezzo in modo velocissimo, e con una seconda parte classicheggiante che corre forte, come riverberando i riflessi di un Liszt o di uno Chopin impazziti.
Asimmetrico è il minimalismo dell’italiano Francesco Nigri, mentre il segno di Einaudi sembra aver modellato a fondo il pensiero musicale del suo connazionale Davide De Angelis. Si chiama No Mindless Sroll il progetto a due anime formato dal compositore e arrangiatore Carmelo Emanuele Patti e dalla violinista spagnola Isabel Gallego Lanau, che fondono le sonorità di strumenti ad arco con elementi pop e di musica elettronica. Nel disco sono presenti con Alado, un brano che sembra accogliere echi di canti nordici e dà un ruolo protagonistico alla voce melodiosa del violino.
Ha un carattere sperimentale il salentino Marco Rollo, “campionatore” di melodie mediterranee, mentre Igor Longhi è intensamente rapsodico, come vuole il titolo del suo pezzo, Rapsodia, che immette nel tessuto musicale cadenze di danza. Un altro italiano della compilation è Manuel Zito, di cui è notevole la lenta solennità cerimoniale di My Little Town. Il siciliano Salvatore Lo Presti crea una dolce ninna nanna, colma di profumi anticati e atmosfere struggenti. Ce n’è per tutti, e il primo ascolto suscita il desiderio di capire meglio analogie, differenze e ascendenze, e quindi di rimettersi ad ascoltare.