Spettacoli

Il ritorno degli Zen Circus: "Funzioniamo in maniera caotica, con i nostri caratteri non potremmo fare altrimenti"

La band pubblica venerdì 13 il nuovo album 'L'ultima casa accogliente': "Volevamo registrarlo in America, a El Paso. Avevamo prenotato tutto per il 21 marzo poi è successo quello che è successo"
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Nel tempo del distanziamento forzato, delle separazioni e dell'incertezza, l'ultima casa accogliente è il nostro corpo, il rifugio nel quale perseverare alla ricerca della bellezza. E l'ultima casa accogliente è anche un progetto: quello di convivere, finalmente, con i mostri grandi e piccoli che ci abitano. Ma l'ultima casa accogliente è anche un piccolo pub nascosto, scuro, alla periferia di Livorno. È da questo intreccio topografico ed esistenziale che nasce il nuovo disco degli Zen Circus, L'ultima casa accogliente, appunto, in uscita venerdì 13. Nove canzoni per l'undicesimo album del gruppo che da vent'anni aggiorna e nobilita il rock made in Italy. Ne abbiamo parlato con il cantante e chitarrista, Andrea Appino, e con il batterista Karim Qqru.

Appino, Karim, quanto c'entra il lockdown con L'ultima casa accogliente?
Appino: "In maniera sostanziale ma involontaria. Avevamo già qualche canzone, qualcun'altra è stata scritta nei mesi della prima chiusura. E la nostra intenzione era registrarlo in America, a El Paso. Volevamo farci questo regalo. Avevamo prenotato tutto per il 21 marzo poi è successo quello che è successo. Il Covid ci ha spinto a registrarlo in modo diverso. Io e Ufo a Livorno, Karim a Bologna. Un modo di lavoro nuovo".
Karim: "Ci hanno salvato le prove fatte a Livorno poco prima del lockdown. Nove ore al giorno dove abbiamo capito cosa fare, che direzione volevamo prendere. Finire tutto a centinaia di chilometri di distanza è stato strano, surreale ma molto bello. I contorni erano quasi magici, ci sentivamo comunque vicini. Dal punto di vista emotivo non c'è distanza tra noi. Sappiamo sempre, bene o male, cosa vogliono gli altri".

E adesso vi mancheranno i concerti.
Appino: "Io sto riconvertendo il mio studio di registrazione a casa in uno studio video. Faremo delle dirette streaming per suonare le canzoni. Sarà una 'Diretta dall'ultima casa accogliente'. Un Coprifuoco Show".
Karim: "Avevamo pensato di fare il classico firma-copie Zen: presentazione e qualche canzone in acustico. Ma non è stato possibile organizzarlo ed è giusto così. Il tour vero inizierà questa estate. Dal punto di vista emotivo combatto con la dicotomia tra nostalgia per il live e la consapevolezza che ci muoviamo in un contesto pericoloso. Sarebbe una follia fare un tour adesso. E poi voglio tornare a suonare con la gente al massimo grado di spensieratezza".

Tutto il mondo dello spettacolo ha protestato tanto per le misure del governo.
Karim: "Quello che sta subendo il nostro settore è l'apoteosi dell'assurdo. Abbiamo dimostrato di essere al passo con le norme, di garantire sicurezza. Nella tragedia promoter, pubblico e musicisti hanno dato prova di grande preparazione e maturità. Eppure tutto questo lavoro viene 'sacrificato', quando in altri settori le condizioni di pericolosità sono molto alte. E l'assenza di cultura e di musica in questo clima di manicheismo galoppante non aiuta. Non sono ottimista: mi sembra che tutto questo pezzo di Occidente sia in guerra".

Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi 


Far uscire un disco e non rimandarlo in attesa di tempi migliori è già qualcosa di importante. Cosa c'è dentro L'ultima casa accogliente?
Appino: "Ci siamo resi conto che in tutti i testi delle canzoni veniva fuori il corpo. L'ultima casa accogliente è tante cose. È sicuramente il corpo. Ma è anche un pub nella periferia di Livorno, un pub dove non vado. È un piccolo localino di periferia, scuro, malfamato. Dietro i testi delle canzoni c'è un lungo lavoro su me stesso, sulla mia psiche, fatto per la prima volta. E mi sono reso conto che ero io il mio peggior nemico, sempre insoddisfatto, oltremodo severo. Ero il mio più grande freno. E l'ho fatto per rendere la mente un posto meno abitato da buchi neri, da ragnatele. Per trasformarla in un posto migliore. Il filo rosso è anche quello della compassione: siamo anche frutto di errori, non ci possiamo fare molto. Per andare verso un mondo diverso bisogna accettarli. Anche qui forse c'è un legame involontario con il lockdown: rinascere in un mondo diverso".
 
Le canzoni come una cura?
Karim: "Credo fermamente nel potere taumaturgico della musica. Ma non in senso ideologico o mistico. Ci credo perché è stato così nella mia vita. L'ho sperimentato. La musica è stata sempre la base della mia vita emotiva. Ed è un mezzo per creare legame tra le persone".

Un legame anche intergenerazionale? La vostra musica è molto diversa da quella che ora viene a galla dalle nuove scene italiane.
Appino: "Sono un figlio degli anni 90. Smells Like Teen Spirit è stato un ceffone che ci ha portato fin qui. E l'inizio emotivo è stata la presa di distanza con la mia generazione: non mi piace, non sono a mio agio. Quel pensiero c'è sempre stato. Ma non dirò mai 'il rock è morto' o 'la musica che c'è intorno fa schifo' come dicevano a me quando a 19 anni facevo le mie cose nei pub dove c'erano solo fan dei Led Zeppelin e del Classic Rock. Non mi voglio trovare da quel lato. I ragazzi di oggi hanno un linguaggio che è completamente diverso dal mio, non lo userei mai, non ne sono in grado. Ma lo comprendo: vivono in un mondo complicato e difficile. La loro rabbia la capisco".

La rabbia si sente anche nel vostro disco.
Karim: "C'è tanta libertà. Questo è un disco molto più suonato, senza nessun edit. Nelle canzoni niente è stato quantizzato. E siamo stati liberi di sperimentare, di cambiare le cose in corso d'opera".
Appino: "Il disco è la chiusura di un cerchio, la prosecuzione di un viaggio iniziato con La terza guerra mondiale. Sì, è un disco molto libero, nella scrittura e negli arrangiamenti. Ci somiglia: gli Zen Circus funzionano in maniera caotica. Lasciamo che le cose accadano. E nessuna decisione va mai a discapito di un altro. Con i caratteri che abbiamo saremmo saltati in aria da un pezzo. Gli Zen vanno avanti un passo alla volta: in ogni disco ci sono direzioni diverse. Forse questo ci rende 'lenti' ma è solo questo che ci rende il gruppo che siamo".

In copertina siete trasparenti.
Karim: "Sì, in copertina siamo spogli, trasparenti. È una rappresentazione della caducità, dell'inermità del nostro corpo. Sono evidenziati l'ipofisi - che nel mondo greco era la sede dell'anima - il cuore e i polmoni. Una metatrinità, i luoghi dove risiede l'energia per costruire e mettere al sicuro la nostra ultima casa accogliente".