Dua Lipa, lo show senza emozioni come un mega videoclip
di
Ernesto Assante
Dua Lipa ha senso nel piccolissimo schermo di uno smartphone o di un tablet, così come in un computer o su una smart TV, forse ancora di più di quanto non sia in un vero e proprio concerto
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Non una goccia di sudore, non un momento di emozione, non un imprevisto o una sorpresa, non una parola per il pubblico, nessuna interazione con chi seguiva in streaming da casa, nulla che potesse far paragonare quello che abbiamo visto a un concerto. Quello che Dua Lipa ha proposto in streaming ieri sera, intitolato Studio 2054, un bel gioco di parole tra passato e presente della discodance, è stato un lungo film musicale, un mega videoclip, un musical senza storia, una narrazione senza vicende. Il “live” di Dua Lipa è stato uno show figlio della nuova era e delle nuove tecnologie, più che delle ristrettezze imposte dalla pandemia, perché sarebbe stato lecito farlo comunque, visto il personaggio e il suo modo di presentarsi al pubblico, perché è la diretta conseguenza di un modo di fare pop che, nato negli anni Ottanta, si è via via evoluto (o involuto a seconda di quanto si apprezzi il genere) fino ad arrivare ad essere quello che è oggi, ovvero spettacolare, multimediale, digitale, planetario.
Dua Lipa ha senso nel piccolissimo schermo di uno smartphone o di un tablet, così come in un computer o su una smart TV, forse ancora di più di quanto non sia in un vero e proprio concerto, in un “live” del quale forse personaggi come il suo non hanno più davvero bisogno, se non per un mero fattore economico (staccare i biglietti, fare un incasso, guadagnare). Dua Lipa era, ieri sera, perfettamente a suo agio in una dimensione in cui nulla era lasciato al caso, dove ogni gesto, ogni mossa, ogni brilluccichio, ogni sguardo, suo e dei tanti (e bravissimi) ballerini, era in qualche modo “calcolato”. E “calcolato” non è più un aggettivo negativo se si pensa che Studio 2054 non era un concerto, perché la parentela, se c’è, è più con un film, uno spettacolo teatrale, un musical appunto, dove tutto deve essere previsto e “calcolato” per ottenere il risultato che si vuole. Ed è lecito mettere tra virgolette anche il termine “live”, perché in fondo trae in inganno, ci si aspetta qualcosa che lo show, con l’approccio tutt’altro che “live”, non può e forse non vuole nemmeno offrire, se non l’idea che tutto accada “qui e ora” e che gli spettatori condividano l’attimo assieme all’artista.
Bello, dunque? Interessante? Certamente, perché l’obbiettivo di Dua Lipa era quello di farci viaggiare nel tempo, in sintonia con il suo ultimo Future Nostalgia, e sul remix Club Future Nostalgia, ricco di richiami agli anni Ottanta, alla disco, al clubbling, con tanto di dj in scena e anche qualche corsa sui pattini. Una ricostruzione del passato perfettamente calibrata nel presente, con un ricco corpo di ballo, quattro coriste e una band in bilico tra la nostalgia e il pop odierno, vestiti anni Ottanta ma coreografati secondo le regole di oggi, con colori e fotografia da night club degli Eighities e luci led ovunque. Il repertorio, in un'ora di spettacolo, è ovviamente quello degli hit, arricchito da una sequela di ospiti di riguardo, da FKA Twigs, esperta di pole dance, alla dj The Blessed Madonna, a Miley Cyrus, che quando la scenografia cambia e diventa quella di una stanza, compare in video sul divano con Dua Lipa, registrato. Poi, fra cambi d’abito e balletti che ci accompagnano da un’area all’altra, arriva Angele, seguita da una divertente session con Kylie Minogue e soprattutto dalla partecipazione di Sir Elton John che, in video, canta Rocket man solo pianoforte e voce, fino al gran finale. Piacevole? Di certo non noioso, anche perché lo show è stato saggiamente breve, poco più di un’ora. Ma è difficile, forse anche per l’età non giovanissima di chi scrive, dare una valutazione univoca. Certamente lo show era bello, costruito benissimo, senza alcuna pausa o tempo morto, senza errori, colorato, vario, un divertente intrattenimento, senza grandissime pretese se non quella della inevitabile magniloquenza dovuta alla grandezza attuale della star. Altri hanno fatto cose diverse, dai nostrani Negramaro all’americana Billie Eilish, ma anche l’ipotesi di Dua Lipa, con tutti i limiti di una “prima”, non si può dire che non abbia colto nel centro, nonostante la sua natura ibrida. A trasmettere il tutto è stata la piattaforma Live Now, che offre molto altro in catalogo e che ha anche l’opzione “Watch togheter” per creare un minimo di “comunità” tra gli spettatori.