Spettacoli

Gianni Togni: "Dopo 'Luna' non ho vissuto nel passato, amo il rock e il musical"

Il cantautore pubblica una nuova versione di 'La luce delle stelle', scritta nel 1986: "Racconta bene la solitudine interiore di questi giorni"
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Gianni Togni guarda al passato per parlare dei nostri giorni, e lo fa pubblicando una nuova versione di La luce delle stelle, scritta nel 1986 e pubblicata solo in una raccolta in vinile, E le stelle stanno a cantare. Il brano, scritto con Guido Morra, viene proposto con un arrangiamento completamente diverso dall’originale, trasformandosi in una canzone contemporanea: “E’ curioso come le cose ritornino”, dice Togni, “la canzone è stata scritta tanti anni fa ma credo che racconti bene la solitudine interiore che molti stanno provando in questi mesi. L’ho riascoltata casualmente, ho trovato che avesse ancora intatta la sua forza emotiva e che fosse giusta per i nostri tempi, per questo ho deciso di farla uscire, anche per fare gli auguri a tutte le persone che lo ascolteranno per far sentire loro la mia vicinanza”.

Togni, 64 anni, è un cantautore particolare. Cresciuto al Folkstudio, ha scoperto e dominato il pop negli anni Settanta, poi ha lavorato molto nel mondo del musical, ha frequentato il rock, flirtato con le nuove tecnologie, sempre curioso e attento, anche se non particolarmente prolifico, pubblicando solo quattro album negli ultimi venti anni, l’ultimo dei quali, Futuro improvviso, è uscito nello scorso luglio. E in questi giorni, oltre a pubblicare il nuovo singolo, Togni ha anche annunciato lo spostamento delle date dei concerti che aveva previsto prima del lockdown per celebrare i quarant’anni dalla pubblicazione e dal successo di Luna, che saranno ora l’1 marzo a Milano, al Teatro della Luna di Assago, il 3 marzo a Torino al Teatro Colosseo e il 6 marzo a Roma, all’Auditorium Parco della Musica. “Il concerto adesso è stato spostato a marzo”, dice Togni, “ma se non dovessimo farcela potremmo finire addirittura a ottobre prossimo, ma non sappiamo ancora niente, dobbiamo aspettare gli eventi. Abbiamo lavorato molto per questo tour, ci tenevamo moltissimo, volevo celebrare i quarant’anni di “Luna”, vorrà dire che celebrerò i quarantuno”.


E’ un’occasione importante, lei non si esibisce spesso dal vivo.
“E’ vero, avevo molta voglia di tornare a farlo, non sono uno che si fa vedere molto in giro. Ho il mio mondo, le mie fisse per il suono, mi piace che tutto funzioni bene. Ma mi piace l’idea di fare un tour breve, dieci o dodici date, per tornare ad assaporare il sapore del palcoscenico, che ho vissuto negli ultimi anni nel musical dietro le quinte, questa è la volta buona”.

Cosa ascolteremo?
“Le hit, ovviamente, ma anche tante canzoni che il pubblico conosce meno e mi raccontano molto, quelle degli album meno noti. Sarà un concerto piuttosto lungo, un paio d’ore, ma a Roma diventerà una cosa speciale, perché l’idea era quella di suonare l’album di Luna, tutto insieme, solo all’Auditorium, tutto riarrangiato, le canzoni di ieri viste dal Gianni Togni di oggi”.

Quello che si è arricchito artisticamente con l’esperienza dei musical.
“Si, un’esperienza per me importantissima. I musical ti spingono a lavorare in un altro modo, devi scrivere in un'altra maniera, sai cosa devi fare, hai i tempi legati alla regia, devi rimanere fedele al copione e la tua inventiva è in qualche modo incanalata. Invece con le mie canzoni la libertà, soprattutto musicale, è tanta”.

Nel suo ultimo lavoro c’è anche un pizzico di rock, infatti.
“In realtà riprendo molto dal rock, Joe Jackson, Phil Collins, Elo, The Frames, o artisti più nuovi come i Dirty Projectors. Anche il prossimo sarà sempre su questa linea, avrà meno ridondanza, più immediatezza. E poi sempre melodia. Ma il rock ha avuto sempre grandi canzoni e grandi melodie, anche con i Nirvana, per fare un esempio”.

Lei non è mai rimasto fermo ai suoi successi di un tempo, cos’è che l’ha spinta sempre in avanti?
“Il motore vero è che non ho mai fatto questo mestiere per i soldi ma per passione. Ma la passione è pazienza, non la foga, la passione è mettere insieme le cose e non fermarsi. Borges diceva che bisogna dimenticare il passato e pensare solo all’adesso: se nell’arte guardi solo al passato sei finito, la musica deve essere sempre diversa, nuova, non ripetersi. Fortunatamente io con la musica ci ho vissuto tutta la vita e non mi ha mai stancato”.

E la musica italiana di oggi le piace?
“Della musica attuale mi piace poco, c’è troppa omogeneità, arrangiamenti e suoni tutti uguali. All’estero non è così, ma in Italia il mainstream è fatto in un solo modo. Detto questo mi piace molto Diodato, scrive bene, e in campo internazionale amo Kendrick Lamar. Ma ascolto di tutto, sono un collezionista di vinile, la mia grande passione assieme ai libri, e compro sempre nuova musica”.