C’è un giudice italiano tra i giurati dei prossimi Grammy Award. E’ il maestro Gabriele Ciampi, musicista, compositore e direttore d'orchestra, pianista cresciuto nell’omonima famiglia di costruttori di pianoforti, studi di composizione al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma e poi un cursus honorum molto apprezzato in America al punto di ricevere nel 2015 un invito dalla First Lady Michelle Obama per un tenere concerto alla Casa Bianca alla presenza dell’allora Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. “Era la prima volta di un compositore italiano alla Casa Bianca” sottolinea il maestro Ciampi, al telefono dalla sua casa di Los Angeles. “Quel concerto è stato il pass partout per molte cose che mi sono poi successe professionalmente in America, e non solo professionalmente”, racconta. “Intanto sono diventato cittadino americano per meriti artistici e poi è stato un importante biglietto da visita per la Recording Academy che mi ha contattato chiedendomi di diventare giurato ai Grammy. Qui in America si guarda solo all’attività che si svolge e alla qualità dei lavori realizzati, non c’è altro criterio che questo”.
La Giuria dei Grammy è composta da un board di musicisti e compositori di diverse nazionalità. “Si tratta di una giuria tecnica che ho proposto anche alla Rai per le prossime edizioni del Festival di Sanremo, sono sicuro che potrebbe fare la differenza. Ai Grammy c’è una netta separazione tra chi fa un lavoro tecnico di giuria e chi presenta o fa il direttore artistico. Il gruppo dei giurati tecnici, e io tra questi, riceve a sorpresa le partiture da valutare, senza sapere prima di quali artisti siano. Su di esse viene espresso un giudizio dal punto di vista armonico e melodico, si tratta di capire e valutare come sono state costruite le canzoni. Valutiamo dunque la versione originaria per come è stata scritta, può essere anche molto diversa da quella che si ascolta in radio. Tre anni fa mi hanno sottoposto lo spartito di Bruno Mars, non molti sanno che dietro al suo aspetto di stella del pop si cela un grande compositore e anche un ottimo pianista, il suo era un lavoro di grande raffinatezza. Oltre a questo giudizio siamo poi chiamati a esprimere i quattro voti per le categorie principali dei Grammy. E tutto avviene online”.
Per i prossimi Grammy, in programma il 15 marzo a Los Angeles, il maestro Ciampi ha già votato: “Sarà certamente un’edizione molto contestata, molti artisti quest’anno si sono tirati indietro perché, come già accaduto agli Oscar, c’è stata una polemica sulle poche nomination per gli artisti afroamericani. Beyoncé, che ho votato, ha 9 nomination ed è uscita con un brano, Black Parade, che è un vero e proprio manifesto per le rivendicazioni della comunità afroamericana. Sta dominando, credo che vincerà lei, anche se ha invitato i membri dell’Academy ad astenersi dal voto in segno di solidarietà. Io ho votato comunque e l’ho fatto perché, pur solidarizzando, credo sia importante svolgere bene e con coscienza il proprio ruolo”.
Los Angeles è il centro mondiale della cinematografia ma lo è anche della musica. Ciampi tiene a sottolineare “il clima di ottimismo che si respira nella megalopoli anche in un momento difficile come la pandemia in cui tutto è fermo e chiuso, come dappertutto. Qui però si dice chiaramente che i teatri e i cinema non potranno riaprire prima del novembre 2021, e ci si attiene a questa indicazione, senza cercare scorciatoie. C’è però un clima generale che ti permette di rimanere creativo e concentrato. E non a caso io ho potuto lavorare al mio nuovo album Opera e pubblicarlo, nonostante il lockdown, anzi forse con più tranquillità proprio grazie a questo. So di essere controcorrente rispetto a quanto si dice in Italia ma sono convinto che sia meglio andare avanti e non fermarsi. Mentre in Italia si è prodotto pochissimo, come se si fosse in attesa di tempi migliori, si posticipa la pubblicazione di album, si fanno pochissime sperimentazioni online, qui in America stanno tutti prendendo atto che è tutto fermo e ci si inventa nuove possibilità su altre strade. In questo periodo meglio concentrarsi sulla scrittura e sulla creatività, scegliendo con convinzione lo streaming. Nuove strade anche sul piano artistico, puntando su generi che meglio si adattano a questo tipo di comunicazione, molti artisti qui hanno cominciato a sperimentare, a puntare anche sulla musica classica”.
Il disco Opera si apre con Infinito, un brano che segna la collaborazione con la fotografa americana Donna Ferrato. Il brano accompagna il video di presentazione del suo libro fotografico Holy. “E’ nato prima del disco, un’idea che io le ho dato, ci accomuna l’attività artistica dalla parte delle donne, anch’io da anni mi batto per la presenza delle donne nella musica classica, dove le musiciste sono particolarmente penalizzate. Mi ha mandato le sue foto chiedendomi una musica per accompagnare l’uscita del libro, ne è venuto fuori un video musicale, un’idea nuova e un po’ folle, la colonna sonora di un libro fotografico. Due arti che si incontrano ma che possono continuare ad essere apprezzate distintamente e infatti le foto sono nel suo libro e il brano nel mio disco”.