Era il 28 novembre quando Chris Evans, una delle star di Hollywood dei nostri giorni, ha condiviso sui social un video nel quale si esercitava a suonare al pianoforte un brano, Rue des Trois Frères, composto da Fabrizio Paterlini, e il messaggio è diventato immediatamente virale. Una passione condivisa anche dal fratello Scott Evans, che qualche giorno prima aveva messo un post con musica di Paterlini in sottofondo. Già, ma chi è Fabrizio Paterlini? È uno dei più apprezzati pianisti della scena "neo-classica" italiana, con oltre 100 milioni di stream nel mondo e 580 mila ascoltatori mensili su Spotify, tra i quali i fratelli Evans che saranno certamente stati tra i primi ad ascoltare il suo nuovo EP, Life, uscito lo scorso 19 febbraio, sei tracce che arrivano a tre anni dal suo precedente album e che confermano e sue eccellenti doti di compositore, raffinato e personale.
Mantovano, 48 anni, Paterlini ha iniziato la sua avventura come solista nel 2007 e da allora la sua musica ha iniziato a viaggiare per tutto il mondo. Negli ultimi due anni è stato in tour in Europa, tra Londra, Berlino e Madrid e registrando sold out in tutte le principali città della Russia. Nel 2016 ha fondato la sua etichetta Memory Recordings, con la quale ha pubblicato questo nuovo EP. "È un lavoro a cui tengo tantissimo - ci dice Paterlini - per tanti motivi ma soprattutto perché è un disco che per la prima volta mi espone a un pubblico più grande. Quando ho pubblicato il post relativo alla prima parte del disco ero molto emozionato, come se fosse il mio primo album. Quando fai un disco all'anno è diverso, ma io non ho i tempi da un disco a settimana che hanno i ragazzi di oggi, i ragazzini. Mi aspetto e spero che venga capito, e che vada a consolidare questo piccolo momento, dimostrando che un po' me lo sono meritato. La prima parte è uscita e sta avendo già ottimi riscontri, la seconda metà con l'orchestra vedremo come verrà presa".
Magari Chris Evans l'ascolta di nuovo... Ha mai saputo come ha fatto a "scoprirla"?
"Ah, non ne ho idea, davvero. Ma è molto bello che sia accaduto, e per molti versi è curioso perché io non sono legato a una grande casa discografica, uso veicoli promozionali standard, era più ovvio che ascoltasse un brano di Ludovico Einaudi tanto per dire.... Pescare un indipendente come me vuol dire che Evans è attento a una scena non sempre mainstream e ti fa anche capire la potenza della Rete. Chi ama la musica usando le piattaforme può dare spazio alla propria curiosità, al gusto di scoprire cose che non sono pronte da consumare ma vanno cercate. E ti fa anche capire che è un gran bel momento non solo per me ma per la musica, che ha la grande forza di viaggiare nel mondo".
Di certo per lei è la certificazione del successo che sta ottenendo.
"Scherzando posso dire che sono davvero un pianista. In parte però è vero: inizialmente la musica era solo una passione, facevo un altro mestiere, il revisore di conti per una multinazionale, ma ho sempre accarezzato il sogno di potermi staccare dal lavoro quotidiano e diventare a tempo pieno un pianista, credevo davvero di poter riuscire a vivere con la mia musica. Ma per arrivarci ci sono voluti dieci anni di lavoro, non è successo nottetempo, c'è stato un lungo percorso, un connubio molto stretto tra vita e musica che mi ha portato finalmente a fare quello che faccio. Spero che più gente possibile ascolti la mia musica e Chris Evans mi ha dato una fondamentale 'spintarella'".
Revisore di conti, ma la sua è una famiglia molto musicale.
"Sono nato in una famiglia di musicisti, mio padre e mio zio hanno fatto parte de I Fuggiaschi, e Gianni Dall'Aglio, dei Ribelli e poi collaboratore di Battisti e di Celentano, è mio cugino. Solo lui ha continuato sempre a suonare, mio padre e mio zio hanno fatto altre carriere. Anche io quindi avevo cominciato il mio percorso nella musica, studiandola e poi suonando in qualche cover band. Parto da radici classiche, dal conservatorio, poi ho iniziato a perlustrare ambiti rock. Ma la vita mi ha condotto da altre parti e per un bel po' ho lasciato perdere la musica".
Quando ha riscoperto il pianoforte?
"Quando sono tornato a Mantova, attorno ai trent'anni. Ho ricominciato a suonare e a sognare. E a comporre".
Come la definirebbe, neo-classica come fanno in molti? O altro?
"Quando ho iniziato, mettendo i miei brani su MySpace, rispondevo a tutti 'Conosci Ludovico Einaudi? Beh, quel tipo di musica lì'. Ancora oggi posso dire che il mondo di compositori come lui, Philip Glass, Michael Nyman è quello a cui sono legato. Nel frattempo le cose sono molto cambiate, c'è un pubblico molto più numeroso che segue questa musica e molti compositori ed esecutori in tutto il mondo. È una musica che ha una grande forza cinematica, evoca delle immagini che accompagnano il vissuto di chi ascolta. La chiamano neo-classica perché è strumentale e c'è il pianoforte, ma ha poco di classico e ancor meno di contemporaneo".
Va bene, non ha un nome. Ma perché ha tanto successo, dal suo punto di vista?
"Penso che il grande pregio di questa musica sia che regala, anche se capisco che è una parola abusata, emozione. Ai miei concerti, o quando mi scrivono, gli ascoltatori mi dicono sempre 'mi sono emozionato', emozione è la parola chiave. Il secondo fattore è che si tratta di una musica abbastanza malinconica e triste che crea un grande senso catartico in chi l'ascolta, è una musica che fa star male per stare bene. Viviamo in un mondo in cui siamo immersi nella velocità, nella continua ricerca di informazioni, nell'affollamento comunicativo dei social. In questo mondo, una musica dilatata come questa, che improvvisamente si fa strada nei meandri profondi della nostra anima, lascia un segno, è in grado di emozionare realmente chi ascolta. E lo provo anche io quando ascolto Max Richter o Jóhann Jóhannsson, perché sono fruitore oltre che compositore. È una musica che riesce a creare un mondo in cui puoi rivivere le tue paure, le tue speranze e i tuoi sogni".
Da cosa nasce la sua musica?
"Domanda alla quale credo sia impossibile rispondere. La mia grande fortuna, ripeto fortuna non abilità, è che quando mi siedo al pianoforte riesco a riversare sui tasti le mie esperienze, i miei pensieri, i miei ascolti. Sono un grande amante dei Beatles e credo che l'immediatezza delle loro composizioni, delle loro progressioni armoniche, senza filtri, assimilabili, sia stata molto importante nella mia piccola capacità compositiva, mescolata con le radici classiche ma senza che queste mi vincolassero a certi schemi".