Matteo Maffucci e Thomas De Gasperi, ovvero gli Zero Assoluto, non pensavano di certo di diventare dei "senatori" della canzone pop italiana. Soprattutto a soli 40 anni. Eppure è così: il duo romano, dopo anni di silenzio, non solo è stato ampiamente riscoperto dalle giovani generazioni, ma è diventato fonte di ispirazione per molti nuovi autori e considerato tra i "padri" del nuovo pop italiano. E a conferma di questo rinnovato interesse per la loro musica, c'è anche il successo dei due singoli che gli Zero Assoluto hanno sfornato negli ultimi tempi, Cialde, realizzato con la collaborazione di Colapesce, uscito lo scorso ottobre, e il recentissimo, Fuori noi che vede il featuring di Gazzelle, pubblicato a luglio. E ora arriva Astronave, scritto ancora con la collaborazione di Gazzelle. Una nuova vita musicale, dunque, per Maffucci e De Gasperi, tornati come "fratelli maggiori" della nuova scena.
Sorpresi?
Thomas: "In parte sì. Avevamo messo le canzoni in secondo piano, in un momento in cui la musica andava da tutt'altra parte rispetto alle nostre cose. Poi, pian piano, abbiamo percepito un ritorno di interesse per noi, ma finché non l'abbiamo toccato con mano era difficile crederlo. Invece molti artisti di oggi, volontariamente o involontariamente, si avvicinano al nostro suono, al nostro modo di fare le cose".
A cosa è dovuto, secondo voi?
Matteo: "Forse proprio al fatto che all'inizio del nostro percorso musicale abbiamo fatto quello 'switch' verso una forma di rap che non fosse hard core, che avesse il cuore nella melodia e la testa nel linguaggio contemporaneo. Certo, non era abbastanza hard core da meritare la considerazione che avevano altri che facevano rap, ma era una formula diversa da quella di tutti gli altri. Era un rap 'cantautorale', all'epoca sembrava un ibrido assurdo, non era solo cantare e quindi non del tutto pop, ma non era abbastanza hard core da farci prendere in considerazione dai puristi del rap, ma funzionò".
Era frutto di qualche scelta o ragionamento?
Thomas: "Se fosse stato così sarebbe stato geniale e diabolico, ma in realtà non c'era nessun ragionamento. La nostra forza nella prima fase è stata proprio quella di non avere nessuna strategia. Eravamo animati solo da una grandissima passione, ci piaceva fare canzoni e non avevamo alcuna ansia di successo. È una condizione di piacevole inconsapevolezza che ancora oggi tuteliamo. Ci muoviamo con il furore del divertimento e cerchiamo di tenerlo vivo".
Matteo: "Probabilmente il nostro percorso è la sublimazione dell'autodidatta, eravamo dei ragazzi che scrivevano sulla base dell'emozione piuttosto che su un metodo, in un percorso che quindi non rispettava alcuna regola ma provava a scavare nelle emozioni che ci dava la musica, anche quelle più semplici. Oggi lo fanno in tanti, probabilmente siamo stati degli inconsapevoli precursori".
Una bella soddisfazione vedersi riconosciuta una forma di "paternità" sulla nuova generazione.
"Quando ti viene riconosciuta dagli artisti nuovi è una soddisfazione grandissima. Gazzelle ci ha scritto su Instagram 'sono cresciuto con le vostre canzoni', abbiamo collaborato con lui e capito che veramente amava la nostra musica. E poi ci sono stati tantissimi altri e da lì è nata l'idea di rimetterci in gioco dopo tanti anni".
Quindi oltre ai due singoli usciti state lavorando a un album?
Thomas: "Sì, ma l'idea di fare un 'best of', non aveva senso. Quindi abbiamo pensato di riprendere tante canzoni, tanti successi che ci sono capitati tra le mani, rivisti e corretti da nuovi artisti, ovviamente accanto ad altri pezzi nuovi. E il bello è lavorare sulla scrittura con molti artisti giovani e diversi".
Matteo: "Durante il lockdown, abbiamo collaborato con molti artisti, Gazzelle, Shade, Nina Zilli, Peter White, lasciando a loro la libertà di scrivere quello che volevano, con la curiosità di capire cosa avremmo potuto dare noi. Vedremo cosa riusciremo a portare in porto".
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Ma avevate smesso cinque anni fa.
Thomas: "Dato che scriviamo solo sulla base di una nostra urgenza, non siamo stati mai iperproduttivi, abbiamo fatto sei album dal 1999 al 2016, una roba che per i ritmi di oggi è siderale. E quando abbiamo capito che questa urgenza non c'era abbiamo semplicemente smesso, per evitare di attorcigliarci e morire".
Matteo: "È un percorso che auguriamo a tutti, fare altre cose ha significato la libertà di non dover fare musica per forza. La musica è importante, ma avere la possibilità di dire di no se vivi di musica è difficile, ma se lo fai per forza rischi di falsare quello che hai dentro".
Cos'è che vi aveva spinto a mollare?
Thomas: "Non ci risconoscevamo più, non trovavamo più un senso nelle canzoni che facevamo. Ne abbiamo buttate un sacco, avevamo bisogno di prenderci del tempo, di fare altro. Fare canzoni tanto per farle era deprimente".
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E quindi cosa avete fatto?
Matteo: "Abbiamo aperto due aziende che collaborano tra loro ma che ognuno gestisce per conto suo. Io ho fondato con altri la One Shot Agency, operiamo nel settore del management e della comunicazione digitale, con webstar, youtuber, influencer. E ci occupiamo dello sviluppo dell'immagine digitale di cantanti e personaggi televisivi. Offriamo un servizio a 360° per la comunicazione e promozione di brand. Seguiamo tanti progetti e per questo sono andato a vivere a Milano".
Thomas: "Io, seguendo il mondo dei videogiochi, ho fondato una società legata agli e-sport, Mkers, siamo organizzazione di riferimento che gestisce grandi campioni di videogiochi. Mi sono reso conto che c'era un enorme buco sotto questo punto vista: nessuno aveva mai assoldato dei giocatori di videogame per provare a creare un team, cosa che all'estero era già la normalità. Così abbiamo creato questa società: Mkers. Lavorare con questi giovani per farli diventare dei professionisti capaci di andare su un palco internazionale, giocare davanti a migliaia di persone e partecipare ai tornei, dove in palio ci sono migliaia di euro. Questi giocatori sono le rockstar di oggi".
Vi piace la scena italiana di oggi, dunque.
Matteo: "Mi piace moltissimo la vitalità che c'è oggi, la digitalizzazione ha portato a un'offerta musicale pazzesca, la concorrenza è enorme, senti tante cose inconsistenti ma anche tante cose sorprendenti, il livello musicale medio è cresciuto in maniera folle. Basta pensare al mondo urban, che in Italia era solo lo scimmiottamento di quello che veniva dall'estero e oggi è invece una delle realtà più interessanti che abbiamo".
Thomas: "Mi manca quel mondo che vedo sparire, il cantautorato che mi ispirava, però senti delle produzioni di diciottenni che hanno una cultura musicale spaventosa e le idee molto chiare. Mi sconvolge il fatto che siano giovanissimi e tirino fuori progetti musicali incredibili, non hanno pressioni, non hanno l'obbligo di andare in classifica e sono spontanei".
E voi, il vostro 'ritorno' vi mette pressione?
Thomas: "No, la nostra età ci consente di pensare in un altro modo, abbiamo un notevole grado di tranquillità, facciamo quello che ci diverte e ci piace, e questo è il regalo più bello che ci ha dato il nostro percorso precedente. Quando elimini l'ansia, le aspettative, i meccanismi, sei libero, non so se le canzoni che faremo saranno belle ma saranno certamente volute e desiderate".
Matteo: "Quando vedi ragazzi che con la prima canzone fanno un milione di streaming in 24 ore, capisci molto bene che non è una partita che puoi giocare, quindi affronti tutto con grande leggerezza".
E ora tornate alla musica?
Matteo: "Sì, ed è una cosa molto divertente, perché abbiamo i ragazzi che ci supportano e i loro genitori che sono ancora nostri fan".