Spettacoli

La Gazza Ladra: Nel nome del padre

Maurizio e Daniele Pollini (York Christoph Riccius/ Deutsche Grammophon)
Maurizio e Daniele Pollini (York Christoph Riccius/ Deutsche Grammophon) 
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Care lettrici e cari lettori,

la Gazza Ladra reca una nuova storia rubata al mondo della musica a partire dall’ultimo disco di Daniele Pollini. Sì, avete capito bene: Daniele, non Maurizio. Si può avere il cognome Pollini, suonare il pianoforte e non essere Maurizio? Ci si può misurare con l’arte di un padre di fama planetaria? Daniele Pollini lo fa, con bravura e coraggio. Edito da Deutsche Grammophon, è appena uscito un suo cd che al Carnaval Op. 9 di Schumann unisce Brahms (Klavierstücke op. 119) e Schönberg (Klavierstücke op. 11, 19 e 23). Non è il suo primo disco. Tre anni fa Daniele, che è nato a Milano nel ’78 ed è in carriera dal ‘97 (quando debuttò al Rossini Opera Festival di Pesaro), esordiva per DG omaggiando tre autori: Chopin, Scriabin e Stockhausen. “Scelsi musicisti diversi uniti dal fatto di aver innovato e sperimentato, cambiando le prospettive musicali e dando un ruolo centrale al timbro”, riferisce Daniele, che punta ad accostamenti trasversali rispetto al tempo storico. Proprio come fa il padre nei suoi programmi concertistici originali e sorprendenti.

“Realizzando un disco evito le monografie, che hanno un’aria museale”, spiega Daniele, che oltre ad essere pianista compone musica. “Cerco proposte variate ma anche relazioni. Per esempio, in questo mio secondo disco, osservo la continuità ideale fra lo Schumann miniaturistico delle Scènes mignonnes di Carnaval, il Brahms degli ultimi Klavierstücke e la dimensione concisa dei pezzi di Arnold Schönberg, innovatore del linguaggio nel Novecento”.

Il suo primo disco si apriva temerariamente con gli Studi op. 10 di Chopin, uno dei cavalli di battaglia di Maurizio, e passando attraverso uno Scriabin meditativo arrivava fino al Klavierstück IX di Karlheinz Stockhausen, “riferimento importante nel mio itinerario di compositore interessato soprattutto alla musica elettronica”, prosegue Daniele, che sta scrivendo un’opera per grande orchestra sinfonica ed elettronica.

Maurizio Pollini, ottant’anni l’anno prossimo, è irraggiungibile come interprete della musica dell’ultimo secolo, anche di quella più cerebrale, che esegue in modo fluido e comunicativo. Qualcuno ha detto che suona i pezzi più ostici del Novecento come se fossero di Chopin. La vocazione per la musica contemporanea è una certezza anche per Daniele, che l’ha vissuta come “naturale” dall’infanzia: “Compositori quali Giacomo Manzoni e Salvatore Sciarrino erano nostri amici”. A casa ha assorbito pure l’interesse per le arti visive, radicate nel DNA di famiglia: suo nonno, Gino Pollini, è stato un grande architetto, e suo zio era il celebre scultore Fausto Melotti. Non ha mai preso lezioni di pianoforte dal padre, ma con lui ha un buon dialogo e scambi di idee: “Quando gli chiedo consigli è sempre pronto a darmene”. La scelta di divenire musicista è stata sua (“non ho mai avuto pressioni dai miei”) e dichiara di non provare alcun complesso, né di aver mai sentito il peso del nome: “Ciò che conta in un artista è poter praticare la sua arte, e non di chi sei figlio”.

Mischa e Lily Maisky (Bernard Rosenberg)
Mischa e Lily Maisky (Bernard Rosenberg) 

Sarà così? Chissà. Diciamo che il confronto con un’imponente figura paterna non può non comportare qualche patema d’animo. Comunque il talento musicale pare un dono ereditario, cioè tende a scorrere nel sangue di famiglia. Tra i numerosi esempi c’è la dinastia degli Järvi: l’estone emigrato negli Usa Neeme Järvi (1937) è un affermato direttore d’orchestra, i cui due figli maschi, Paavo (1962) e Kristjan (1972), sono entrambi direttori, mentre la figlia femmina, Maarika (1964), è flautista. Il padre del giovane direttore d’orchestra Lorenzo Viotti (1990) era a sua volta un maestro del podio, Marcello Viotti (1954-2005). Il lettone Mischa Maisky (1948), star del violoncello, ha una figlia pianista, Lily (1987), con la quale si esibisce spesso e volentieri. 

Ma la storia familiare più potente è quella dei due giganti del podio Kleiber. L’austriaco Erich Kleiber (1890-1956) fu uno dei massimi direttori dell’area mitteleuropea. Nel 1925 eseguì a Berlino la prima dell’opera Wozzeck di Alban Berg, legando il suo nome all’onda della nuova musica. Negli anni Trenta, di fronte alle barbarie del nazismo, fuggì in Argentina. Si era dimesso dal ruolo di direttore della Staatsoper berlinese nel ‘34, quando i nazisti avevano proibito la rappresentazione della Lulu di Berg in quanto “arte degenerata”. Approdò a Buenos Aires con la moglie americana Ruth e i figli Veronica e Karl. Quest’ultimo, nato a Berlino, decise in Sudamerica di assumere il nome latino di Carlos. Forte fu la tensione padre-figlio, motivata dalla volontà di Carlos (1930-2004) di votarsi all’arte del genitore. A fine anni Quaranta Erich lo spedì al Politecnico di Zurigo per indurlo a studiare chimica, nella speranza di allontanarlo dalla musica. Però il talento musicale di Carlos - che in molti considerano il più grande direttore d’orchestra di tutti i tempi - si dimostrò così spiccato che il padre dovette capitolare. Tornato in Europa dopo la guerra, Erich lavorò per qualche stagione al Covent Garden di Londra. Gli fu offerta la direzione dell’Opera di Berlino Est ma rifiutò l’incarico perché odiava il regime comunista. Prese a spostarsi nei teatri senza mettere radici e morì probabilmente suicida: fu trovato sanguinante nella vasca da bagno in un hotel di Zurigo.

 

Assaggi musicali: l'ouverture de "Il pipistrello" diretta da Carlos Kleiber. Clicca per ascoltare

 

Carlos avanzò nella propria carriera con incredibile calma. Esordì negli anni Cinquanta in teatri di provincia tedeschi e debuttò a Monaco nel ’68. Il successo a Vienna e a Bayreuth giunse negli anni Settanta, quando apparve per la prima volta anche alla Scala di Milano. Debuttò a 57 anni al Metropolitan di New York e a quasi 60 sul podio dei Berliner Philharmoniker. Ridusse il proprio repertorio a pochi titoli preferiti: Wozzeck, La Bohème, Otello, Il Cavaliere della rosa, Elettra, Il pipistrello, La Traviata e Tristano e Isotta. Tutte opere in cui eccelleva il padre. Famoso per cancellare i suoi ingaggi all’ultimo minuto, volle disdire più dischi di quelli che registrò. Le sue fughe erano amleticamente legate allo spettro di Erich. Per il Wozzeck di Dresda insistette affinché la Emi recuperasse le parti orchestrali elaborate dal padre per la prima inglese dell’opera, nel 1951, e le copiasse per gli strumentisti tedeschi. Ma il giorno della registrazione Carlos si dileguò. Forse la sua ambivalenza verso Erich era la chiave del suo enigma caratteriale. Eccentrico, tormentato e misterioso, Carlos disprezzava ogni forma di star system. Si favoleggia che considerasse il pianeta musicale come uno specchio del suo estenuante rapporto mentale ed emotivo con la memoria di Erich: se annullava un’esibizione uccideva il padre, se realizzava una splendida interpretazione si stava identificando col fantasma paterno.

 

Dischi

Il più recente disco del pianista Maurizio Pollini, uscito nel 2020, a inizio pandemia, è dedicato a Beethoven: Pollini esplora la complessità delle sue ultime tre Sonate (n. 30 op. 109, n. 31 op. 110, n. 32 op. 111).

L’ultimo disco di suo figlio Daniele Pollini (pianoforte) include Carnaval op. 9 di Schumann, Klavierstüche op. 119 di Brahms e tre pezzi di Schönberg: Drei Klavierstücke op. 11, Sechs Kleine Klavierstücke op. 19 e Fünf Klavierstücke op. 23.   

Del violoncellista Mischa Maisky, che suona con la figlia pianista Lily, è da segnalare l’album Adagietto (2017). Al progetto non prende parte solo Lily, ma pure un altro figlio di Maisky, Sacha, che suona il violino. Star-ospiti di Adagietto sono la magnifica pianista Martha Argerich e la violinista Janine Jansen, una fuoriclasse del suo strumento. Qui Maisky arrangia e interpreta motivi quali l’Adagio di Alessandro Marcello (usato nel film Anonimo Veneziano) e l’Adagietto di Gustav Mahler (Morte a Venezia di Visconti).

L’album più recente di Maisky (2019) si chiama Mischa & Lily Maisky – 20th Century Classics. La figlia pianista è una splendida accompagnatrice del viaggio di suo padre lungo una scelta di brani creati nel ventesimo secolo.

Dischi e DVD con Carlos Kleiber

È in commercio un DVD de Il cavaliere della rosa di Richard Strauss, probabilmente “l’opera del cuore” per l’indimenticato direttore (Deutsche Grammophon). Qui Carlos dirige il coro e l’orchestra dell’Opera di Vienna, e il cast comprende Felicity Lott, Anne Sophie von Otter, Jurt Moll e Gottfried Hornik. Sempre l’etichetta gialla tedesca ha prodotto un DVD del Pipistrello, l’operetta più celebre di Johann Strauss (Die Fledermaus), nella versione scenica che Otto Schenk montò per l’Opera di Monaco di Baviera (nessuno al mondo ha mai diretto Il pipistrello come Carlos Kleiber).

È disponibile un’edizione completa di tutto ciò che Carlos Kleiber ha registrato per DG. Contiene dodici cd.

Oltre alle opere, raccoglie titoli dell’importante repertorio sinfonico da lui diretto. Per quanto riguarda la lirica sono irrinunciabili il disco della Traviata di Verdi, con Ileana Cotrubas e Placido Domingo, e il Tristano e Isotta di Wagner con la Staatskapelle Dresden. Nella musica sinfonica un gioiello è la Settima Sinfonia di Beethoven, dove Kleiber dirige la Filarmonica di Vienna.

Appuntamenti

Fino al 10 aprile è disponibile sul sito del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino un bellissimo concerto diretto da Zubin Mehta con musiche di Mozart (tra cui il Concerto in re minore K 466 per pianoforte e orchestra, solista Rudolf Buchbinder) e del compositore contemporaneo Fabio Vacchi, che ha proposto a Firenze in prima assoluta il pezzo Beethoven e la primavera ritrovata.

Il concerto di Pasqua diretto a Orvieto da Zubin Mehta con Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino (programma interamente mozartiano) sarà trasmesso il 2 aprile, da Rai Cultura su Rai 1, dopo la Via Crucis, e in replica il 3 aprile alle 19 e 35 su Rai 5.

A Bergamo, Napoli e Palermo sono stati registrati i concerti presentati molto di recente online da Riccardo Muti con l’Orchestra Giovanile Cherubini. Restano disponibili in streaming gratuito per un mese sul sito del Ravenna Festival. Tra i brani spiccano la Sinfonia n. 9 di Schubert (detta “La Grande”), eseguita a Napoli e, nella serata al Massimo di Palermo, la Sinfonia n. 3 di Schubert e la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” di Dvo?ák.

Venerdì 2 aprile, per la “Santa Cecilia Digital Season”, alle ore 19 il maestro coreano Myung-Whun Chung sarà al centro di un concerto con l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nella doppia veste di direttore e pianista. In programma il Concerto per pianoforte n. 23 K 488 di Mozart e lo Stabat Mater di Rossini.

Sempre per il Venerdì Santo, alle 17 e 30, dal Teatro La Fenice di Venezia, Claus Peter Flor dirige il Requiem di Mozart in diretta streaming gratuita sul canale YouTube del teatro o sul sito del teatro. Il concerto resterà disponibile per un anno.

Concerto della domenica di Pasqua in streaming, ore 17.30, al Teatro Comunale di Bologna, con pagine sacre di Vivaldi, Mozart, Schubert e Mendelssohn. Direttore Alberto Malazzi.

I Berliner Philharmoniker, che per la prima volta quest’anno hanno dovuto rinunciare al loro festival di Pasqua a causa della pandemia, offrono al pubblico un festival online, l’Easter Philharmonie@Festival, con una ricca selezione di filmati, registrazioni, interviste e concerti. Dal 4 aprile.

Per la prima volta in assoluto nella sua lunga storia, il Festival di Pasqua di Salisburgo, diretto da Christian Thielemann, viene spostato all’autunno. Si svolgerà dal 29 ottobre al primo novembre 2021.