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La Gazza Ladra: Traviata forever

La Traviata con la regia di Mario Martone all'Opera di Roma 
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Care lettrici e cari lettori,

oggi per la Gazza Ladra è tempo di Traviata. O forse, nella vita, è sempre tempo di Traviata. Non si può non amare quest’opera di somma popolarità, troneggiante nell’hit parade del repertorio lirico. Le ultime stagioni non fanno testo, essendo stati sempre chiusi i teatri per la pandemia. Ma nella classifica più recente stilata dal sito operabase.com, che nel 2019 conteggiava il numero di rappresentazioni di opere disseminate sul pianeta negli ultimi cinque anni, La Traviata trionfava al primo posto con 4.190 recite in 869 allestimenti. In pratica erano morte un po’ più di due Violette al giorno.

Ora viene voglia di riaffermare la bellezza di Traviata sull’onda del successo ottenuto dal film-opera che ha appena rimesso in scena l’innamoramento e la sventura dell’intramontabile eroina davanti a nove telecamere, occupando la totalità degli spazi del Teatro dell’Oper…

Care lettrici e cari lettori,

oggi per la Gazza Ladra è tempo di Traviata. O forse, nella vita, è sempre tempo di Traviata. Non si può non amare quest’opera di somma popolarità, troneggiante nell’hit parade del repertorio lirico. Le ultime stagioni non fanno testo, essendo stati sempre chiusi i teatri per la pandemia. Ma nella classifica più recente stilata dal sito operabase.com, che nel 2019 conteggiava il numero di rappresentazioni di opere disseminate sul pianeta negli ultimi cinque anni, La Traviata trionfava al primo posto con 4.190 recite in 869 allestimenti. In pratica erano morte un po’ più di due Violette al giorno.

Ora viene voglia di riaffermare la bellezza di Traviata sull’onda del successo ottenuto dal film-opera che ha appena rimesso in scena l’innamoramento e la sventura dell’intramontabile eroina davanti a nove telecamere, occupando la totalità degli spazi del Teatro dell’Opera di Roma. Regia molto cinematografica di Mario Martone. Direzione d’orchestra di Daniele Gatti, fedelissima alla partitura verdiana. Protagonista seducente e solida la cantante americana di origine cubana Lisette Oropesa. Il film è andato in onda su Rai 3 venerdì scorso in prima serata ed è stato visto da circa un milione di telespettatori, conquistando uno share del 3,9%. Esito meritato nel caso di questo spettacolo dinamico e fascinoso, coprodotto dall’Opera di Roma e Rai Cultura. Chi non lo ha visto non se lo perda: il programma, di cui ho scritto sul sito e sulle pagine di Repubblica, rimane disponibile su RaiPlay.

Lisette Oropesa nella Traviata con la regia di Mario Martone 
Perché tanta adesione del pubblico alla Traviata? Cosa ci conquista di questa musica e di questo racconto? Innanzitutto, strutturalmente, è forse l’opera più compiuta e tesa del “narratore in musica” Giuseppe Verdi. In Traviata non c’è mai un passaggio debole. Il tessuto musicale è fitto, così come la teatralità è compatta e inarrestabile. E la trama esposta dal libretto è “nostra”, dotata di un appeal realista che non appartiene ad altri lavori di Verdi. Non ha i connotati storici del Trovatore e del Don Carlo, né il segno feroce e sanguinoso del Rigoletto, né l’esotismo di Aida e Nabucco. E il suo plot è limpido, senza le tortuosità di altri melodrammi verdiani. Traviata è concreta, diretta e universale. È una storia condivisa e atemporale come quelle di Shakespeare, e ha un arco tragico sviluppato lungo una tenuta narrativa asciutta e moderna. Mai un allentamento o una sfilacciatura.

Realmente esistita, Traviata si chiamava Marie Alphonsine Duplessis. Era una cortigiana raffinata e una vorace lettrice di Voltaire. Morì ad appena 23 anni, ma ebbe il tempo di avere una relazione con Dumas figlio, l’autore de La Dame aux camélias a cui s’ispira l’opera di Verdi. Il quale sembra venerare la figura di Violetta donandole momenti musicali stupendi quali Amami, Alfredo!, È strano!, Addio del passato, o ancora Prendi, quest’è l’immagine, sospesa tra l’aria e il recitativo e quasi “parlante”. La musica dei tre atti, battezzati nel 1853 alla Fenice di Venezia (scandalo per il soggetto “scabroso”), propone la vicenda di una mantenuta, Violetta, che a un tratto conosce il vero amore, Alfredo, e per lui rinuncia alla sua esistenza brillante e opulenta di femmina “viziosa” (questa l’etimologia di traviata). Ma nel paradosso verdiano, la “corrotta” diventa un essere puro. Il ritratto angelico di una prostituta è una delle peculiarità più rivoluzionarie di un’opera in grado d’infrangere ipocrisie e perbenismi. Davanti a una creatura che s’immola per amore in un crescendo vertiginoso di emozioni, scopriamo che la moralità, nello sguardo del compositore ottocentesco, non si nutre di consuetudini fittizie e di vuoti riti conformisti, bensì di comportamenti intrepidi e disinteressati. Traviata è una rivendicazione del coraggio femminile e della nobiltà del desiderio amoroso, che in Verdi è “alto” anche se non santificato da un legame istituzionale.

La Traviata di Zeffirelli (1983) 
Prima Violetta abbandona i lussi e le trasgressioni di Parigi per fuggire in campagna col suo adorato. Poi, quando il padre di Alfredo le chiede di lasciarlo per non rovinare la sorte dell’altra sua figlia (la convivenza disdicevole di Alfredo e Violetta rischia di far saltare il matrimonio della sorella di lui), la nostra protagonista sacrifica il rapporto più significativo della propria vita. Colma di elevatissimi tormenti, Violetta viene uccisa dal perbenismo della società più che dalla tisi, e il capolavoro che la celebra è un diamante di spregiudicatezza che mette in campo un dramma umano privo di filtri formalistici, cioè senza le solite metafore sentimentali confezionate in un succedersi di arie e recitativi. L’azione si compie in ambienti borghesi (salotto, villa di campagna, camera da letto) e attraversa pagine musicali innovative, in cui a volte il declamato-recitato prende il sopravvento sul canto. Le sfaccettature caratteriali di Traviata si riflettono in un ruolo vocale impervio. Violetta unisce tre tipi di vocalità: soprano leggero, lirico e drammatico. Anche in tale ricchezza di registri sta l’insuperabile sovranità del ruolo. 

Film

La Traviata, regia di Franco Zeffirelli, 1983. Con Teresa Stratas nella parte di Violetta e Placido Domingo come Alfredo. Fastosa pellicola super-premiata e accorciata di vari minuti rispetto alla durata originale.

La Traviata à Paris, film-opera ideato e prodotto da Andrea Andermann nel 2000. I fatti della Traviata sono ambientati in quattro diversi luoghi di Parigi e dintorni. Violetta è interpretata da Eteri Gvazava. Nel ruolo di Alfredo c’è José Cura. Dirige Zubin Mehta. Regia di Giuseppe Patroni Griffi.

Consigli d'ascolto

Foltissima è la discografia della Traviata, con cui si sono misurate le massime star della lirica lungo quasi un secolo di incisioni. Al primo posto spicca Maria Callas, dominante almeno in senso quantitativo. Esistono decine di sue registrazioni live e un’unica edizione in studio (1953, Warner Fonit). Tra quelle dal vivo è da segnalare la prima della Scala del 1955, con Giuseppe Di Stefano ed Ettore Bastianini. Direttore Carlo Maria Giulini (la regia era di Luchino Visconti). Callas è sempre magnetica, ma non secondo tutti i melomani il ruolo di Violetta era “il suo”. Maria aveva una potenza drammatica estranea all’estrema delicatezza del personaggio. 

Benché le prime incisioni risalgano agli anni Trenta, una discografia moderna della Traviata può partire dall’edizione secca e incalzante diretta da Arturo Toscanini (Rca, 1946). Riguardo al canto, forse il disco migliore della Traviata, considerando le voci principali, soprano e tenore, è quello in cui si esibiscono Monserrat Caballé e Carlo Bergonzi, con la direzione di Georges Prêtre, pubblicato da RCA nel 1967. La Caballé di quegli anni è una regina.

Maria Callas nella Traviata di Visconti 
Ottima l’edizione con Joan Sutherland e lo stesso Bergonzi, edita da Decca nel 1963, con Sir John Pritchard sul podio. In una successiva edizione Decca affidata alla Sutherland (1979), le si affianca (benissimo) Luciano Pavarotti. Ma nel disco del ’63, Sutherland come Traviata è superiore. 

Raccomandabile la Traviata della sensibile, fremente Ileana Cotrubas, accanto a Placido Domingo come Alfredo e con la direzione del mitico Carlos Kleiber (Deutsche Grammophon, 1977).

Fra le italiane eccelle Renata Scotto, insieme ad Alfredo Kraus e a Renato Bruson, nella bellissima Traviata diretta da Riccardo Muti per la Emi nel 1980.

In anni più recenti si è parlato molto delle Traviate di Angela Georghiu (Decca 1994, sia in disco che in DVD) e della diva russa Anna Netrebko (Deutsche Grammophon, 2006). Brava soprattutto la seconda. Ma non paragonabile, nell’espressività, alle signore che ho citato sopra.