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Beppe Carletti e il nuovo album dei Nomadi: "Non facciamo canzonette"

La più longeva band italiana pubblica il disco 'Solo esseri umani'. Il cofondatore: "Avevo sedici anni quando ho iniziato e nel ho settantaquattro, non mi sono mai annoiato"
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Il messaggio del disco è nelle tre parole che compaiono sulla copertina: “Vita, Amore, Valori”. Sono scritte sotto al titolo che già di per sé parla chiaro, Solo esseri umani, e dice che i Nomadi non solo sono la più longeva band italiana, ma che hanno ancora energia e passione per affrontare il mondo di oggi con le loro canzoni.

«Vita, amore e valori sono parole che circolano nei testi di tutti i nostri bani, non è che ce le mettiamo apposta» dice Beppe Carletti, 74 anni, cuore pulsante della lunga storia dei Nomadi, unico rimasto della formazione originaria e confondatore del gruppo, nel 1963, insieme a Augusto Daolio; «quelle parole sono al centro di quello che facciamo e hanno portato alla scelte delle canzoni che abbiamo messo nel disco. Sono intrinseche alla nostra storia e il titolo dell’album la dice lunga su chi siamo noi, chi siamo stati e chi saremo ancora. E noi, con queste canzoni, cerchiamo di metter…

Il messaggio del disco è nelle tre parole che compaiono sulla copertina: “Vita, Amore, Valori”. Sono scritte sotto al titolo che già di per sé parla chiaro, Solo esseri umani, e dice che i Nomadi non solo sono la più longeva band italiana, ma che hanno ancora energia e passione per affrontare il mondo di oggi con le loro canzoni.

«Vita, amore e valori sono parole che circolano nei testi di tutti i nostri bani, non è che ce le mettiamo apposta» dice Beppe Carletti, 74 anni, cuore pulsante della lunga storia dei Nomadi, unico rimasto della formazione originaria e confondatore del gruppo, nel 1963, insieme a Augusto Daolio; «quelle parole sono al centro di quello che facciamo e hanno portato alla scelte delle canzoni che abbiamo messo nel disco. Sono intrinseche alla nostra storia e il titolo dell’album la dice lunga su chi siamo noi, chi siamo stati e chi saremo ancora. E noi, con queste canzoni, cerchiamo di mettere l’accento sulle cose importanti».

Le canzoni stesse sono importanti?
«Di sicuro non sono delle canzonette. Non siamo un gruppo che produce delle hit, non le abbiamo mai fatte a dire il vero, non facciamo canzoni tanto per fare un disco ma speriamo di fare canzoni con del costrutto».

Com’è stato lavorare a questo nuovo album?
«Dopo tanti anni nella musica, posso dire che di questo disco sono molto orgoglioso. L’abbiamo realizzato con tanto lavoro, quattro mesi in cui tutti i giorni siamo stati insieme a scrivere e a suonare. Anche perché non potevamo fare altro, uscivamo di casa, andavamo in studio, ci portavano da mangiare e restavamo lì fino a sera. Ci siamo divertiti, non dovevamo come sempre andare in giro a fare concerti e per noi è stata anche questa un’esperienza diversa».

Si diverte ancora a fare dischi e portare in giro la musica dei Nomadi?
«La nostra è un’arte povera ma è pur sempre arte. Il pittore non si stanca a dipingere i quadri, o lo scrittore a scrivere libri. Certo, non mi voglio paragonare a un poeta, ma è la mia vita. Avevo sedici anni quando ho iniziato con Augusto e ne ho settantaquattro, non mi sono mai annoiato, anzi ho più carica oggi rispetto al passato».

Come sono nate le canzoni dell’album?
«Dalle nostre esperienze, da questo anno di lockdown. Abbiamo iniziato a scrivere a febbraio dell’anno scorso e poi, lo scorso settembre, abbiamo iniziato a lavorare in studio. Noi raccontiamo quello che stiamo vivendo, lo facciamo a modo nostro, non cantiamo cose in cui non crediamo».

E non vedete l’ora di tornare ad essere Nomadi in tour…
«Siamo già pronti, appena ci dicono che possiamo ripartire partiamo. Non possiamo stare fermi ancora a lungo: solo noi, che comunque siamo una piccola formazione, coinvolgiamo venti persone, venti famiglie che vivono di musica. Siamo stati i primi a smettere e saremo gli ultimi a riprendere, ma la poca considerazione nei confronti dei lavoratori dello spettacolo deve finire».