Spettacoli

Kruger, nuovo album solista per l'ex Nobraino: "Mi sento un suonatore vecchia maniera"

Anticipato da un singolo, intitolato 'Con me low fi', accompagnato da un video "casalingo" che ha come protagonisti i suoi due figli
3 minuti di lettura

Un tempo, quando nei primi anni Duemila esisteva una "scena indipendente" della musica italiana diversa da quella di oggi, che gode di una grande popolarità e vive di streaming e contenuti digitali, tra le realtà più apprezzate c'era quella dei Nobraino. Originalissimi, spesso sorprendenti, in bilico tra i generi della musica e dello spettacolo, i Nobraino segnarono, assieme ad altri solisti e band, una fase interessante della musica indipendente italiana, quella in cui gli "alternativi" erano riusciti a costruirsi una realtà parallela, a suo modo ricca e movimentata, interessante e vivace, con un pubblico fedele anche se non numerosissimo.  Oggi, nella nuova scena indie italiana, non ci sono più i Nobraino ma c'è ancora il loro frontman, Lorenzo Kruger, che dopo qualche anno di attività solista, di concerti, di avventure musicali, approda a un nuovo lavoro con la Woodworm, che uscirà tra breve e che viene anticipato da un singolo, intitolato Con me low fi, accompagnato da un video "casalingo" che ha come protagonisti i suoi due figli.

Kruger, 'Con me Low-Fi', Lorenzo (ex Nobraino) torna da solista

È una canzone intima, resa ancor più familiare dal video, con i bambini che si fanno scherzi l'uno con l'altro, un singolo che riporta Kruger all'attenzione del grande pubblico dopo qualche tempo di relativo isolamento. Relativo perché, da frontman di una band a cantautore, la strada fatta da Kruger in questi anni è stata molta, segnata da tantissimi concerti, da moltissime canzoni, da interpretazioni e brani originali, da ipotesi e tentativi che lo hanno portato fino a noi oggi e a questo nuovo lavoro: "In questi otto anni ho subito delle trasformazione e delle maturazioni, riguardandomi mi chiedo addirittura come potessi fare certe cose prima", dice con un pizzico d'ironia. "Uscendo dalla band mi sono portato dietro l'immagine che avevo di me stesso, continuavo a scrivere in quella maniera. Poi pian piano ho iniziato a capire quale fosse, per me, il lato debole dell'eclettismo che c'era nella band, spinto al punto che in alcuni casi non si capiva esattamente cosa volessimo fare. Adesso mi è più chiaro cosa voglio essere io e in questo nuovo lavoro ho inquadrato almeno meglio una parte di me stesso. Il che non vuol dire che io abbia risolto il problema, ho comunque tanto materiale eterogeneo, da molto cazzone a molto intimo, ma almeno ho optato per togliere la parte più goliardica, almeno per evitare di essere frainteso".

Quindi pur sempre performer ma più cantautore?

"Direi di sì, ho sottolineato questo aspetto. E io comunque mi sento più cantautore di prima, un suonatore vecchia maniera, forse. Negli ultimi tre anni in particolare sono andato in giro solo io con il pianoforte, facendo circa cento, cinquanta concerti l'anno, e quando sei sul palco ti fa comodo avere molte cose da dire, delle fesserie, delle storie d'amore, delle storie impegnate. Nel ventaglio dell'intrattenimento, soprattutto nelle piazze d'estate, hai bisogno di intrattenere il pubblico e io credo di essere più quella cosa lì che un cantante da dischi. La mia è la realtà di chi si applica di più allo stare in giro, sento la necessità viscerale di fare concerti, al di là dei numeri, sbattendosene di molte logiche di mercato. Anche se è vero che oggi il mestiere del musicista lo fai più dal vivo che sui dischi, ogni tanto hai bisogno di mettere un punto fermo, di fare ordine in quello che accade. E quindi, nel caso, di fare un disco".

Quindi era giunto, finalmente, il momento di farlo?

"Ah, bella domanda. Sicuramente se avessi seguito il mio istinto avrei procrastinato ancora qualche anno. Il lavoro per questo album l'ho iniziato tre anni fa, sono stato in quattro diversi studi, l'ho portato in giro nei concerti senza fermarlo nelle registrazioni. Ma poi è vero che non si può stare sempre in giro senza un disco, le orchestre lo possono fare, i cantautori no, serve un singolo un video, un album, hanno bisogno che ti identifichi e ti circoscrivi dentro un prodotto".

E ci è riuscito?

"Credo di sì. In realtà avevo 40 canzoni pronte e per me andavano tutte le bene. Io scrivo canzoni tra una data e l'altra, scrivo quando ne sento il bisogno, senza scadenze precise, invece questa volta ho dovuto concentrare tutto in una dimensione per me diversa e, ovviamente, interessante. Il disco è nato dall'individuazione di tre o quattro brani, da quelli sono partito per andare a cercare delle cose che avevo nei cassetti e ne ho scritte altre che avessero un carattere simile".

L'ha spinta anche il fatto di non poter suonare dal vivo a causa del lockdown?

"In parte sì, realizzare il disco si è portato via molto tempo, ma non ho smesso davvero di fare concerti, dalla fine di giungo fino alla fine di ottobre ho girato come un matto, una cinquantina di concerti li ho fatti, forse sono stato tra i pochi che hanno suonato tanto".

Quindi si prepara con questo primo singolo, ai nuovi concerti estivi. E lo fa con una campagna piuttosto singolare, Spazi miei.

"Rendo acquistabili gli 'spazi' del packaging del nuovo lavoro: ognuno tramite piattaforma potrà compare un suo spazio per mettere il messaggio che vuole, comunicare qualcosa, di ogni genere. E i proventi andranno in beneficenza".